Liberi tutti. Riparte il risiko bancario. Le assemblee della scorsa settimana che hanno incoronato Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna alla guida del Monte dei Paschi e del Banco Bpm riaprono i giochi sul complicato e incerto assetto della finanza italiana.
Il settore bancario che è stato terremotato dall’offerta di Monte dei Paschi su Mediobanca, del Banco Bpm su Anima e di Bper su PopSondrio, operazioni tutte andate a buon fine, e da quella di Unicredit sullo stesso Banco Bpm, unica bloccata dal governo col golden power, entra ora in una seconda fase.
Il nodo Delfin e Caltagirone
Seduto sull’argine del fiume, era stato il numero uno di Banca Intesa, Carlo Messina, ad annunciare che i giochi non erano finiti. La conferma è arrivata dalla s…
Liberi tutti. Riparte il risiko bancario. Le assemblee della scorsa settimana che hanno incoronato Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna alla guida del Monte dei Paschi e del Banco Bpm riaprono i giochi sul complicato e incerto assetto della finanza italiana.
Il settore bancario che è stato terremotato dall’offerta di Monte dei Paschi su Mediobanca, del Banco Bpm su Anima e di Bper su PopSondrio, operazioni tutte andate a buon fine, e da quella di Unicredit sullo stesso Banco Bpm, unica bloccata dal governo col golden power, entra ora in una seconda fase.
Il nodo Delfin e Caltagirone
Seduto sull’argine del fiume, era stato il numero uno di Banca Intesa, Carlo Messina, ad annunciare che i giochi non erano finiti. La conferma è arrivata dalla spaccatura all’interno del fronte che si era proposto di conquistare Mps per scalare Mediobanca e governare Generali. La divisione di intenti tra la Delfin di Milleri e Caltagirone rimette in discussione il destino di tutta la galassia, perché la finanziaria della famiglia Del Vecchio è azionista rilevante sia di Mps col 17,5% che di Generali con il 10%.
Il cambio di strategia di Milleri ha per prima cosa escluso Caltagiorne dal controllo di Mps, perché i suoi consiglieri sono ora in posizione di minoranza nel board della banca, con il solo potere di interdizione, se non si giunge a un accordo, nelle scelte strategiche che riguardano Mediobanca, ormai avviata ad essere inglobata in Monte dei Paschi, e a cascata su Generali.
In secondo luogo, ha riaperto tutte le partite dalla possibile creazione del terzo polo bancario attraverso una fusione tra Banco Bpm e Monte dei Paschi al traghettamento istituzionale della compagnia triestina, intorno al nocciolo duro formato da Mps (13,2%), Delfin (10,05%) e Unicredit (6,68%) con la possibile aggiunta di altri attori a riaffermarne l’italianità.
Le due variabili
In questo scenario, però, esistono due variabili: le strategie delle due più grandi banche del Paese e la politica. Non è detto infatti che Unicredit sul fronte più bancario e Intesa più su quello assicurativo accettino ora di rimanere spettatori nel consolidamento in corso. Anche perché sono gli unici in grado di affrontare finanziariamente qualsiasi operazione. Orcel ha necessità di espandersi nel mercato domestico, mentre Messina non può permettersi di lasciar andare ancora una volta il treno Generali. Quanto alla politica che fino ad ora aveva orchestrato i giochi attraverso la Legge Capitali, il golden power e la moral suasion su Mediobanca, è entrata in una fase incerta. Perché, a differenza della precedente unità di intenti, si è prodotta una scissione tra il fronte formato da Caputi-Giorgetti, che sembrano aver approvato la svolta in Mps e quello di Fazzolari-Meloni, pare colti di sorpresa. Sarà difficile ora per la politica reindirizzare il corso degli eventi, perché sia le visioni in seno alla maggioranza che quelle degli azionisti rilevanti nella galassia Mediobanca corrono su binari diversi.