ROMA – Dove trovare in Italia le auto più vecchie e più inquinanti? Nei garage dei ministeri. Secondo uno studio commissionato da T&E, organizzazione europea impegnata nella promozione della decarbonizzazione dei trasporti, e realizzato da Withub, i ministeri, insieme alle Regioni e alle Province, sono le amministrazioni che, nel confronto effettuato nel 2025, inquinano di più con le emissioni di CO₂. La legge stabilisce un parametro massimo di 160 grammi di CO₂ a chilometro per le auto in uso nella Pa: il 96% delle vetture usate dai ministeri supera questa soglia, e il 76% di quelle usate da Regioni e Province.
Le immatricolazioni per la Pubblica amministrazione di auto elettriche, le uniche che assicurino emissioni zero, e il pieno rispetto dei criteri ambientali minimi (Cam) stabiliti dalle…
ROMA – Dove trovare in Italia le auto più vecchie e più inquinanti? Nei garage dei ministeri. Secondo uno studio commissionato da T&E, organizzazione europea impegnata nella promozione della decarbonizzazione dei trasporti, e realizzato da Withub, i ministeri, insieme alle Regioni e alle Province, sono le amministrazioni che, nel confronto effettuato nel 2025, inquinano di più con le emissioni di CO₂. La legge stabilisce un parametro massimo di 160 grammi di CO₂ a chilometro per le auto in uso nella Pa: il 96% delle vetture usate dai ministeri supera questa soglia, e il 76% di quelle usate da Regioni e Province.
Le immatricolazioni per la Pubblica amministrazione di auto elettriche, le uniche che assicurino emissioni zero, e il pieno rispetto dei criteri ambientali minimi (Cam) stabiliti dalle leggi italiane, hanno toccato un massimo nel 2022, con il 29,7%, per poi scendere al 7,2% nel 2024 e risalire in parte nel 2025, con il 14,1%. Troppo poco, considerato che nella Pa un’auto su 5 ha più di 20 anni: le vetture immatricolate prima del 2006, e quindi nelle classi ambientali 0-3, ad alto potenziale inquinante, sono ancora circa 6.000.
Lo slancio verso la transizione verde si è affievolito negli anni, anche a causa di normative che si sono sovrapposte, e che riguardano da un lato il tipo di alimentazione, e dall’altro il livello di emissioni. Proprio perché inizialmente le norme mettevano sullo stesso piano elettrico e ibrido, le scelte della Pa si sono orientate sulle ibride, la cui immatricolazione è passata dal 10% del 2020 al 64% del 2025. Ma il problema è che quando poi sono stati riformati i tetti alle emissioni, solo una piccola parte delle ibride è in grado di rispettarli, e dunque neanche le auto nuove riescono a non sforare i parametri per ridurre l’inquinamento.
Il risultato è che il livello di emissioni delle auto in dotazione alla Pubblica Amministrazione, dopo aver toccato il punto di minima intensità nel 2022, con una media di 89 grammi a chilometro di CO₂, hanno invertito la rotta: nel 2025 la media è risalita a 124 g/km, un dato sensibilmente più alto persino rispetto alla media emissiva dell’intero immatricolato nazionale, che include le auto usate dai privati.