Il buyback di Generali assist ai grandi soci Unicredit si rafforza
Giovanni Pons giovanni ponsE ora il risiko bancario-assicurativo si accenderà ancor di più. Dopo la decisione dei soci Delfin di ieri, ci saranno 10 miliardi di debiti in più nel sistema della famiglia Del Vecchio da ripagare alle banche. E uno dei modi per farlo sarà quello di vendere una, alcune o tutte le partecipazioni finanziarie presenti nel portafoglio della cassaforte lussemburghese. C’è il 17,5% di Mps che vale 4,8 miliardi; c’è il 10,05% di Generali che ieri ha raggiunto il massimo storico in Borsa a ridosso di 38 euro, e che vale 6,1 miliardi; c’è il 2,7% di Unicredit per un controvalore di 2,6 miliardi. Con il 26% di Covivio il totale sfiora i 15 miliardi a fronte dei 10 miliardi di crediti che erogheranno Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole.
La banca guidata da Andrea Orcel è quella che sta sgomitando di più all’interno di questo risiko, dal momento che in un anno e mezzo non è riuscita a concludere neanche un’operazione di M&a. In Germania ha in corso un’Ops su Commerzbank i cui esiti si…
E ora il risiko bancario-assicurativo si accenderà ancor di più. Dopo la decisione dei soci Delfin di ieri, ci saranno 10 miliardi di debiti in più nel sistema della famiglia Del Vecchio da ripagare alle banche. E uno dei modi per farlo sarà quello di vendere una, alcune o tutte le partecipazioni finanziarie presenti nel portafoglio della cassaforte lussemburghese. C’è il 17,5% di Mps che vale 4,8 miliardi; c’è il 10,05% di Generali che ieri ha raggiunto il massimo storico in Borsa a ridosso di 38 euro, e che vale 6,1 miliardi; c’è il 2,7% di Unicredit per un controvalore di 2,6 miliardi. Con il 26% di Covivio il totale sfiora i 15 miliardi a fronte dei 10 miliardi di crediti che erogheranno Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole.
La banca guidata da Andrea Orcel è quella che sta sgomitando di più all’interno di questo risiko, dal momento che in un anno e mezzo non è riuscita a concludere neanche un’operazione di M&a. In Germania ha in corso un’Ops su Commerzbank i cui esiti si sapranno solo a giugno, ma nel frattempo Orcel continua a “posizionarsi” sullo scacchiere italiano nella speranza di poter raccogliere qualche risultato concreto. L’ultima mossa riguarda le Generali, di cui ha acquisito l’8,7%, con cui si è presentato in assemblea, poi salito al 9% acquistando un altro pacchetto dello 0,3% ai blocchi, e che dovrebbe crescere fino al 9,18% per effetto dell’annullamento di 15,1 milioni di azioni Generali acquistate con il buyback del 2025. La quota potrebbe aumentare fino al 9,4% con il buyback in programma quest’anno, e se supererà il 10% per effetto di questi ritocchi automatici verrà naturale chiedere all’Ivass di autorizzare un ulteriore rafforzamento.
Tuttavia Unicredit potrebbe avvicinarsi a Generali anche intervenendo sul Monte dei Paschi di Siena, corteggiando quel 17,5% in mano a Delfin di cui ha già trattato l’acquisto a inizio anno attraverso il presidente di Mediobanca Vittorio Grilli, e che darebbe a Orcel la base azionaria ideale per poi lanciare un’offerta. Dentro Mps, come è noto, si trova custodito il 13,5% di Generali che fa ancora capo a Mediobanca ma i cui destini saranno decisi dall’ad di Mps Luigi Lovaglio e dallo stesso Grilli, in coordinamento con il Mef e con Palazzo Chigi dopo lo stop imposto a Francesco Gaetano Caltagirone nell’assemblea Mps.
Al momento si fanno i conti senza l’oste, cioé presupponendo che il board di Generali non possa contare più di tanto, ma la stabilità della compagnia di Trieste, in salde mani italiane, è il bene più prezioso da salvaguardare. Quindi quando ci sarà da decidere il destino di quel 13,2% in mano a Mediobanca il board si aspetta di essere coinvolto nel disegno complessivo.
Dietro le quinte si muove poi il fronte francese, con passi felpati ma ben assestati. L’Agricole ha stretto la presa sul Banco Bpm e dovrà dir la sua in un’eventuale fusione con Mps, e sta per finanziare, insieme a Bnp Paribas, Leonardo Maria Del Vecchio nella sua acquisizione delle quote dei fratelli. In questo modo le banche avranno in pegno importanti quote della cassaforte Delfin, che costudisce anche il 32% di Essilux che vale 27,4 miliardi. Il colosso dell’occhialeria fondato da Leonardo Del Vecchio oggi vale in Borsa 86 miliardi dopo aver perso negli ultimi 6 mesi il 41% del suo valore.