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Cortocircuito di Trump nella sanità

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Il pugno duro sui migranti taglia fuori i medici necessari a colmare il gap del personale. Risparmi in vista per finanziare la guerra
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Pazienti terrorizzati che non vanno in ospedale per la paura di essere arrestati dagli agenti dell’Ice; medici stranieri che non ricevono più i visti per poter lavorare, soprattutto nelle regioni più disagiate degli Stati Uniti; e poi anche tagli all’assistenza pubblica per risparmiare soldi, da dirottare verso il finanziamento della guerra in Iran.

La sanità sta diventando una vittima predestinata delle politiche dell’amministrazione Trump, dall’immigrazione alle avventure militari, minacciando la salute di migliaia di persone, cittadini americani e non. Una tagliola che però rischia di trasformarsi in un boomerang per il Partito repubblicano, perché se gli elettori ne sentiranno il morso prima delle midterm di novembre, potr…

Pazienti terrorizzati che non vanno in ospedale per la paura di essere arrestati dagli agenti dell’Ice; medici stranieri che non ricevono più i visti per poter lavorare, soprattutto nelle regioni più disagiate degli Stati Uniti; e poi anche tagli all’assistenza pubblica per risparmiare soldi, da dirottare verso il finanziamento della guerra in Iran.

La sanità sta diventando una vittima predestinata delle politiche dell’amministrazione Trump, dall’immigrazione alle avventure militari, minacciando la salute di migliaia di persone, cittadini americani e non. Una tagliola che però rischia di trasformarsi in un boomerang per il Partito repubblicano, perché se gli elettori ne sentiranno il morso prima delle midterm di novembre, potrebbero decidere di fargliela pagare nel segreto dell’urna, allo stesso modo dell’inflazione, la crisi energetica e gli altri effetti deleteri delle sue scelte.

Stop ai visti e carenza di medici negli Usa

Gli arresti in ospedale

Il primo fronte è quello dell’immigrazione, come ha confermato anche un’inchiesta della Cnn. Quando gli agenti dell’Ice hanno iniziato a lanciare i loro raid per arrestare gli illegali da deportare, non hanno risparmiato neppure le corsie degli ospedali. Da Minneapolis a Los Angeles, si sono presentati nei luoghi di cura, in alcuni casi per accompagnare i detenuti bisognosi di assistenza, ma in altri anche per verificare le identità dei pazienti. Di sicuro a gennaio l’amministrazione Trump ha cancellato un regolamento di quella precedente, che risparmiava da questo genere di operazioni le “sensitive area”, come appunto gli ospedali, le scuole o i luoghi di culto. Medici protetti dall’anonimato hanno confermato alla Cnn che «gli agenti hanno ripetutamente chiesto informazioni riservate sui nostri pazienti, in alcuni casi in maniera anche aggressiva». Quando i medici e gli infermieri si rifiutavano, facevano pressione sugli assistenti non addestrati a gestire simili situazioni allo scopo di ottenere le notizie che volevano. Il risultato, secondo l’inchiesta, è stato una riduzione dei pazienti che venivano a farsi visitare, tanto per le cure di routine, quanto per quelle di emergenza, così come per le vaccinazioni. «È davvero difficile - ha confessato un medico - prestare una buona assistenza quando hai paura per te stesso, per il malato, e per cosa vi aspetta dopo».

Le testimoninaze

Il dottor Roli Dwivedi, ex presidente della Minnesota Academy of Family Physicians, è venuto allo scoperto: «Non avevo mai visto prima questo livello di caos, inclusa una madre separata a forza dal figlio. Il bambino aveva avuto un attacco epilettico e quindi è stato ricoverato, mentre la mamma è stata deportata in un centro di detenzione in Texas. Siamo luoghi di cura in stato d’assedio. Quando una clinica viene trattata come un teatro di operazioni tattiche, chi si sente abbastanza sicuro da andare a farsi curare?». Jeremiah Melquist dei pompieri di St. Paul ha rivelato che gli agenti impedivano l’uso delle ambulanze per le emergenze, o pretendevano di salire a bordo con i pazienti: «Hanno ostacolato anche un individuo che aveva subito un arresto cardiaco, quando i secondi contano per salvare la vita».

La politica dei visti

La seconda emergenza riguarda la politica dei visti. Secondo il sito Axios, circa un quarto dei medici impiegati negli Stati Uniti sono immigrati, necessari per colmare le lacune di personale, soprattutto nelle comunità rurali, che spesso dipendendo quasi esclusivamente da questo genere di aiuto esterno. I Citizens and Immigration Services però hanno iniziato dall’inverno scorso a congelare le richieste per il prolungamento dei permessi di lavoro negli Stati Uniti delle persone provenienti da 39 Paesi, bloccando anche le richieste per i visti, le carte verdi e le naturalizzazioni. Chi possiede già un visto come l’H-1B gode di un periodo di grazia di 240 giorni dopo la sua scadenza, in cui può continuare a prestare servizio se il datore di lavoro lo sponsorizza.

Molti medici immigrati però hanno preferito tornare a casa oppure andare in altri paesi dove non correvano il rischio di essere arrestati e deportati. Un dottore dell’Ohio si è lamentato così: «C’era già una severa carenza di personale nelle nostre comunità. Potete immaginarvi l’impatto sulla società, quando vengono a mancare i medici?». Anche chi ha il permesso di restare si sente in pericolo: «Sono stressato. A volte - ha confidato ad Axios un dottore della Pennsylvania - non riesco a dormire la notte. Quando poi vado in ospedale per lavorare sui miei casi, mi sento perduto». Alcuni colleghi si vergognano, «quando sentono i pazienti che chiedono di prendere appuntamenti fra due o tre mesi, li accontentano, ma sanno che non potranno curarli perché fra tre mesi non saranno più al loro posto». Al danno poi si aggiunge la beffa, perché il Canada e altri Paesi ne stanno approfittando, assumendo i medici stranieri in fuga dagli Stati Uniti.

Il problema politico

Il terzo problema è politico, perché sempre secondo Axios i repubblicani stanno considerando di fare tagli alla sanità, in modo da risparmiare i soldi necessari a finanziare circa 200 miliardi di dollari necessari per continuare la guerra in Iran e le politiche più aggressive sull’immigrazione. Si parla ad esempio di abbassare dell’11% i premium dell’Affordable Care Act, lasciando 300mila persone senza assicurazione sanitaria. Inoltre l’iniziativa ridurrebbe di molto i sussidi per parecchi iscritti, aumentando i pagamenti fatti dai pazienti, per risparmiare circa 30 miliardi di dollari. I tagli dovrebbero toccare tanto il Medicaid, ossia l’assistenza per i poveri, quanto il Medicare, ossia quella per gli anziani.

La senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren ha denunciato così questa iniziativa: «I repubblica in Congresso vogliono ridurre la sanità per pagare la prosecuzione della guerra in Iran. Di questo stiamo parlando, lasciamo che gli elettori lo capiscano». Lo capiscono di sicuro i moderati del Gop, che frenano preoccupati dagli effetti politici dei tagli. Già il movimento Maga non voleva altre guerre e non è contento di pagare la benzina oltre 5 dollari al gallone. Se poi la gente si ritrovasse anche senza medico o senza l’assistenza e i soldi per curarsi, l’amministrazione la pagherebbe alle urne.

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