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Caro carburante, per i tir un conto da 1,5 miliardi in due mesi

Le stime della Cgia di Mestre. A due mesi dallo scoppio il diesel è cresciuto del 20%
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MILANO – Il caro carburante legato alla guerra nel Golf sta costando molto caro al mondo dell’autotrasporto. E’ quanto mette in evidenza la Cgia di Mestre se cui nelle prime otto settimane di conflitto militare il settore ha sostenuto un extra costo che si aggirerebbe attorno a 1,5 miliardi di euro. A due mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo, il prezzo del diesel alla pompa è infatti salito da un valore medio di 1,676 a 2,005 euro al litro, con un aumento di quasi il 20%.

A quanto rileva lo studio, nel Nord Italia, dove si concentra la maggior parte della produzione industriale, la domanda di trasporto è più elevata e continua. Questo permette agli autotrasportatori di lavorare con maggiore regolarità e di spuntare tariffe mediamente più…

MILANO – Il caro carburante legato alla guerra nel Golf sta costando molto caro al mondo dell’autotrasporto. E’ quanto mette in evidenza la Cgia di Mestre se cui nelle prime otto settimane di conflitto militare il settore ha sostenuto un extra costo che si aggirerebbe attorno a 1,5 miliardi di euro. A due mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo, il prezzo del diesel alla pompa è infatti salito da un valore medio di 1,676 a 2,005 euro al litro, con un aumento di quasi il 20%.

A quanto rileva lo studio, nel Nord Italia, dove si concentra la maggior parte della produzione industriale, la domanda di trasporto è più elevata e continua. Questo permette agli autotrasportatori di lavorare con maggiore regolarità e di spuntare tariffe mediamente più alte, comprese tra 1,40 e 1,70 euro al chilometro, con punte superiori nei servizi più specializzati. Inoltre, la probabilità di trovare un carico di ritorno è più alta, riducendo i chilometri percorsi a vuoto.

Scendendo verso il Sud, le tariffe medie si abbassano, spesso tra 1,10 e 1,40 euro al chilometro, ma soprattutto aumenta il problema dei viaggi senza carico. Il traffico merci è infatti sbilanciato: molti camion scendono dal Nord pieni, ma faticano a trovare merce per il ritorno. Questo significa che una parte significativa dei chilometri percorsi non genera fatturato.

Nel 2024 il trasporto su strada effettuato dai vettori immatricolati in Italia conferma una struttura fortemente orientata al mercato interno. Il 97,6 per cento dei flussi di merci riguarda infatti movimentazioni con origine e destinazione all'interno del territorio nazionale, mentre il traffico internazionale resta marginale: solo l'1,2 per cento dei flussi ha origine estera e l'1,5 ha destinazione fuori dai confini italiani. Secondo l'Istat, nel 2024 il trasporto su strada interno al Paese ha movimentato poco più di un miliardo di tonnellate di merci.

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