Energia, per le imprese rincari fino a 21 miliardi. Salvini: cantieri fermi
di Filippo SantelliIl rifornimento di un aereo in Australia, il carborante per velivoli è stato tra i prodotti più impattati dalla crisi
(reuters)ROMA – Dalla guerra in Medio Oriente una nube nera si allunga sulla fragile economia italiana. Non risparmia alcun settore, secondo quando scrive Confindustria nella sua congiuntura flash di ieri: «Cade la fiducia delle famiglie» preoccupate per una nuova ondata di rincari, «anticipando una frenata dei consumi»; risalgono i tassi sovrani; «si abbassano le attese dell’industria, che stava provando a risalire» e ora affronta l’ennesimo allarme bollette; «frenano i servizi» per le incertezze che si proiettano sulla stagione estiva. Reggono gli investimenti, beneficiando della coda del Pnrr, i cui lavori però si esauriranno a breve.
Bollette di guerra
È un quadro coerente con le più recenti stime internazionali: l’ultima del Fondo monetario taglia…
ROMA – Dalla guerra in Medio Oriente una nube nera si allunga sulla fragile economia italiana. Non risparmia alcun settore, secondo quando scrive Confindustria nella sua congiuntura flash di ieri: «Cade la fiducia delle famiglie» preoccupate per una nuova ondata di rincari, «anticipando una frenata dei consumi»; risalgono i tassi sovrani; «si abbassano le attese dell’industria, che stava provando a risalire» e ora affronta l’ennesimo allarme bollette; «frenano i servizi» per le incertezze che si proiettano sulla stagione estiva. Reggono gli investimenti, beneficiando della coda del Pnrr, i cui lavori però si esauriranno a breve.
Bollette di guerra
È un quadro coerente con le più recenti stime internazionali: l’ultima del Fondo monetario taglia di due decimi le aspettative sulla crescita italiana sia quest’anno che il prossimo, allo 0,5%, certificandoci fanalino di coda in Europa. L’alta dipendenza energetica ci espone allo shock e proprio l’impatto su bollette e costi di trasporto è l’elemento che preoccupa di più gli industriali. Il Centro studi della Confindustria ha calcolato che, anche se i flussi di idrocarburi attraverso Hormuz tornassero alla normalità a giugno, la manifattura si troverebbe quest’anno a pagare 7 miliardi di euro in più, con un’incidenza dei costi energetici che salirebbe dal 4,9 al 5,9%. Se poi la guerra si protraesse fino a dicembre i costi extra arriverebbero a 21 miliardi e l’incidenza al 7,6%, vicino ai livelli - «insostenibili» – raggiunti nel 2022.
Lagarde: “Shock enorme”
Ieri, con i negoziati in bilico, il petrolio è tornato sopra i 90 dollari. La presidente della Bce Christine Lagarde ha parlato di «shock energetico enorme», riferendosi ai 13 milioni di barili del Golfo spariti dai mercati, e di «profonda incertezza»: per le decisioni sui tassi - la prossima a fine mese - la Bce si atterrà ai dati.
L’incognita chiave resta sempre la durata di una crisi che le euforiche Borse sembrano dare per finita, ma lascerà cicatrici preoccupanti sull’economia reale. Ieri il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha detto che «il rischio di fermo dei cantieri è assolutamente reale, io ho già cantieri fermi perché il bitume per fare l’asfalto è aumentato del 70%». Salvini ha di nuovo attaccato le regole europee del Patto di stabilità, di cui lui e altri esponenti del governo hanno chiesto la sospensione pur sapendo che questa può avvenire solo in caso di grave recessione.
Costruzioni bloccate
Il settore delle costruzioni è stato il grande traino dell’economia italiana post Covid. E un altro allarme per il comparto, ma sul fronte residenziale, arriva da uno studio della Fondazione B.Live, secondo cui ogni aumento del 100% dei prezzi dell’energia si traduce in un incremento dell’11% dei costi di edificazione. I rincari generati del conflitto, a seconda degli scenari, vengono quindi stimati tra il 2,75 e il 10,5%, veicolati soprattutto da acciaio e cemento. Marco Marcatili, presidente della Fondazione, parla di «impatto forte e strutturale sulla filiera», con conseguenze diverse a seconda delle aree: nelle grandi città, dove la domanda è forte, i rincari si scaricheranno sui prezzi incrementando i problemi di accessibilità; in quelle medie e piccole dove già oggi i prezzi non “valgono” i costi di costruzione o ristrutturazione, «il rischio concreto è un blocco degli investimenti».
Crisi alimentare
A livello globale i Paesi più esposti allo shock sono comunque quelli in via di sviluppo, e tra loro gli importatori di materie prime. Preoccupa la filiera alimentare, considerato che il Golfo è il principale produttore di fertilizzanti. Se ne è parlato alle recenti riunioni di Fondo monetario e Banca mondiale, dove i Paesi del G20 si sono impegnati ad evitare misure protezionistiche che peggiorerebbero ulteriormente la situazione, come divieti o restrizioni all’export. Secondo il Fondo questa crisi potrebbe gettare altre 45 milioni di persone in una condizione di insicurezza alimentare.