Imprese, la guerra nel Golfo farà esplodere le insolvenze: +7000 nel 2026
di Diego LonghinROMA - La crisi in Medio Oriente e la crescita dei prezzi fa impennare il rischio di aziende che faranno fatica a saldare fatture e debiti commerciali. Aumenteranno le insolvenze a livello globale, esponendo oltre 2 milioni di persone alla possibilità di perdere il lavoro. Un trend che le previsioni davano in assestamento. Ma le difficoltà di approvvigionamento, causa blocco di Hormuz, hanno riportato la freccia verso l’alto. L’ultimo Insolvency Report di Allianz Trade, società specializzata nelle valutazioni nelle diverse filiere, le insolvenze aziendali nel mondo cresceranno del 6%. Si tratta del quinto anno consecutivo di aumento. Una frenata potrebbe arrivare nel 2027, ma su livelli ancora molto lontani da quelli precedenti alle grandi crisi degli ultimi anni, pandemia da Covid e conflitto in Ucraina. Il mondo ormai deve fare i conti non con una crisi improvvisa e verticale, ma con fasi di fragilità diffusa e persistente.Una zona grigia in cui i fallimenti aumentano senza fare rum…
ROMA - La crisi in Medio Oriente e la crescita dei prezzi fa impennare il rischio di aziende che faranno fatica a saldare fatture e debiti commerciali. Aumenteranno le insolvenze a livello globale, esponendo oltre 2 milioni di persone alla possibilità di perdere il lavoro. Un trend che le previsioni davano in assestamento. Ma le difficoltà di approvvigionamento, causa blocco di Hormuz, hanno riportato la freccia verso l’alto. L’ultimo Insolvency Report di Allianz Trade, società specializzata nelle valutazioni nelle diverse filiere, le insolvenze aziendali nel mondo cresceranno del 6%. Si tratta del quinto anno consecutivo di aumento. Una frenata potrebbe arrivare nel 2027, ma su livelli ancora molto lontani da quelli precedenti alle grandi crisi degli ultimi anni, pandemia da Covid e conflitto in Ucraina. Il mondo ormai deve fare i conti non con una crisi improvvisa e verticale, ma con fasi di fragilità diffusa e persistente.Una zona grigia in cui i fallimenti aumentano senza fare rumore, mentre le imprese sono costrette a muoversi tra domanda debole, costi alti e instabilità internazionale.
La crisi del Golfo
Il conflitto in Medio Oriente è diventato un moltiplicatore di instabilità: energia più cara, trasporti sotto pressione, catene di fornitura più fragili. Il risultato è un conto salato per le aziende, con 7 mila insolvenze aggiuntive nel 2026 e 7.900 nel 2027 rispetto alle stime pre conflitto Usa-Iran. “Questa situazione sta aumentando i costi lungo le catene globali del valore, dall’agrifood al manifatturiero, dalla sanità alla tecnologia”, dice Aylin Somersan Coqui, ceo di Allianz Trade. E aggiunge: “Aggrava le pressioni sui settori ad alta intensità energetica, come trasporti, chimica e metalli”.
Le aziende si trovano così schiacciate tra margini ridotti, consumi deboli e credito ancora caro. Le più vulnerabili sono quelle con scarso potere di trasferire i rincari sui prezzi finali: imprese che non riescono più ad assorbire nuovi shock senza intaccare la propria tenuta finanziaria. E il peggio potrebbe ancora venire, soprattutto se non si dovesse arrivare ad un accordo con i colloqui ad Islamabad.
Se i tempi di soluzione del conflitto di allungano
Secondo Maxime Lemerle, Lead Analyst per la ricerca sulle insolvenze di Allianz Trade, un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz farebbe salire le insolvenze globali al +10% nel 2026. “Questo si tradurrebbe in circa 4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale nel periodo 2026-2027”, avverte Lemerle.
I lavoratori a rischio
L’effetto non sarebbe solo industriale o finanziario, ma anche sociale. Il rapporto stima infatti che nel 2026 saranno a rischio 2,2 milioni di posti di lavoro nel mondo. L’Europa è l’area più esposta, con 1,3 milioni di lavoratori coinvolti. “Europa occidentale e Nord America registrerebbero entrambi un livello record rispetto agli ultimi dodici anni”, sottolinea ancora Lemerle.
Gli effetti sull’Italia
In questo quadro l’Italia non è immune, ma mostra una tenuta migliore rispetto ai principali partner europei. Allianz Trade prevede un aumento delle insolvenze del 5% nel 2026, fino a circa 12.750 casi. I comparti più fragili restano costruzioni e manifattura, seguiti da commercio e turismo. Il confronto con gli altri grandi Paesi europei è però significativo. Le insolvenze previste in Italia sono circa la metà di quelle attese in Germania e quasi sei volte inferiori a quelle stimate in Francia, dove i default potrebbero arrivare a 70 mila. Differenza che racconta una certa resilienza del sistema produttivo italiano, soprattutto nella capacità di adattarsi agli shock. Ma gli effetti non tarderanno a provocare problemi. La crescita resta debole e la dipendenza dall’energia importata continua a pesare sulle aziende più energivore, proprio mentre i mercati restano esposti a nuove tensioni.