L’Europa divisa sugli aiuti all’energia. Von der Leyen gela l’Italia: “Il Patto non si sospende”
dal nostro inviato Claudio TitoNICOSIA – L’Unione europea di nuovo in stallo sulle misure contro il caro-energia. Nessuna decisione al Consiglio europeo informale di Cipro e tutto rinviato a maggio alle due prossime riunioni dell’Ecofin, il Consiglio dei ministri Ue delle finanze.
Von der Leyen: “No a sospensione del Patto”
Ma soprattutto sembrano respinte le richieste italiana e spagnola: quella di sospendere il Patto di Stabilità e quella di “scorporare” dal calcolo del deficit le future spese per l’energia. Su questo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è stata piuttosto netta. «Se si parla della clausola di salvaguardia generale – ha ammonito in riferimento alle regole di governance economica dell’Unione - questa può essere attivata solo in caso di una grave re…
NICOSIA – L’Unione europea di nuovo in stallo sulle misure contro il caro-energia. Nessuna decisione al Consiglio europeo informale di Cipro e tutto rinviato a maggio alle due prossime riunioni dell’Ecofin, il Consiglio dei ministri Ue delle finanze.
Von der Leyen: “No a sospensione del Patto”
Ma soprattutto sembrano respinte le richieste italiana e spagnola: quella di sospendere il Patto di Stabilità e quella di “scorporare” dal calcolo del deficit le future spese per l’energia. Su questo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è stata piuttosto netta. «Se si parla della clausola di salvaguardia generale – ha ammonito in riferimento alle regole di governance economica dell’Unione - questa può essere attivata solo in caso di una grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso. Fortunatamente, non è questa la situazione in cui ci troviamo attualmente». Non solo. Per la leader dell’esecutivo comunitario, non è accettabile chiedere “sconti” visto che i fondi messi a disposizione ammontano a circa 300 miliardi ma «95 non sono stati ancora investiti, quindi invito tutti i Paesi membri a farlo». Anche se ha ammesso: «Dall’inizio di questo conflitto, la nostra spesa per i combustibili fossili importati è aumentata di oltre 25 miliardi di euro». Di certo, conferma il presidente del consiglio europeo Antonio Costa, «il conflitto in Medio Oriente sta avendo un impatto devastante sui prezzi dei combustibili fossili. A lungo termine, per l’Europa c’è un solo obiettivo: accelerare la transizione verde e lo sviluppo di fonti energetiche pulite».
Il dibattito sul bilancio
La crisi energetica si è ormai connessa al dibattito sul nuovo bilancio europeo. Il braccio di ferro tra “colombe” e “falchi” sta replicando vecchi schemi. Von der Leyen ha ricordato che il prossimo anno bisognerà iniziare a ripagare i debiti contratti per il Recovery Fund, finanziare le vecchie esigenze e le nuove emergenze come la difesa e l’energia: per farlo «esiste una sola soluzione, nuove risorse proprie». Ossia tasse ulteriori. In caso contrario «o si aumentano i contributi nazionali o si riduce la capacità di spesa. Ma ora serve più Europa e non meno». La presidente del Parlamento Roberta Metsola ha sottolineato: «I nostri cittadini hanno bisogno di sicurezza. Dobbiamo assicurarci che capiscano che questa è una crisi che l’Europa non ha iniziato, ma che sta affrontando e che non dovranno pagare loro il conto». Ma i Paesi del nord Europa hanno già alzato le barriere.
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«Un aumento massiccio del bilancio Ue – ha avvertito il Cancelliere tedesco Friedrich Merz - così come proposto dalla Commissione, non è compatibile con la situazione». Per l’Olanda, il Quadro Finanziario illustrato da Palazzo Berlaymont «è del tutto inaccettabile». Il Consiglio europeo si è chiuso venerdì con un’immagine piuttosto sorprendente. Nella conferenza stampa finale, sul palco insieme ai vertici dell’Unione, è salito pure il leader siriano Ahmad al-Sharaa. Ex capo jihadista, sul quale pendeva una taglia da 10 milioni di dollari. Ha aperto il suo intervento «nel nome di Dio».