Italiani e criptovalute: uno su tre è pronto a investire ma sono fondamentali trasparenza e fiducia
di Carlotta ScozzariMILANO – Italiani e criptovalute: un matrimonio possibile, a patto che la fiducia, la trasparenza e la sicurezza siano alla base dell'unione. Dalla fotografia appena scatta dal Crypto Compass di Boerse Stuttgart Digital, studio condotto in Italia, Francia e Spagna, emerge un potenziale di crescita significativo per il mercato delle cripto nei prossimi anni. Un italiano su quattro ha, infatti, già avuto esperienza con i bitcoin e le altre valute virtuali, mentre uno su tre è pronto a investirvi. Nel dettaglio, circa il 9% investe attivamente mentre un ulteriore 15% lo ha fatto in passato, portando al 24% la quota complessiva di popolazione con esperienza diretta.
Guardando al futuro, circa il 34% degli italiani si dichiara propenso a investire o tornare a investire nei prossimi cinque anni. Il dato è trainato soprattutto dalle generazioni più giovani: oltre il 50% degli "under 30" esprime una forte intenzione di investimento, si passa al 37% per la fascia 30–39 anni e la percentuale sc…
MILANO – Italiani e criptovalute: un matrimonio possibile, a patto che la fiducia, la trasparenza e la sicurezza siano alla base dell'unione. Dalla fotografia appena scatta dal Crypto Compass di Boerse Stuttgart Digital, studio condotto in Italia, Francia e Spagna, emerge un potenziale di crescita significativo per il mercato delle cripto nei prossimi anni. Un italiano su quattro ha, infatti, già avuto esperienza con i bitcoin e le altre valute virtuali, mentre uno su tre è pronto a investirvi. Nel dettaglio, circa il 9% investe attivamente mentre un ulteriore 15% lo ha fatto in passato, portando al 24% la quota complessiva di popolazione con esperienza diretta.
Guardando al futuro, circa il 34% degli italiani si dichiara propenso a investire o tornare a investire nei prossimi cinque anni. Il dato è trainato soprattutto dalle generazioni più giovani: oltre il 50% degli "under 30" esprime una forte intenzione di investimento, si passa al 37% per la fascia 30–39 anni e la percentuale scende ulteriormente via via che l'età aumenta (28% tra i 40 e i 49 anni e 17% nella fascia 50-59). Da questo punto di vista, nota Luciano Serra, Country Manager Italy di Boerse Stuttgart Digital, "vedo elementi positivi di speranza comuni tra Italia, Spagna e Francia, perché la maggiore penetrazione delle cripto tra i più giovani conferma una volta ancora come si tratti di una nuova tecnologia, una nuova asset class che va ad affiancarsi alle tradizionali con un potenziale importante".
Per guidare le scelte degli investitori verso i bitcoin e le altre valute virtuali, la fiducia gioca un ruolo chiave. Nella scelta di una piattaforma cripto, circa l’80% degli italiani considera fondamentali regolamentazione e trasparenza mentre il 77% richiede un servizio clienti affidabile e oltre il 70% pone attenzione a soluzioni sicure di custodia degli asset. In questo quadro, il ruolo degli attori tradizionali risulta determinante: il 36% degli intervistati indica la propria banca principale come soggetto più affidabile per investimenti in cripto, davanti a consulenti indipendenti (quasi il 19%) e piattaforme specializzate (quasi il 15%).
"Siamo di fronte a un cambio di paradigma - commenta Serra - perché i risparmiatori non cercano più le criptovalute solo su piattaforme esterne, ma le vorrebbero integrate nell'ecosistema di fiducia della propria banca. Per gli istituti finanziari questa è soprattutto una grande opportunità di fidelizzazione. La banca, davanti a uno strumento volatile e quindi tendenzialmente rischioso per definizione, rappresenta per l'investitore retail un soggetto che dà fiducia e sicurezza, anche in termini di custodia dell'attivo, e che in più potrebbe fornire un'interfaccia semplice per il trading". Inoltre, per gli operatori bancari tradizionali c'è anche una questione di concorrenza: "Se la banca non fornisce il maggior numero di servizi, e tra questi il trading di cripto, è possibile che il cliente decida di rivolgersi altrove. E qui occorre anche considerare che le commissioni sui bitcoin e sulle altre valute digitali tendono a essere ben maggiori rispetto a quelle di prodotti più noti come azioni e obbligazioni".
Per quanto riguarda l'uso delle cripto, gli investitori interpellati parlano principalmente, nel 40% dei casi, di diversificazione del portafoglio. Emergono anche nuovi casi d’uso: una quota significativa le utilizza per acquisti online (29%) o come copertura contro inflazione e svalutazione monetaria (25%). "Le motivazioni di investimento - fa notare Serra - sono serie: non c'è la speculazione ma al contrario uno sguardo, corretto, di lungo termine. Questo significa che il mercato delle cripto non è più maturo soltanto dal punto di vista dell'offerta ma anche da quello della domanda, che ha sempre meno le caratteristiche del cosiddetto ‘mordi e fuggi’".