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Caro energia, i falchi bloccano Roma e Madrid: “Non potete chiedere altri soldi”

Giorgia Meloni con il Cancelliere Friedrich Merz

 (agf)

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Meloni: il piano di Bruxelles è “insufficiente”, ma Germania e frugali fanno muro sullo scorporo delle spese energetiche dal deficit
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NICOSIA – Non potete pensare di chiedere altri soldi». La frase pronunciata dal premier olandese, Rob Jetten, durante la cena di giovedì sera tra i leader europei ha aperto le danze. O meglio lo scontro. E dato il via ad uno dei confronti più “franchi” degli ultimi mesi tra i capi di Stato e di governo dell’Ue.

Quelle parole erano rivolta formalmente al nuovo bilancio Ue. Solo formalmente però. Perché in realtà erano indirizzate contro il nuovo fronte delle “colombe”. Quello che chiede un coinvolgimento più attivo di Bruxelles per fronteggiare l’emergenza-benzina. Un fronte composto in primo luogo da Italia e Spagna. Stavolta alleate di fatto al di là dei loro governi di colore opposto. Roma e Madrid, infatti, durante la prima giornata del Consiglio europeo avevano messo sul tavolo la richiesta di allargare i cordoni della borsa per gestire la più grande crisi energetica degli ultimi 50 anni. Soprattutto la presidente del consiglio italiana ,Giorgia Meloni, è stata esplicita nel criti…

NICOSIA – Non potete pensare di chiedere altri soldi». La frase pronunciata dal premier olandese, Rob Jetten, durante la cena di giovedì sera tra i leader europei ha aperto le danze. O meglio lo scontro. E dato il via ad uno dei confronti più “franchi” degli ultimi mesi tra i capi di Stato e di governo dell’Ue.

Quelle parole erano rivolta formalmente al nuovo bilancio Ue. Solo formalmente però. Perché in realtà erano indirizzate contro il nuovo fronte delle “colombe”. Quello che chiede un coinvolgimento più attivo di Bruxelles per fronteggiare l’emergenza-benzina. Un fronte composto in primo luogo da Italia e Spagna. Stavolta alleate di fatto al di là dei loro governi di colore opposto. Roma e Madrid, infatti, durante la prima giornata del Consiglio europeo avevano messo sul tavolo la richiesta di allargare i cordoni della borsa per gestire la più grande crisi energetica degli ultimi 50 anni. Soprattutto la presidente del consiglio italiana ,Giorgia Meloni, è stata esplicita nel criticare la Commissione e nel chiedere un coinvolgimento dei 27 nella difficoltà. «Lo ha fatto a modo suo», ha commentato un diplomatico presente all’incontro. Creando una frizione diretta e acuta con l’altro fronte, quello dei “falchi”, capitanato dalla Germania. E aprendo per la prima volta esplicitamente una frattura con Ursula von der Leyen. Segno che qualcosa sta cambiando negli equilibri delle alleanze all’interno del Consiglio europeo.

Insomma il clima di apparente solidarietà e serenità, tra una portata e l’altra, si è incrinato molto rapidamente. La seconda scintilla che ha dato fuoco alle polveri sono state proprio le proposte della Commissione formalizzate mercoledì. E, appunto, le parole pronunciate al tavolo da von der Leyen: «Se lo Stretto di Hormuz non sarà sbloccato rapidamente, l’aumento dei prezzi dell’energia si ripercuoterà a lungo sull’economia in termini di minore crescita e maggiore inflazione». Se è cosi, è stata allora la risposta di Meloni, le proposte della Commissione sono a maggior ragione «insufficienti». Anzi per la premier italiana, «quel piano non serve a risolvere le nostre criticità». Un giudizio concentrato in modo specifico sull’idea di autorizzare aiuti di Stato senza prevedere lo scorporo delle spese dal calcolo del deficit: una misura di poco senso che creerebbe una «disparità» tra Paesi membri. Un modo per dire: non si possono varare provvedimenti solo per aiutare la Germania.

Una linea stavolta sostenuta dal premier Spagnolo Pedro Sanchez. Che ha insistito sullo «scorporo» delle spese per l’energia dal calcolo del deficit ma anche sulla proroga del Recovery Fund. Un prolungamento «da 6 a 12 mesi, oltre giugno». Per utilizzare le risorse non ancora impiegate. E poi «l’allentamento delle regole di bilancio per gli investimenti energetici come fatto per la difesa». Possibilmente, infine, anche «una tassa sugli extraprofitti» delle aziende energetiche. Tutte soluzioni che non state per niente apprezzate dal Cancelliere tedesco, Frederich Merz, e appunto dall’olandese Rob Jetten. Una linea che Merz ha ribadito pure in un incontro bilaterale con Meloni.

La tensione si è riflettuta negli stessi termini sul dibattito relativo al nuovo bilancio europeo. Anzi, di fatto si sono sovrapposti. «Ciò che non è in discussione – ha insistito Merz - è un maggiore indebitamento e nuovo debito comune». Esito finale: tutto rinviato. Ma la battaglia è solo all’inizio. Soprattutto se la pace tra Iran Usa non verrà siglata in tempi brevi.

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