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Musk e Altman dai giudici, sfida per il dominio dell’IA

Sam Altman (reuters)

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Via al processo. L’ex socio e patron di Tesla, accusa OpenAI di aver tradito la missione per il profitto. “Mossa dettata dall’invidia”
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NEW YORK – Sam Altman e Elon Musk sono arrivati allo scontro finale in un processo ad alto rischio che potrebbe cambiare il futuro della principale startup di intelligenza artificiale, OpenAI. Un processo a suo modo storico, che è cominciato ieri a Oakland, in California, con la fase preliminare della selezione della giuria, ma tutti i nodi legali sono già sul tavolo. Al centro del caso ci sono le accuse di frode lanciate da Musk. Il miliardario sudafricano, maggiore azionista di X, SpaceX e Tesla, porta avanti la sua causa dal 2024 sostenendo che la startup guidata da Altman – che ieri si è presentato a sorpresa alla prima udienza – abbia abbandonato la missione originaria di sviluppare l’IA a beneficio dell’umanità per concentrarsi invece sull’aumento dei profitti. Musk, 54 anni, è stato uno dei cofondatori di OpenAI e ritiene che Altman, 41 anni, assieme all’altro cofondatore Greg Brockman (38), lo abbia ingannato convincendolo a finanziare l’azienda, per poi tradire l’obiettivo in…

NEW YORK – Sam Altman e Elon Musk sono arrivati allo scontro finale in un processo ad alto rischio che potrebbe cambiare il futuro della principale startup di intelligenza artificiale, OpenAI. Un processo a suo modo storico, che è cominciato ieri a Oakland, in California, con la fase preliminare della selezione della giuria, ma tutti i nodi legali sono già sul tavolo. Al centro del caso ci sono le accuse di frode lanciate da Musk. Il miliardario sudafricano, maggiore azionista di X, SpaceX e Tesla, porta avanti la sua causa dal 2024 sostenendo che la startup guidata da Altman – che ieri si è presentato a sorpresa alla prima udienza – abbia abbandonato la missione originaria di sviluppare l’IA a beneficio dell’umanità per concentrarsi invece sull’aumento dei profitti. Musk, 54 anni, è stato uno dei cofondatori di OpenAI e ritiene che Altman, 41 anni, assieme all’altro cofondatore Greg Brockman (38), lo abbia ingannato convincendolo a finanziare l’azienda, per poi tradire l’obiettivo iniziale, appunto.

Secondo OpenAI, che ha pubblicato un commento su X, “questa causa è sempre stata un tentativo infondato e dettato dall’invidia di sabotare un concorrente”. L’obiettivo del magnate sudafricano, insomma, sarebbe provare a rafforzare le sue aziende, SpaceX, xAI e X, che hanno lanciato Grok come concorrente di ChatGpt, il programma di intelligenza artificiale di OpenAI. Nell’esposto Musk ha chiesto la rimozione di Altman e Brockman, poi che OpenAI smetta di operare come società di pubblica utilità. Il miliardario ha inoltre richiesto che la divisione non profit di OpenAI riceva fino a 150 miliardi di dollari di risarcimento nel caso in cui lui dovesse vincere in aula.

Negli ultimi due anni le strategie legali di Musk per colpire OpenAI hanno spaziato dalle accuse di violazione contrattuale a pratiche commerciali definite scorrette, fino alla pubblicità ingannevole. Ora lui e Altman saranno chiamati a testimoniare in aula in un momento particolarmente delicato per entrambi. La xAI di Musk, attualmente parte di SpaceX, ha presentato domanda per una quotazione in Borsa. Anche OpenAI starebbe valutando di sbarcare a Wall Street. In gioco ci sono miliardi di dollari, altro aspetto che rende il processo un evento.

Le domande sull’uso di ketamina da parte di Musk non entreranno direttamente nello scontro tra i due team di avvocati, ma non è escluso che in aula – in una battaglia legale che si preannuncia piena di colpi bassi – venga tirato in ballo anche questo caso. Intanto, i riferimenti all’analgesico usato come antidepressivo compaiono negli articoli agli atti del processo. Le cause legali, secondo alcuni osservatori, sembrano essere l’alternativa preferita da Musk alla terapia. Il fatto che il caso sia arrivato al processo, però, è già una vittoria per lui, accusato di voler danneggiare la reputazione di OpenAI in ogni modo possibile. Incluso, secondo The Verge, un dossier omofobo su Altman che circolerebbe nella Silicon Valley attraverso “intermediari di Musk”.

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