✕

Da Armani a Moncler, la moda italiana batte cassa: “Trump ci rimborsi i dazi”

Ascolta l'audio

Con la sentenza della Corte Suprema fanno causa anche Cucinelli e Zegna dopo gli apripista Essilux, Prada e Ferragamo
2 minuti di lettura

MILANO – Da Armani a Prada, passando per Ferragamo e Moncler, le grandi firme italiane della moda e del lusso che presidiano il mercato statunitense si mobilitano contro i dazi dell’amministrazione Trump. E, forti anche del pronunciamento della Corte Suprema, si mettono in moto per riavere indietro le somme già versate.

Tra le società italiane, ad aprire le danze era stata EssilorLuxottica, quotata a Parigi e partecipata a maggioranza dalla Delfin della famiglia Del Vecchio, che già lo scorso novembre aveva promosso una causa contro l’autorità doganale, la United States customs and border protection, presso la Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti. Obiettivo: ottenere i rimborsi dei dazi già pagati e considerati non dovuti.

MILANO – Da Armani a Prada, passando per Ferragamo e Moncler, le grandi firme italiane della moda e del lusso che presidiano il mercato statunitense si mobilitano contro i dazi dell’amministrazione Trump. E, forti anche del pronunciamento della Corte Suprema, si mettono in moto per riavere indietro le somme già versate.

Tra le società italiane, ad aprire le danze era stata EssilorLuxottica, quotata a Parigi e partecipata a maggioranza dalla Delfin della famiglia Del Vecchio, che già lo scorso novembre aveva promosso una causa contro l’autorità doganale, la United States customs and border protection, presso la Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti. Obiettivo: ottenere i rimborsi dei dazi già pagati e considerati non dovuti.

A Essilux si sono ben presto accodate Salvatore Ferragamo, il 9 gennaio, e Prada, il 17 febbraio, che hanno promosso cause contro gli Stati Uniti presso la Corte del commercio internazionale. Pochi giorni dopo, poi, il pronunciamento della Corte Suprema, che ha stabilito che Trump non aveva l’autorità per imporre tariffe commerciali, ha convinto anche tutti gli altri gruppi della moda a muoversi per ottenere i rimborsi.

«Alcuni importatori - sottolinea Jeremy Maltby, avvocato partner dello studio legale Portolano Cavallo - hanno presentato ricorso presso la Court of International Trade prima della sentenza poiché volevano avere maggior certezza che, qualora la Corte Suprema avesse dichiarato illegali i dazi, avrebbero potuto beneficiare di tale decisione. Alcuni avvocati e commentatori avevano difatti avvertito che, se gli importatori non avessero presentato ricorso prima della sentenza, le possibilità di ottenere rimborsi si sarebbero potute ridurre».

Dopo il pronunciamento della Corte Suprema, sono arrivati in massa gli altri gruppi del lusso: Giorgio Armani ha promosso una causa in Usa per il rimborso dei dazi il 5 marzo, il Gruppo Moncler il 16, Gianni Versace (Gruppo Prada) il 17, Brunello Cucinelli l’1 aprile e lo stesso ha fatto il gruppo Zegna. Per le società quotate la procedura, necessaria per riavere indietro il denaro, serve anche per mettersi al riparo da qualsiasi possibile contestazione degli azionisti proprio in relazione alle politiche commerciali volute da Trump.

«Dopo la sentenza della Corte Suprema - commenta Irene Picciano, avvocato e partner di Portolano Cavallo - è naturale che sempre più aziende presentino richieste di rimborso. Alcuni importatori avevano semplicemente preferito aspettare per vedere l’evolversi della situazione. Altri ancora potrebbero aver voluto attendere l’esito certo della sentenza per evitare attriti con l’amministrazione. Ora si attende che sempre più aziende, non solo italiane, presentino richiesta».

Proprio nei giorni scorsi, l’ente doganale a stelle e strisce ha annunciato il lancio di un portale per il rimborso dei dazi, che secondo stime dovrebbero costare 166 miliardi di dollari all’amministrazione americana, oltre a interessi. Nel frattempo, sono già circolati i nomi dei primi gruppi giudicati idonei a ricevere indietro il denaro; tra questi, Asos, FedEx, Costco e Mondelēz.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti