MILANO – Prima il gas, adesso il petrolio. Eni ha firmato con il ministero degli Idrocarburi del Venezuela e con la compagnia di Stato, Pdvsa, un accordo programmatico per rilanciare la produzione di greggio nella licenza Junin-5, situata nella Fascia dell’Orinoco. Lì, in mezzo a un campo a olio pesante che contiene 35 miliardi di barili in posto, la major italiana è da tempo già presente attraverso una joint venture con il colosso locale, in maggioranza al 60%. Ma a causa delle sanzioni Usa sul greggio del Paese sudamericano, per anni la produzione si è misurata con il contagocce, tanto da non trovarne quasi traccia nei bilanci di Eni.
Dopo il gas, il petrolio
Adesso la storia sta cambiando. Dopo il blitz americano che ha deposto il presidente Nicolás Maduro - e sotto la supervi…
MILANO – Prima il gas, adesso il petrolio. Eni ha firmato con il ministero degli Idrocarburi del Venezuela e con la compagnia di Stato, Pdvsa, un accordo programmatico per rilanciare la produzione di greggio nella licenza Junin-5, situata nella Fascia dell’Orinoco. Lì, in mezzo a un campo a olio pesante che contiene 35 miliardi di barili in posto, la major italiana è da tempo già presente attraverso una joint venture con il colosso locale, in maggioranza al 60%. Ma a causa delle sanzioni Usa sul greggio del Paese sudamericano, per anni la produzione si è misurata con il contagocce, tanto da non trovarne quasi traccia nei bilanci di Eni.
Dopo il gas, il petrolio
Adesso la storia sta cambiando. Dopo il blitz americano che ha deposto il presidente Nicolás Maduro - e sotto la supervisione degli Stati Uniti - il Venezuela ha lavorato sodo per attirare investimenti stranieri e rimettere in piedi il proprio settore energetico, ricco di risorse ma impoverito da decenni di mancati ammodernamenti. Assieme a Repsol, Eni ha già ripreso la produzione nel giacimento di gas di La Perla e ha iniziato a recuperare parte dei crediti mai riscossi sotto forma di barili di petrolio.
Corocoro, altro accordo da rivedere
L’accordo firmato oggi per Junin-5 prevede termini migliorativi rispetto a quelli originali e consentirà un maggior presidio dell’asset, oltre al pieno controllo della gestione operativa, finanziaria e commerciale. Oggi la licenza produce circa 12 mila barili al giorno, ma l’auspicio è che, con gli opportuni sviluppi, il livello possa crescere. E di molto.
È ragionevole pensare che il prossimo passo sarà rivedere l’accordo alla base delle attività di PetroSucre (74% Pdvsa, 26% Eni) che opera il campo di petrolio di Corocoro. Come verranno pagati i nuovi barili estratti dai due progetti è ancora da definire. Tra le partecipazioni di Eni in Venezuela spicca anche il 49% della petrolchimica Supermetanol, pari alla quota della statale Pequiven, a cui si somma lo 0,9% di Intesa Sanpaolo.