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Crisi carburante, vertice Ue sul rischio paralisi dei voli. Un piano per scorte e acquisti comuni

Sara Aagesen, ministro spagnolo della Transizione ecologica 

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Riunione online dei ministri Ue dei Trasporti. Si punta a incrementare la capacità di raffinazione e acquisti di jet-fuel dagli Usa. Le richieste delle compagnie che vogliono viaggiare meno senza perdere gli slot
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ROMA – L’Europa prova a blindare i serbatoi di jet-fuel che sono nei nostri aeroporti. L’allarme carburante – che attraversa alcuni scali, le maggiori compagnie aeree e la mente di milioni di viaggiatori dopo la caduta delle importazioni dal Medio Oriente – è sul tavolo dei ministri dei Trasporti dei Paesi comunitari riuniti in videoconferenza e da remoto, forse per risparmiare il cherosene dei voli di Stato.

La riunione è l’occasione per fotografare – in maniera nitida, si spera – l’effettiva disponibilità di jet-fuel del Vecchio Continente. Questo atteso vertice tra i ministri dei Trasporti viene preceduto da due buone notizie. Forte della produzione interna della società Galp e delle importazioni dal Brasile, il Portogallo prevede di garantire le forniture di cherosene nei suoi aeroporti fino a tutto agosto.

E, a dispetto di altre pessimistiche stime, il governo olandese pensa che l’intera Europa disponga di carburante per aeromobili per i prossimi 5 mesi. Un tempo forse sufficient…

ROMA – L’Europa prova a blindare i serbatoi di jet-fuel che sono nei nostri aeroporti. L’allarme carburante – che attraversa alcuni scali, le maggiori compagnie aeree e la mente di milioni di viaggiatori dopo la caduta delle importazioni dal Medio Oriente – è sul tavolo dei ministri dei Trasporti dei Paesi comunitari riuniti in videoconferenza e da remoto, forse per risparmiare il cherosene dei voli di Stato.

La riunione è l’occasione per fotografare – in maniera nitida, si spera – l’effettiva disponibilità di jet-fuel del Vecchio Continente. Questo atteso vertice tra i ministri dei Trasporti viene preceduto da due buone notizie. Forte della produzione interna della società Galp e delle importazioni dal Brasile, il Portogallo prevede di garantire le forniture di cherosene nei suoi aeroporti fino a tutto agosto.

E, a dispetto di altre pessimistiche stime, il governo olandese pensa che l’intera Europa disponga di carburante per aeromobili per i prossimi 5 mesi. Un tempo forse sufficiente per una pace duratura tra Stati Uniti, Israele e Iran, e per l’apertura dello Stretto di Hormuz alle petroliere.

Un dispositivo per rifornire un aereo di jet-fuel 

Le raffinerie olandesi

L’Olanda, in questa complicata partita, svolge un ruolo primario perché importanti centri di stoccaggio sono tra Amsterdam, Rotterdam e Anversa in Belgio; mentre il porto di Rotterdam ospita tre enormi raffinerie per il cherosene da aviazione, delle società Shell, ExxonMobil e Gunvor Energy.

L’Europa, quindi, punta a un monitoraggio puntuale sulle sue disponibilità di carburanti e benzine. Vuole che i propri impianti di raffinazione lavorino a pieni giri (a partire dall’Olanda). E valuta anche di acquistare jet-fuel in modo centralizzato, così da avere più potere contrattuale sui mercati mondiali.

In queste ore, preme per questa soluzione solidale il governo spagnolo, con il ministro della Transizione ecologica Sara Aagesen. A dispetto delle recenti incomprensioni diplomatiche, la Spagna vuole aumentare le importazioni dagli Stati Uniti e intanto è in pressing sulle società nazionali di raffinazione (Moeve, Repsol) perché si diano da fare.

La raffineria di jet-fuel di Sparks in Nevada (Usa) 

Il mercato del carbonio

Stamattina i ministri dei Trasporti comunitari esamineranno anche le richieste delle compagnie aeree, che hanno intanto il problema degli slot. Un vettore conquista un diritto di decollo in uno scalo, soprattutto negli orari più richiesti dai passeggeri, a patto di volare per davvero. In caso di inattività lungo una rotta, le regole Ue impongono la redistribuzione degli slot orari, così da tenere viva la concorrenza.

Per questo motivo, soprattutto nei primi mesi del Covid, le compagnie furono costrette a migliaia di voli fantasma - cioè senza passeggeri a bordo - pur di conservare i diritti di partenza negli aeroporti strategici. Nel nuovo scenario, con Hormuz bloccato, ora i vettori chiedono all’Ue il permesso di ridimensionare i viaggi (come stanno già facendo) senza per questo perdere slot.

Le stesse compagnie sperano in una sospensione del settore aereo dal “mercato del carbonio”. È il meccanismo verde che impone ai vettori di pagare per le emissioni inquinanti dei velivoli, fonti volanti di anidride carbonica.

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