Economia

Dfp, Giorgetti: “Ridotto il deficit senza ricorrere a manovre restrittive. Non c’è stagflazione”

Dfp, Giorgetti: “Ridotto il deficit senza ricorrere a manovre restrittive. Non c’è stagflazione”
In audizione sul Documento di Finanza Pubblica il presidente Istat Chelli risponde al governo: “Su deficit serviva il 2,94%”. Upb: “Inflazione colpirà più deboli”
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MILANO – Nella seconda giornata di audizioni sul Documento di Finanza Pubblica, dal presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli arriva una risposta indiretta dopo gli attacchi del governo della scorsa settimana, che ha ha ribadito il ruolo “autonomo e indipendente” dell’istituto. Le revisioni nelle stime sui conti – ha detto – "riflettono il naturale processo di affinamento delle stime". Bankitalia invita il governo a misure “mirate e brevi” sul fronte del caro energia. Dall’Upb arriva invece un alert sul rialzo dei prezzi: il conto rischia di essere molto più pesante per le famiglie più deboli. Giorgetti, davanti alle commissioni Bilancio, ha difeso il lavoro del governo: “Abbiamo ridotto significativamente il deficit senza ricorrere a manovre restrittive”.

Giorgetti: “Scostamento sarebbe nell’interesse degli italiani”

"Ho sentito da qualche parlamentare dell'opposizione che lo scostamento lo facciamo per fare la campagna elettorale. Lo scostamento, se lo facciamo, lo facciamo negli interessi degli italiani e dell'economia italiana, e non certo per noi stessi. Sembrerà per qualcuno ridicolo che qualcuno continui a pensare al'interesse generale del Paese, e mi dispiace". Così il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo alle domande in audizione alla Camera sul Dpb.

Taglio accise, Giorgetti: “Valutiamo proroga dopo 1 maggio”

"Sulle accise stiamo valutando - come ha detto la presidente Meloni -, in attesa di quella che può essere l'evoluzione dello stato dell'arte a livello europeo - di andare oltre l'1 maggio e un trattamento diverso in base agli incrementi che hanno avuto gasolio benzina". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giorgetti.

Giorgetti: “Non escludiamo attivazione clausola nazionale”

"Le nuove regole europee, che non sono affatto peggiori rispetto a quelle precedenti, prevedono delle clausole di flessibilità. Quando ci sono delle situazioni eccezionali, ci sono due articoli fatti apposta", l'articolo 25, la clausola di deroga generale, e il 26, la clausola di deroga nazionale. "Noi riteniamo, e la Commissione per il momento no, che queste situazioni si vadano prefigurando". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo in audizione sul Dfp. "Quello che auspichiamo è l'attivazione dell'articolo 25, non escludiamo l'attivazione dell'articolo 26, perché funziona e 16 paesi l'hanno adottato per le spese della difesa".

Giorgetti: “Imbarazzante deroga per difesa e no per aiuti a imprese e famiglie”

"Tenderei a considerare imbarazzante chiedere una deroga per le spese per la difesa e non per le spese per famiglie e imprese per l'energia. Questo sarebbe imbarazzante e non mi sento di proporlo". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Dfp di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, parlando della flessibilità delle norme europee sui conti.

Giorgetti: “Finanza pubblica non può essere dissennata”

"Dobbiamo calarci nella realtà la situazione italiana: un debito pubblico che va garantito nella sua sostenibilità. La condotta della finanza pubblica non può essere dissennata, sennò la gente i suoi risparmi non ce li dà". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giorgetti, rispondendo alle domande dei parlamentari in audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Giorgetti: “Per la crescita servono gli imprenditori”

"Per venire all'altra critica che mi viene fatta: la crescita la fanno gli imprenditori, abbiamo bisogno di imprenditori, non di stati imprenditori, di politiche che superino il credito d'imposta e vadano su iperammortamento che invoglino gli imprenditori a investire, è la mia logica, magari è sbagliata, ma è l'unica a cui ci possiamo ancorare". È una delle risposte del ministro Giorgetti in audizione sul Dfp.

Dfp, Giorgetti: “Non siamo in stagflazione”

"Non è tutto oro quello che viviamo ma non è nemmeno una situazione di stagflazione, che onestamente non c'è. Perché significa due cose che in questo momento non esistono" prima che scoppiasse la guerra l'Italia aveva l'1,5% di inflazione. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo alle domande dei parlamentari nell'audizione davanti alle Commissione Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica.

Dfp, Giorgetti: “La crisi toglie lo 0,2% di Pil nel 2026”

"Il Dfp mostra che il mutato scenario Internazionale sottrae, a parità di altre condizioni e secondo le valutazioni di impatto effettuate, circa due decimi di punto percentuale alla crescita del Pil nel 2026, tre decimi nel 2027 e un decimo nel 2028". Lo ha dichiarato Giorgetti in audizione. Tali stime, ha spiegato giorgetti, "riflettono l'effetto puro del mutato contesto internazionale; il quadro previsivo ne tiene conto in modo articolato, considerando i fattori di adattamento del sistema economico e l'eredità statistica favorevole della seconda metà del 2025, quantificabile, per l'anno in corso, in un decimo di punto".

Giorgetti: “Stabilità precondizione di crescita”

"In un momento di instabilità finanziaria, abbiamo protetto tre cose: l'ordine dei conti, prima garanzia di un Paese; il risparmio degli italiani, che è il nostro capitale più prezioso; le prossime generazioni, evitando di far incidere su di loro le scelte di oggi. La stabilità finanziaria e la precondizione per la crescita in Italia e in Europa. L'Italia è su questa linea. E intende restarci". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sul Dfp.

Deficit, Giorgetti: “Mai indicato obiettivi per uscita da procedura”

"Il conseguimento dell'obiettivo del 3 per cento avrebbe consentito di aprire un confronto europeo al fine di evidenziare l'asimmetria delle regole della nuova governance economica in merito all'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, che in base a quanto previsto dal regolamento sul braccio correttivo richiede valori inferiori a tale soglia. Per inciso, il Governo non ha mai indicato obiettivi del deficit inferiore al 3 per cento tali da prefigurare 'autonomamente' e 'meccanicamente' l'uscita dalla procedura". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, nella sua audizione sul Dfp di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato.

Deficit, Giorgetti su stime Istat: “Su Superbonus auspico revisione a settembre”

Il dato utilizzato dall'Istat sul superbonus che ha impattato la stima del deficit "deve, quindi, essere letto per quello che è, una stima, inevitabilmente influenzata dal momento temporale nel quale è stata definita". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sul Dfp davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Montecitorio. "Infatti, con il passare dei mesi e, in particolare, a partire dallo scorso mese di marzo, i dati di stima utilizzati sono stati progressivamente affiancati da dati di verifica analitica del valore dei crediti, che ha potuto tenere conto del sequestro di numerosi crediti connessi a presunte frodi". "L'esito di tali approfondimenti è stato parzialmente incorporato nelle stime diffuse dall'Istat con la comunicazione del 3 aprile. Il proseguimento delle attività di controllo, che beneficerà anche della recente costituzione di uno specifico gruppo di lavoro interistituzionale, consentirà di disporre di un quadro informativo ancora più completo e aggiornato, che auspico potrà essere considerato nell'aggiornamento delle stime di settembre, al pari di altre poste per cui sono in corso approfondimenti con Istat", afferma.

Giorgetti: “Italia ha punti di forza”

"Vorrei rappresentare che, pur in un contesto divenuto più complesso, l'Italia possiede punti di forza, come riconosciuto anche da tutti gli organismi internazionali e da ultimo dall'OCSE, che ne ha dato conto nel rapporto sul nostro Paese appena pubblicato"

Giorgetti: “Pronti a rivedere crescita al rialzo ma quadro mutato

"A consuntivo dell'anno trascorso, l'economia italiana risultava in ripresa, con una variazione congiunturale del Pil positiva e in accelerazione nel quarto trimestre. Una simile evidenza ci avrebbe indotti a rivedere lievemente verso l'alto le proiezioni di crescita; un simile passo era in procinto di essere fatto da altri previsori. Lo scenario complessivo, tuttavia, è decisamente mutato, alla fine di febbraio con l'acuirsi della crisi in Medio Oriente". Lo ha dichiarato il ministro Giorgetti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Giorgetti: “Riflettere su incentivi alla produttività”

"È necessaria una riflessione per disegnare misure di incentivazione fiscale, a vantaggio degli operatori economici, che premino la produttività e che non si rivolvano in una mera sostituzione di investimenti finanziati con capitale pubblico anzichè privato. È un quadro che richiede realismo: non siamo di fronte a dinamiche determinate dalle scelte dei singoli governi europei, ma a shock esterni che investono in misura trasversale tutte le economie avanzate". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti nella sua audizione sul Dfp.

Giorgetti: “Nuova governance Ue mostri flessibilità”

"Resta da valutare, se le nuove regole" europee "mostreranno un livello sufficiente di flessibilità anche nelle fasi non ordinarie, come quella attuale, e misurarne l'adeguatezza alla prova dei fatti: la disciplina di bilancio non può (e non deve) essere disgiunta da una lettura complessiva e approfondita del contesto economico – ha dichiarato Giorgetti – regole efficaci sono quelle che rafforzano la stabilità senza aggravare le fasi di debolezza e che consentono di adottare misure adeguate con la necessaria tempestività, attivando presidi straordinari anche quando gli effetti degli shock non sono ancora pienamente visibili, ma sono già all'opera tutti i canali di trasmissione che, in assenza di adeguate contromisure, avrebbero conseguenze non trascurabili sull'evoluzione degli scenari. È questo equilibrio - tra rigore, crescita e capacità di adattamento - che l'italia considera decisivo nella nuova fase che l'europa si trova ad affrontare".

"Le nuove regole di bilancio europee – ha aggiunto il titolare del Mef – sostituiscono un precedente assetto che, dopo diversi anni di sospensione, avrebbe potuto produrre effetti ancor più restrittivi al momento della sua riattivazione. Esse intendono favorire una programmazione più stabile degli obiettivi di finanza pubblica".

Giorgetti: “Aiuti contro caro energia e attenzione alle risorse”

“Interventi fiscali mirati per ridurre il carico sui redditi medio-bassi, aiuti contro il caro energia e misure a sostegno delle famiglie con figli, sono la prova di un impiego attento delle risorse che, nel rispetto del percorso di rientro, ha rafforzato la fiducia dei mercati finanziari e dei partner europei, contribuendo alla stabilità del costo del debito e a condizioni di finanziamento favorevoli per l'economia nazionale", ha proseguito il ministro dell’Economia in audizione sul Documento di finanza pubblica 2026.

Giorgetti: “Elevata incertezza, previsioni rischiano di diventare obsolete”

"Sebbene il documento arrivi in un contesto segnato da elevate incertezze e volatilità rispetto al quale la formulazione di previsioni rischia di divenire ben presto obsoleta, non abbiamo rinunciato a fare previsioni e a potenziare con un corredo informativo che illustri diversi scenari per valorizzare il confronto con il parlamento e fornire strumenti utili a supportare il dibattito e la decisione". Lo ha detto il ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti in audizione alle Commissioni.

Giorgetti: “Ridotto deficit senza ricorrere a manovre restrittive”

“È importante non perdere di vista un dato sostanziale: questo governo ha ridotto in modo significativo il deficit senza ricorrere a manovre restrittive, grazie a una gestione prudente e responsabile della finanza pubblica, a un costante monitoraggio della spesa pubblica e ai buoni risultati ottenuti sul fronte delle entrate”. Lo ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica 2026.

Dfp, esame del Senato giovedì prossimo

L'aula di Palazzo Madama discuterà il documento di finanza pubblica 2026 giovedì prossimo, 30 aprile, dalle 9. Lo ha comunicato all'assemblea il vice presidente del Senato, Gianmarco Centinaio, a seguito della seduta dei capigruppo. È prevista la votazione sulle risoluzioni presentate da maggioranza e opposizioni.

Dfp, maggioranza “lima” risoluzione. Niente scostamento

Le forze di maggioranza dovrebbero riunirsi questa sera, al termine delle audizioni sul Dfp, per mettere a punto la risoluzione sul Documento di Finanza, che viene limata da alcuni giorni. Nel testo, a quanto filtra, non sarà presente il riferimento al possibile scostamento di bilancio. Il governo continua a lavorare in sede Ue per possibili deroghe specifiche in materia di energia.
Anche oggi la Ue ha ribadito che non sono presenti gli elementi per configurare uno scenario di recessione tale da aprire ad una sospensione del patto di stabilità come quella adottata nel 2020 all'inizio della pandemia di Covid.

Upb più cauta del governo sulla crescita

L’Upb valida il Dfp, ma con numeri più prudenti del governo. «Il quadro è molto fragile», avverte l’Ufficio: la crescita è stimata allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nei tre anni successivi, dopo un trascinamento iniziale di appena 0,3 punti. Le tensioni esplose da fine febbraio non si vedono ancora nei dati congiunturali, ma peseranno «nella seconda parte dell’anno e l’anno prossimo», attraverso il calo del commercio mondiale, il rincaro di petrolio e gas e il peggioramento della curva dei rendimenti. Sui conti, la spesa netta è «oltre o al limite del percorso raccomandato»: nel 2025 cresce dell’1,9% contro l’1,3% Ue, rientra nel 2026 ma nel 2027 torna al 2,2% contro l’1,9%. E anche il debito segue un sentiero «più sfavorevole»: sale al 138,6% nel 2026, poi scende, ma resta esposto a crescita debole, tassi e privatizzazioni. (Valentina Conte)

Upb: caro prezzi peserà più forte sui più poveri

Il caro energia non pesa allo stesso modo per tutti. L’Upb mostra che «l’effettiva perdita di potere d’acquisto» dipenderà dalla composizione del paniere di ciascuna famiglia. Quelle con minore capacità di spesa destinano ad alimentari ed energia una quota molto più alta della media: nel primo quintile, queste voci pesano rispettivamente «39 e 37 punti in più», mentre per le famiglie dell’ultimo quintile accade l’opposto, con una quota inferiore di «circa 27 punti». Per questo, scrive l’Ufficio, uno shock concentrato su energia e alimentari si traduce «meccanicamente, in una pressione più intensa sui bilanci delle famiglie con minore capacità di spesa». Nello scenario più critico, con energia al +13,4%, l’inflazione media sarebbe al 3,5%, ma per i più poveri toccherebbe il 4%, cioè mezzo punto in più della media; all’estremo opposto, le famiglie dell’ultimo quintile si fermerebbero al 3,1%. Da qui l’indicazione dell’Upb: gli interventi «mirati sui segmenti della popolazione più esposti» appaiono, «a parità di onere per la finanza pubblica», più efficaci delle misure generalizzate sui prezzi (Valentina Conte)

Anche Upb chiarisce: servivà deficit al 2,9% per uscire da procedura

L’Upb certifica il miglioramento dei conti, ma anche il peso politico del decimale. Nel 2025 il deficit scende dal 3,4 al 3,1% del Pil, da 73,8 a 69,4 miliardi, grazie al rafforzamento dell’avanzo primario dallo 0,5 allo 0,8%. Ma resta sopra la soglia. E, ricorda l’Ufficio parlamentare di bilancio, «l’abrogazione della procedura può avvenire qualora i dati di consuntivo attestino la discesa del disavanzo al di sotto del 3 per cento del Pil» e le previsioni della Commissione «confermino tale discesa anche per l’anno in corso e quello successivo». Il decimale, dunque, non cancella il rientro dei conti. Ma non sarebbe bastato neanche il 3%. Come detto dall’Istat, bisognava scendere al 2,9%. E poi restarci o andare ancora sotto. (Valentina Conte)

Upb: salari reali 8 punti sotto i livelli 2020

I salari recuperano, ma restano ancora lontani dai livelli precedenti alla fiammata inflazionistica. L’Upb segnala che nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%, favorendo un recupero del potere d’acquisto. Ma il terreno perduto resta ampio: «in termini reali, i livelli restano inferiori a quelli del 2020 per oltre otto punti percentuali».

La stessa fotografia arriva dall’Istat, che restringe il confronto al periodo 2021-2025: nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1% e quelle di fatto del 2,6%, più dell’inflazione Ipca, pari all’1,7%. Ma «tra il primo trimestre 2021 e il quarto del 2025, le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali», con cadute più pesanti nei servizi privati (-9,4%) e nella pubblica amministrazione (-9%). (Valentina Conte)

Bankitalia: crescita all’1% non risolve situazione del paese

Non basterà un nuovo giro di bonus o tagli alle accise per cancellare il conto del caro energia. È il richiamo di Bankitalia al governo, affidato ad Andrea Brandolini, capo del dipartimento Economia e statistica di via Nazionale, in audizione sul Dfp. Per l’Italia, che importa combustibili, il rincaro di petrolio e gas è «un trasferimento di risorse verso l’estero, in larga parte inevitabile». Lo Stato può decidere chi assorbe il colpo, non eliminarlo: la politica di bilancio «non può annullarne l’impatto», ma solo «redistribuirne gli effetti» tra consumatori, imprese e «generazioni». Se lo fa in deficit, sposta una parte del costo su quelle future. Da qui l’avvertimento: gli aiuti devono essere «mirati», di «entità e durata contenute» e, come prefigura il Dfp, potrebbero trovare copertura nella «rimodulazione di altre voci di bilancio». Anche perché sostegni troppo ampi o duraturi rischiano di cancellare i «segnali di prezzo», essenziali per orientare le scelte di consumo, favorire «l’uso più efficiente dell’energia» e la transizione verso fonti energetiche «meno esposte a rischi geopolitici». Sullo sfondo resta il vincolo dei conti: per Bankitalia sarà «cruciale monitorare in modo accurato l’andamento delle spese», perché un’inflazione più alta del previsto renderebbe «ancora più difficoltoso rispettare il percorso di consolidamento programmato» (Valentina Conte)

Bankitalia: “Contro caro energia aiuti siano mirati e brevi”

Non basterà un nuovo giro di bonus o tagli alle accise per cancellare il conto del caro energia. È il richiamo di Bankitalia al governo, affidato ad Andrea Brandolini, capo del dipartimento Economia e statistica di via Nazionale, in audizione sul Dfp. Per l’Italia, che importa combustibili, il rincaro di petrolio e gas è «un trasferimento di risorse verso l’estero, in larga parte inevitabile». Lo Stato può decidere chi assorbe il colpo, non eliminarlo: la politica di bilancio «non può annullarne l’impatto», ma solo «redistribuirne gli effetti» tra consumatori, imprese e «generazioni». Se lo fa in deficit, sposta una parte del costo su quelle future. Da qui l’avvertimento: gli aiuti devono essere «mirati», di «entità e durata contenute» e, come prefigura il Dfp, potrebbero trovare copertura nella «rimodulazione di altre voci di bilancio». Anche perché sostegni troppo ampi o duraturi rischiano di cancellare i «segnali di prezzo», essenziali per orientare le scelte di consumo, favorire «l’uso più efficiente dell’energia» e la transizione verso fonti energetiche «meno esposte a rischi geopolitici». Sullo sfondo resta il vincolo dei conti: per Bankitalia sarà «cruciale monitorare in modo accurato l’andamento delle spese», perché un’inflazione più alta del previsto renderebbe «ancora più difficoltoso rispettare il percorso di consolidamento programmato» (Valentina Conte)

Bankitalia: inflazione salirà al 2,6% quest’anno

"A marzo l'inflazione in Italia è aumentata solo di poco (all'1,6 per cento, dall'1,5 in febbraio), anche grazie alle misure di contenimento dei rincari dei carburanti. È tuttavia destinata a salire. Nelle nostre proiezioni più recenti, sarebbe in media pari al 2,6 per cento nell'anno in corso, circa un punto percentuale in più sia rispetto al 2025 sia rispetto alle precedenti previsioni; rimarrebbe poco sotto al 2 per cento nel biennio 2027-28". Così Andrea Brandolini, Capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d'Italia, in audizione sul Documento di Finanza Pubblica presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.

Corte dei Conti: su spesa netta Italia fuori da parametri Ue nel 2025

La Corte dei Conti accende il faro sull’indicatore chiave del nuovo Patto di stabilità: la spesa netta. Nel 2025 l’Italia ha già superato il sentiero concordato con Bruxelles, con una crescita dell’1,9% contro l’1,3% raccomandato. Lo scostamento finirà nel conto di controllo della Commissione, pur restando sotto la soglia di tolleranza. A pesare, ancora una volta, la «spesa inattesa da Superbonus». Nel 2026 il governo rientra nel binario, con una crescita dell’1,6%, ma solo temporaneamente: nel 2027 la spesa netta tornerebbe al 2,2%, sopra il limite dell’1,9%, e salirebbe al 2,5% nello scenario a politiche invariate (se il governo vuole rinnovare le sue politiche, lo dice anche Istat). Per questo la Corte chiede più trasparenza: il Dfp, avverte, offre dati troppo aggregati e arrotondati per ricostruire davvero le determinanti dell’indicatore. (Valentina Conte)

Sforamento per colpa del Superbonus e regole statistiche europee


Il decimale che fa saltare l’uscita anticipata dalla procedura Ue resta dunque inchiodato al Superbonus, ma anche alle regole statistiche europee. Nell’audizione scritta Istat spiega che il deficit 2025 è migliorato di 905 milioni rispetto alla stima di marzo, senza però cambiare l’incidenza sul Pil: 3,1%. La differenza rispetto al 3% indicato a ottobre è dovuta soprattutto alle maggiori spese per i crediti d’imposta del Superbonus. Ma nella replica orale l’Istituto aggiunge un messaggio politico-istituzionale: quei conti non si possono piegare alla soglia. Devono reggere al vaglio di Eurostat. (Valentina Conte)

Istat, replica sul deficit: “Non bastava il 2,99%”

L’Istat respinge, con toni tecnici ma netti, la polemica sul decimale che ha tenuto l’Italia sopra il 3% di deficit. «Acquisire una fonte non significa necessariamente incorporarla poi nei conti», spiega il direttore del Dipartimento per la produzione dei dati economici, Stefano Menghinello: ogni informazione va valutata secondo le regole europee, perché l’Istituto deve garantire «armonizzazione e comparabilità» dei dati di finanza pubblica. Dopo il 31 marzo, aggiunge, la valutazione non è più solo nazionale ma «congiunta» con Eurostat. E il punto, dice, è anche evitare una «riserva sui conti», cioè un giudizio negativo di affidabilità da Bruxelles.

Ancora più esplicita la replica sulla soglia del 3%. «Si sono sentite parecchie cose e parecchi numeri», dice Giovanni Savio, direttore della contabilità nazionale. L’interpretazione di Bruxelles, ricostruisce, è quella dell’«eccesso del 3%»: non sarebbe bastato planare a 2,99. C’è «un’area di dubbio» tra 2,99 e 2,94, e solo quest’ultimo valore avrebbe potuto portare l’Italia fuori dalla procedura per deficit eccessivo. Inoltre, avverte Istat, il rapporto deficit/Pil è molto più sensibile al numeratore che al denominatore: per scendere sotto la soglia con una revisione del Pil sarebbe servito un aumento «molto ampio». (Valentina Conte)

Chelli (Istat): “Siamo ente autonomo e indipendente”

Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall'Istat da parte delle istituzioni comunitarie "segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei". In particolare, la verifica dei Conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale (entro il 1° aprile e il 1° ottobre di ogni anno) "sotto il coordinamento tecnico di Eurostat. In questo contesto, l'Istat, pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d'Italia e il Ministero dell'Economia e delle Finanze - MEF), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali". Lo sottolinea il presidente dell'Istituto Francesco Maria Chelli, in audizione alla Camera sul Dfp.

Istat: nei primi tre mesi crescita più lenta di fine 2025

"Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare una dinamica meno positiva per l'economia italiana rispetto a quanto rilevato nell'ultimo trimestre". Lo afferma l'Istat in audizione sul Dfp ricordando che gli ultimi tre mesi del 2025 si erano chiusi con una crescita del Pil dello 0,3%.
Indicazioni sull'andamento del primo trimestre dell'anno in corso giungeranno dalla stima preliminare del Pil che l'Istat diffonderà giovedì 30 aprile.

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