Spotify fa ricca la musica italiana: 165 milioni di royalties nel 2025
di Flavio BiniAnche quest’anno l’industria della musica ringrazia: la cavalcata dello streaming prosegue e porta sempre più denaro nelle casse di editori e case discografiche. Lo dimostrano i numeri di Spotify, la principale piattaforma di ascolto online, che ha svelato i numeri delle royalties distribuite nel 2025 ai detentori dei diritti musicali. Lo scorso anno l’azienda tech ha versato 165 milioni di euro, in crescita del 10 per cento dai numeri del 2024 e quasi il triplo rispetto a quelli registrati nel 2019.
Le resurrezione della musica
D’altra parte che l’impatto dello streaming musicale abbia letteralmente fatto risorgere l’industria discografica lo evidenziano i numeri. Anno 2006: ai vertici delle classifiche musicali in Italia ci sono nel corso dell’anno Mary j Blige con “One”, Shakira con “Hips don’t lie” e Gnarls Barkley con “Crazy”.
Anche quest’anno l’industria della musica ringrazia: la cavalcata dello streaming prosegue e porta sempre più denaro nelle casse di editori e case discografiche. Lo dimostrano i numeri di Spotify, la principale piattaforma di ascolto online, che ha svelato i numeri delle royalties distribuite nel 2025 ai detentori dei diritti musicali. Lo scorso anno l’azienda tech ha versato 165 milioni di euro, in crescita del 10 per cento dai numeri del 2024 e quasi il triplo rispetto a quelli registrati nel 2019.
Le resurrezione della musica
D’altra parte che l’impatto dello streaming musicale abbia letteralmente fatto risorgere l’industria discografica lo evidenziano i numeri. Anno 2006: ai vertici delle classifiche musicali in Italia ci sono nel corso dell’anno Mary j Blige con “One”, Shakira con “Hips don’t lie” e Gnarls Barkley con “Crazy”.
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I numeri
Diffondendo i dati internazionali l’azienda ha messo in evidenza come non solo siano cresciuti complessivamente i soldi corrisposti ai detentori dei diritti musicali dei grandi artisti ma anche quelli della cosiddetta «classe media». A livello globale 13.800 artisti hanno generato almeno 100.000 dollari su Spotify, in crescita di 1400 unità rispetto al 2024, mentre in Italia il numero di artisti sopra i 100.000 euro annui è più che raddoppiato dal 2019. Sono invece oltre 50 gli artisti che hanno superato il mezzo milione di euro e 20 quelli che hanno superato il muro del milione di euro. «I dati - sottolinea Adelechiara Nicoletti, Head of Artist & Label Partnerships in Sud ed Est Europa di Spotify - mostrano che lo streaming non ha reso tutti famosi, ma ha certamente ampliato le opportunità rispetto al passato». Numeri in crescita che ricalcano quelli a livello mondiale comunicati già a marzo. Nel 2025 l’azienda ha pagato 11 miliardi di dollari all’industria discografica, in crescita del 10% sull’anno precedente, portando la cifra complessiva dei pagamenti della piattaforma dalla sua fondazione a quota 70 miliardi di dollari.
Come vengono pagati gli artisti
Come poi questa pioggia di denaro arrivi materialmente nelle tasche dei singoli artisti è altra questione. L’azienda da sempre ribadisce che non esiste un meccanismo lineare di pay per stream, vale a dire che non c’è un automatismo tra numero di ascolti e quota pagata ai titolari dei diritti. Due anni fa ha intanto fissato una prima asticella, sotto i 1000 stream in 12 mesi un brano non genera alcun guadagno. Sopra questa soglia l’azienda ripartisce la quota di royalties in proporzione alla quota di stream totali e corrisponde una cifra equivalente alle case discografiche che poi destinano le somme agli artisti in funzione dei singoli accordi commerciali. Ad esempio, all’1% di share di stream totali corrisponde l’1% di royalties. Nel complesso queste ultime, cioè le somme effettivamente riversate all’industria musicale, oggi rappresentano circa 2/3 dei ricavi totali della società.