«Sulle polizze catastrofali l’adesione delle imprese è ancora troppo bassa». È preoccupato Giovanni Liverani, numero uno dell’Ania, l’associazione che rappresenta le imprese di assicurazione.
Presidente, facciamo un primo bilancio dopo l’introduzione dell’obbligo per le aziende. A che grado di copertura siamo arrivati?
«Finalmente è finito il tempo delle proroghe. Dal 31 marzo la legge che protegge le imprese italiane dai rischi naturali come terremoti, frane o alluvioni è pienamente operativa. L’adesione però è ancora troppo bassa: meno del 15% delle imprese è assicurato. Certo, meglio rispetto a prima: senza l’obbligo non si arrivava al 7% ma siamo comunque a una distanza siderale dal 100% auspicato. Se andiamo nel dettaglio, notiamo che il comparto davvero in ritardo è quello delle piccole e micro imprese: abbiamo 4 milioni di realtà ancora scoperte contro le catastrofi mentre le società medio-grandi sono quasi tutte assicurate. Ed è un peccato perché la norma nasce soprattutto pe…
«Sulle polizze catastrofali l’adesione delle imprese è ancora troppo bassa». È preoccupato Giovanni Liverani, numero uno dell’Ania, l’associazione che rappresenta le imprese di assicurazione.
Presidente, facciamo un primo bilancio dopo l’introduzione dell’obbligo per le aziende. A che grado di copertura siamo arrivati?
«Finalmente è finito il tempo delle proroghe. Dal 31 marzo la legge che protegge le imprese italiane dai rischi naturali come terremoti, frane o alluvioni è pienamente operativa. L’adesione però è ancora troppo bassa: meno del 15% delle imprese è assicurato. Certo, meglio rispetto a prima: senza l’obbligo non si arrivava al 7% ma siamo comunque a una distanza siderale dal 100% auspicato. Se andiamo nel dettaglio, notiamo che il comparto davvero in ritardo è quello delle piccole e micro imprese: abbiamo 4 milioni di realtà ancora scoperte contro le catastrofi mentre le società medio-grandi sono quasi tutte assicurate. Ed è un peccato perché la norma nasce soprattutto per loro: un’alluvione può spazzar via una piccola realtà senza lo scudo di una polizza, mentre quelle più grandi hanno un grado di resilienza maggiore».
Perché una percentuale così bassa? Polizze troppo costose?
«Non direi, il premio medio annuo che osserviamo è di 119 euro per le micro imprese. Non è un problema di costo. Le tante proroghe dell’entrata in vigore non hanno aiutato, molti imprenditori hanno aspettato fino all’ultimo prima di muoversi. Proprio per questo noi come Ania puntiamo sul fare informazione, spiegare la grande utilità di queste polizze: lo Stato avrà sempre meno margini per compensare i danni provocati dai cambiamenti climatici».
Altro problema è che non c’è una vera e propria sanzione per chi non si assicura. Bisogna rendere l’obbligo più cogente?
«Vero, non c’è una sanzione. Ma gli imprenditori devono sapere che senza polizza non potranno più accedere alle agevolazioni fiscali o agli incentivi statali, che spesso sono necessari per la sostenibilità economica delle loro aziende».
Non teme che il disinteresse delle imprese si ripercuota sul mercato delle polizze per le case dei privati, dove non vige neanche l’obbligo?
«Oggi solo il 7% delle abitazioni è coperto. Prevedere l’obbligatorietà almeno per quelle case che hanno sfruttato Superbonus, detrazioni fiscali o il Pnrr per ristrutturare è un obbligo morale oltre che una necessità. Anche perché gli oneri degli incentivi, oltre 200 miliardi, si fanno ancora sentire sui conti pubblici e in caso di catastrofe un risarcimento pubblico su un edificio ristrutturato con soldi dello Stato aggiungerebbe al danno anche la beffa».
Le assicurazioni sono anche un grande polmone finanziario per i conti pubblici. Investono una parte importante degli attivi in titoli di Stato. Quanto vi preoccupa la richiesta di scostamento di bilancio e eventualmente un aumento del rischio Italia sui mercati?
«Facciamo investimenti per mille miliardi, di cui un quarto in titoli di Stato, il dieci per cento dei bond italiani sono nei nostri portafogli. Quindi siamo molto attenti a come vengono gestiti i conti pubblici. Per ora la mancata uscita dalla procedura d’infrazione cambia poco: i mercati hanno riconosciuto all’Italia l’oculata gestione di entrate e uscite, le ultime collocazioni dei Btp sono andate bene. Sono sicuro che, vista la situazione geopolitica, eventuali scostamenti verranno concordati e gestiti a livello europeo. Ho una certa preoccupazione su un altro aspetto».
Quale?
«In questi anni le assicurazioni sono state viste sempre come un settore florido da cui prendere le risorse per finanziare gli incrementi di spesa pubblica. Ma imporre tasse extra per far quadrare i conti è un errore clamoroso. Non si può togliere benzina dal serbatoio di un bulldozer che può aiutare lo stesso Stato a spianare la strada su temi come fronteggiare il rischio povertà dei pensionati, assistere gli anziani non autosufficienti o sostenere finanziariamente il Servizio sanitario nazionale».
Sull’Rc auto le cose per voi vanno bene. Secondo i dati Ivass negli ultimi tre anni c’è stato un aumento costante dei premi. Tutte le previsioni ci dicono che a breve ci sarà una fiammata dell’inflazione a causa della guerra in Iran. Quindi probabilmente costerà di più riparare le auto. Ci dobbiamo aspettare un altro rialzo dei premi?
«Sull’Rc auto noi andiamo in pareggio: incassiamo premi più o meno pari ai costi. Purtroppo, un impatto ci sarà come in tutti i settori. Mediamente ci vogliono un paio di anni prima che l’inflazione si ripercuota sul prezzo dell’Rc auto. Detto questo, se allarghiamo la visuale, l’aumento dei premi alla fine è in linea con il carovita: anzi negli ultimi quattro anni le polizze sono aumentate meno dell’inflazione».
Quali sono le prossime iniziative in cantiere per l’Ania?
«In Italia ci sono saloni per ogni cosa: il mobile, il risparmio, i pagamenti… Lanceremo nella prossima primavera anche il nostro: il Salone della protezione e dell’assicurazione. Due giorni in cui il nostro mondo, fatto di 300mila persone che ci lavorano, potrà incontrarsi e confrontarsi sulle novità per clienti, intermediari e operatori della filiera».
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