Fed, Warsh pressato sui tassi: “Ma non sarò un burattino di Trump”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Il presidente Trump chiede al capo della Federal Reserve appena nominato di tagliare i tassi, ma Kevin Warsh durante le audizioni di conferma al Senato promette di non diventare «un burattino». Da questa dinamica già assai complicata, in grande evidenza dal primo giorno, dipendono ora l’indipendenza della banca centrale americana e la capacità di riformarla nell’interesse dei cittadini.
Nel primo mandato Trump aveva scelto Jerome Powell, che però lo ha deluso per la lentezza con cui ha agito sul costo del denaro, prima lasciando che l’inflazione esplodesse dopo l’epidemia di Covid, favorendo però la sconfitta dei democratici alle presidenziali del 2024; e poi resistendo alle pressioni per tagliare i tassi, fatte da Donald allo scopo di accelerare la crescita. Il capo de…
NEW YORK – Il presidente Trump chiede al capo della Federal Reserve appena nominato di tagliare i tassi, ma Kevin Warsh durante le audizioni di conferma al Senato promette di non diventare «un burattino». Da questa dinamica già assai complicata, in grande evidenza dal primo giorno, dipendono ora l’indipendenza della banca centrale americana e la capacità di riformarla nell’interesse dei cittadini.
Nel primo mandato Trump aveva scelto Jerome Powell, che però lo ha deluso per la lentezza con cui ha agito sul costo del denaro, prima lasciando che l’inflazione esplodesse dopo l’epidemia di Covid, favorendo però la sconfitta dei democratici alle presidenziali del 2024; e poi resistendo alle pressioni per tagliare i tassi, fatte da Donald allo scopo di accelerare la crescita. Il capo della Casa Bianca ha minacciato di licenziare Powell, finito sotto inchiesta anche per i lavori di ristrutturazione della sede, ma poi si è rassegnato a sostituirlo alla scadenza naturale del mandato, il 15 maggio.
Le pressioni di Trump
Ieri il Senato ha cominciato le audizioni per la conferma di Warsh, ma prima ancora dell’apertura del dibattito, Trump ha fatto subito capire da che parte sta e ha esercitato il massimo della pressione, avvertendo che sarebbe «deluso» se il suo candidato non tagliasse subito i tassi d’interesse. Parlando con la Cnbc ha spiegato: «Dovremmo avere il tasso d’interesse più basso del mondo». Quindi ha aggiunto: «Penso che Kevin sia fantastico, perfetto per il ruolo. Credo che farà un ottimo lavoro». Il capo della Casa Bianca ha detto di essere sorpreso da quanto poco sia salito il prezzo del petrolio dopo la guerra in Iran, e da come abbiano retto i mercati. Motivo in più, secondo lui, per abbassare il costo del denaro.
La risposta di Warsh
Poco dopo Warsh si è presentato al Senato, rispondendo così alla domanda se si piegherà alla volontà di Trump: «Assolutamente no, non sarò il burattino. Agirò in modo indipendente, qualora la mia nomina venisse confermata». Quindi ha assicurato: «Il presidente non mi ha mai chiesto di predeterminare, impegnarmi, stabilire o decidere alcunché in merito ai tassi di interesse nel corso delle nostre discussioni; né io accetterei mai di farlo». Probabilmente è così, ma non c’era alcun bisogno di pressioni private, viste quelle pubbliche molto esplicite. Passando alle sue convinzioni economiche, Warsh ha detto di considerare «un errore fatale» quello commesso facendo salire l’inflazione tra il 2021 e 2022, perché la Fed «sta ancora facendo i conti con gli sbagli di politica monetaria durante la pandemia. Dopo il Covid i prezzi sono aumentati del 25-35% praticamente per tutti i livelli di reddito della popolazione americana e questo è un segnale che la banca ha mancato il suo bersaglio».
Dovrebbe significare che lui non ripeterebbe l’errore, se Trump gli chiedesse di tagliare i tassi mentre l’inflazione sale. Warsh ha accusato la Fed di «attenersi alle sue previsioni più a lungo del dovuto. Serve un cambio di policy, nuovi strumenti e una nuova comunicazione». Il primo atto dovrebbe essere ridurre il “balance sheet”, ossia il bilancio che fra “quantitative easing” e altre misure di “easy money” è salito a quasi 7.000 miliardi di dollari. Questo secondo il futuro capo della banca centrale aiuta solo Wall Street, penalizzando invece la metà degli americani che non possiede azioni o bond. Lui stesso però ha un problema di credibilità, perché ha un patrimonio personale di circa 200 milioni di dollari che dovrà disinvestire.