PARIGI – L’assemblea di EssilorLuxottica approva bilancio, dividendo di 4 euro, nomina dei consiglieri e compensi dei manager con una maggioranza bulgara. Per la prima volta Leonardo Maria Del Vecchio, che dell’azienda è chief strategy officer del gruppo e presidente di Ray-Ban non si presenta all’assise, lasciando il campo libero ai fratelli Claudio, Luca e al figlio di Paola, Andrea Carniello. «Leo era a Parigi, ma aveva altri impegni», precisa Francesco Milleri, presidente di Delfin nonché presidente e ad di Essilux.
Le quote a Leonardo Maria: "Semplificare è sempre una cosa buona”
Sul futuro acquisto delle quote di Paola e Luca, che porterà il quartogenito di Del Vecchio al 37,5% di Delfin, commenta: «Semplificare è sempre una cosa buona. Ce l’ha insegnato Leonardo Del Vecchio, e questo è un processo che porterà alla semplificazione dell’azionariato di Delfin. Se rimarranno 6 o 5 azionisti, con le loro diversità, sarà molto più facile trovare delle soluzioni buone per la società e…
PARIGI – L’assemblea di EssilorLuxottica approva bilancio, dividendo di 4 euro, nomina dei consiglieri e compensi dei manager con una maggioranza bulgara. Per la prima volta Leonardo Maria Del Vecchio, che dell’azienda è chief strategy officer del gruppo e presidente di Ray-Ban non si presenta all’assise, lasciando il campo libero ai fratelli Claudio, Luca e al figlio di Paola, Andrea Carniello. «Leo era a Parigi, ma aveva altri impegni», precisa Francesco Milleri, presidente di Delfin nonché presidente e ad di Essilux.
Le quote a Leonardo Maria: "Semplificare è sempre una cosa buona”
Sul futuro acquisto delle quote di Paola e Luca, che porterà il quartogenito di Del Vecchio al 37,5% di Delfin, commenta: «Semplificare è sempre una cosa buona. Ce l’ha insegnato Leonardo Del Vecchio, e questo è un processo che porterà alla semplificazione dell’azionariato di Delfin. Se rimarranno 6 o 5 azionisti, con le loro diversità, sarà molto più facile trovare delle soluzioni buone per la società e per il Paese». E anche per la governance di Essilux, di cui Delfin ha il 32,4% del capitale. «Delfin è un socio di maggioranza relativa, come si è visto dall’assemblea non influenza la governance di Essilux — spiega Milleri — i risultati 2025 confermano la bontà della nostra visione e della sua esecuzione. Siamo diventati un’azienda del medtech (la tecnologia applicata alla medicina, ndr), trainata dalla scienza e dai dati».
Oltre a Delfin, Bpifrance (4%), Valoptec (il sindacato dei dipendenti azionisti con il 4,9%), all’assise partecipa anche la Meta di Mark Zuckerberg (che ha oltre il 3% del capitale), e i fondi pari all’80,78% in tutto. «Nel comparto dei wearable (dispositivi indossabili, ndr) siamo leader insieme a Meta, nessuna delle due aziende avrebbe potuto raggiungere questo risultato da sola — aggiunge Milleri — e abbiamo già dimostrato di essere più bravi a crescere quando c’è competizione. Faremo nuove acquisizioni per complementare il nostro parco di tecnologie, soprattutto nell’audio, e nelle nuove catene di negozi con un focus sulla Cina». Quanto a un possibile interesse su Amplifon Milleri risponde «L’abbiamo guardata, ma loro hanno scelto un’altra strada». Ma se Milleri è presidente e ad di Essilux con pieni poteri insieme a una squadra «che è la migliore di sempre», di Delfin è solo presidente.
Il voto su Mps
«Non ho neppure la rappresentanza legale di Delfin — ricorda Milleri — il cda ha sempre deciso ad unanimità, compresa la decisione su come votare all’assemblea per il rinnovo del cda di Mps sostenendo la lista Lovaglio, seguendo il parere di numerosi advisor sia bancari sia legali, che ci hanno indicato che era la scelta migliore per l’azienda». A chi gli chiede se ha sentito Lovaglio dopo il rinnovo dell’incarico, Milleri risponde: «Non l’ho sentito, ma Delfin non si interessa né delle persone, né della governance, ci interessano i risultati». Intanto il futuro acquisto da parte di Leonardo Maria Del Vecchio del 37,5% di Delfin, grazie a un maxi-prestito da 10 miliardi, secondo gli analisti di Mediobanca potrebbe dare una spinta alla holding a valorizzare il portafoglio di partecipazioni, tra cui oltre Mps (17,5%), anche Generali (10,5%) e Unicredit (2,7%). «Tutto in teoria si può fare, ma decide il consiglio, che per fortuna ha sempre scelto ad unanimità — ha concluso Milleri — il mercato apprezzerà la maggiore stabilità e coerenza fra i soci di Delfin»