MILANO – Giuseppe Recchi preferisce scendere dal ponte sullo Stretto di Messina. Si può riassumere così il contenuto della lettera che il 30 marzo il manager, in passato già al vertice di Eni e Telecom Italia, ha fatto recapitare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini, grande promotore e sostenitore dell’opera.
Nella missiva, e in vista dell’imminente rinnovo del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina, Recchi si dice indisponibile a proseguire l’incarico di presidente che gli era stato affidato nel 2023. Nel giugno di tre anni fa, era stata “riportata in vita” la società concessionaria dell’opera (dopo la fase di liquidazione), mentre nel mese di dicembre era stato sottoscritto l’aumento di capitale da 370 milioni riservato al ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Tesoro è oggi primo azionista al 55,16% dello Stretto di Messina, quota che affianca il 36,7% dell’Anas e le partecipazioni minori della Rete Ferroviaria Ita…
MILANO – Giuseppe Recchi preferisce scendere dal ponte sullo Stretto di Messina. Si può riassumere così il contenuto della lettera che il 30 marzo il manager, in passato già al vertice di Eni e Telecom Italia, ha fatto recapitare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini, grande promotore e sostenitore dell’opera.
Nella missiva, e in vista dell’imminente rinnovo del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina, Recchi si dice indisponibile a proseguire l’incarico di presidente che gli era stato affidato nel 2023. Nel giugno di tre anni fa, era stata “riportata in vita” la società concessionaria dell’opera (dopo la fase di liquidazione), mentre nel mese di dicembre era stato sottoscritto l’aumento di capitale da 370 milioni riservato al ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Tesoro è oggi primo azionista al 55,16% dello Stretto di Messina, quota che affianca il 36,7% dell’Anas e le partecipazioni minori della Rete Ferroviaria Italiana (Rfi, Gruppo Fs) e delle regioni Calabria e Sicilia, che l’opera si propone di unire attraverso il ponte.
Il 27 aprile, i soci dello Stretto di Messina saranno quindi chiamati a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. E se appare scontata la riconferma dell’ex numero uno dell’Anas Pietro Ciucci nel ruolo di amministratore delegato, sarà nominato un nuovo presidente. Nella lettera d’addio al Ponte, Recchi - in passato considerato anche tra i “papabili” ad della società - consiglia poi una serie di «aggiustamenti per le sfide imminenti», che secondo il manager passano per la scelta di un successore con una riconosciuta esperienza in campo giuridico.
Negli ultimi tempi, non sono stati pochi gli ostacoli emersi per la realizzazione della complessa opera, per la quale sono stati stimati investimenti per 13,5 miliardi, a carico dello Stato. Basti pensare all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), che alla fine di marzo ha addirittura invocato una nuova gara perché la procedura si allinei alle regole europee.
Ancora prima, la Corte dei conti aveva bocciato la delibera del Cipess che aveva stanziato 13,5 miliardi e anche l’atto aggiuntivo. Così, a febbraio, il presidente Recchi spiegava: «Siamo nel processo autorizzativo, stiamo rispondendo alle osservazioni della Corte dei conti. Pochi giorni fa c’è stato un decreto ministeriale che ha reso molto chiaro il percorso e quindi metteremo a posto quelle che sono state le eccezioni sollevate. Si prevede di riprendere per l’estate». Quando però sul Ponte sullo Stretto ci sarà un nuovo presidente.