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Zettelmeyer: “Anche se si riapre tutto avremo 10 anni di alti prezzi del greggio”

Jeromin Zettelmeyer 

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Intervista al direttore del think tank Bruegel: “Per risolvere la situazione si dovrebbe accettare la pretesa iraniana di un pedaggio per Hormuz che però dovrebbe essere più basso di un dollaro al barile”
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ROMA – «Dobbiamo aspettarci dieci anni di alti prezzi del petrolio». Jeromin Zettelmeyer, direttore del think tank Bruegel, è frastornato dalle notizie contraddittorie che arrivano a raffica. «Ora gli iraniani hanno richiuso lo Stretto ma è naturale vista la precarietà della precedente effimera riapertura. La verità è che il regime di Teheran ora è più forte e la normalizzazione è lontana».

Faranno prima i Paesi del Golfo a costruire la rete di bypass – oleodotti, strade, ferrovie, porti – per evitare Hormuz?

«Penso di sì, ma ora punterei soprattutto sulle energie rinnovabili che hanno bisogno di una nuova ondata di entusiasmo e finanziamenti e in Medio Oriente possono giocare un ruolo. Se non ora quando?»

Purtroppo il petrolio è ancora necessario, e lo sarà a lungo.

«Ma non c’è solo il petrolio del Golfo. È ora, per esempio, di rivalutare le riserve del Venezuela. Solo che gli americani hanno architettato un regime change a Caracas così maldestro che le Big Oil esitano a intervenire.…

ROMA – «Dobbiamo aspettarci dieci anni di alti prezzi del petrolio». Jeromin Zettelmeyer, direttore del think tank Bruegel, è frastornato dalle notizie contraddittorie che arrivano a raffica. «Ora gli iraniani hanno richiuso lo Stretto ma è naturale vista la precarietà della precedente effimera riapertura. La verità è che il regime di Teheran ora è più forte e la normalizzazione è lontana».

Faranno prima i Paesi del Golfo a costruire la rete di bypass – oleodotti, strade, ferrovie, porti – per evitare Hormuz?

«Penso di sì, ma ora punterei soprattutto sulle energie rinnovabili che hanno bisogno di una nuova ondata di entusiasmo e finanziamenti e in Medio Oriente possono giocare un ruolo. Se non ora quando?»

Purtroppo il petrolio è ancora necessario, e lo sarà a lungo.

«Ma non c’è solo il petrolio del Golfo. È ora, per esempio, di rivalutare le riserve del Venezuela. Solo che gli americani hanno architettato un regime change a Caracas così maldestro che le Big Oil esitano a intervenire. Servono ingenti investimenti prima di tutto per rimettere in piedi le infrastrutture arrugginite».

Torniamo a Hormuz: cosa dobbiamo aspettarci?

«Per risolvere la situazione si dovrebbe accettare la pretesa iraniana di un pedaggio. Certo, deve essere contenuto, al di sotto del dollaro al barile richiesto. A quel punto diventerebbe solo una voce marginale nella formazione del prezzo. Purché non lo vogliano in criptovalute o in yuan».

Pechino prima di avere una valuta convertibile deve abbattere il castello di restrizioni, limiti, divieti che la isolano. È dura affrontare il potere del dollaro

I cinesi vogliono cogliere l’occasione per de-dollarizzare gli scambi ed entrare alla grande sui mercati?

«Solo sogni. Pechino prima di avere una valuta convertibile deve abbattere il castello di restrizioni, limiti, divieti che la isolano. È dura affrontare il potere del dollaro, che assomma per il 60% alle riserve valutarie mondiali e per l’85% alle transazioni internazionali. I veri contraccolpi sono altri».

Quali?

«Il tradimento del patto di sicurezza con l’America concluso alla nascita dei petrodollari nel 1974, quando l’Opec si impegnò a rifornire di petrolio gli Usa usando i dollari che riceveva per sottoscrivere i bond americani, che così potevano essere emessi a profusione: il “privilegio esorbitante” di Giscard d’Estaing. L’America offriva l’ombrello di protezione: ma ora i Paesi del Golfo sono stati bombardati».

È ragionevole la proposta di Olivier Blanchard di scorporare il 20% dei debiti nazionali, riunirli in un pool e metterli sul mercato

Quale miglior momento per un “safe haven” europeo?

«È ragionevole la proposta di Olivier Blanchard di scorporare il 20% dei debiti nazionali, riunirli in un pool e metterli sul mercato. Con i proventi si potrebbero finanziare beni comuni europei a partire dalla difesa».

Perché le Borse in tutto questo continuano a crescere?

«Perché ritengono il conflitto solo un incidente passeggero non in grado di bloccare il “bull market” in corso alimentato dall’AI. Speriamo che abbiano ragione».

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