ROMA – "Se il gas superano i 70 euro al megawattora potrebbe rendersi necessario riattivare" le centrali a carbone. L’asticella, alta, è stata fissata dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, impegnato nell’incontro "Il Santo Graal dell'Energia" a Milano. "È - ha aggiunto - una cifra alta, oggi siamo intorno ai 40 euro, mentre prima della crisi del Golfo Persico oscillavamo erano tra i 28 e i 30 euro. C’è stata una crescita importante. Ma i 70 euro sono un punto di caduta per riattivare gli impianti a carbone. Parliamo di uno scenario emergenziale, non della normalità. Il carbone resta una soluzione residuale, ma in caso di necessità dobbiamo farci trovare pronti".
In particolare rientrerebbero in funzione le centrali di Civitavecchia e di Brindisi, strutture che sono dormienti e che il governo ha deciso di non smantellare per avere una valvola di sfogo in caso di necessità. E il rischio è che, dopo la crisi Ucraina, il conflitto tra Usa e Iran possa e la crescita dei prezzi del gas possano portare l’Italia a valutare un ritorno al carbone è concreto.
Rispetto agli altri provvedimenti Pichetto, che esclude il ritorno al gas russo e rimanda a scelte che si devono prendere in ambito europeo, ricorda che "abbiamo adottato due mesi fa una misura ( che ha ridotto il costo dell'energia elettrica di circa il 20%". Il ministro ha spiegato che nel decreto "sono previste una serie di clausole che devono essere definite con l'Unione Europea e che possono dare un ulteriore impulso alla riduzione dei costi", con l'obiettivo di "portarci a un livello comparabile con quello della Germania e di altri Paesi europei, anche se non con Francia e Spagna per ragioni storiche e di scelte energetiche". Il riferimento è al meccanismo dell’Ets, il sistema dello scambio di emissioni di CO2 che impatta sulla formazione del prezzo del gas, che l’Italia ha chiesto di cambiare.
La situazione è completamente cambiata: "Quando abbiamo fatto il decreto Bollette eravamo in una situazione stabile, ma pochi giorni dopo si è aperto il fronte del Golfo Persico, che ha creato instabilità sui prezzi di petrolio e gas". Le stime iniziali, ha ricordato, erano "tra i 28 e i 30 euro, poi si è arrivati anche a 62 e oggi siamo intorno ai 40 euro, con oscillazioni anche del 20% da un giorno all'altro". Sulle prospettive, il ministro ha mantenuto cautela: "Valuteremo nei prossimi giorni, in base alla situazione, ma oggi non sono in grado di prefigurare cosa accadrà tra dieci giorni. In un contesto così volatile è difficile fare previsioni, ma l'attenzione del governo verso famiglie e imprese resta alta".