Landini: zero euro a chi lavora, i soldi vanno tutti alle imprese
di Rosaria AmatoROMA – I sindacati vanno dalla «grande soddisfazione» espressa dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, che considera il decreto Primo Maggio «il primo passo di un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità», alle critiche radicali del leader della Cgil Maurizio Landini, che obietta che «bisognerebbe spiegare al governo che il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, e in questo decreto i 960 milioni vanno tutti alle imprese». Interlocutoria la posizione del segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri che, in attesa di conoscere in dettaglio il contenuto del provvedimento, ribadisce la richiesta al governo di non esercitare la delega sul lavoro.
Mentre dal lato delle organizzazioni imprenditoriali si …
ROMA – I sindacati vanno dalla «grande soddisfazione» espressa dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, che considera il decreto Primo Maggio «il primo passo di un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità», alle critiche radicali del leader della Cgil Maurizio Landini, che obietta che «bisognerebbe spiegare al governo che il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, e in questo decreto i 960 milioni vanno tutti alle imprese». Interlocutoria la posizione del segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri che, in attesa di conoscere in dettaglio il contenuto del provvedimento, ribadisce la richiesta al governo di non esercitare la delega sul lavoro.
Mentre dal lato delle organizzazioni imprenditoriali si raccolgono invece solo commenti estremamente positivi. «Sono apprezzabili le disposizioni relative al salario giusto che rispettano e riconoscono il ruolo insostituibile delle organizzazioni comparativamente più rappresentative», afferma il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. «Ci auguriamo che questo decreto rappresenti un punto per una ripartenza economica del Paese», dice il presidente di Confapi, Cristian Camisa. Anche se c’è chi, come Confartigianato, fa notare che gli incentivi alle assunzioni dovrebbero avere «un orizzonte temporale più ampio, per una più certa prospettiva di programmazione».
Proprio sugli incentivi alle assunzioni, però, si concentrano le maggiori critiche di Landini: «Semplicemente danno soldi se un’azienda assume. Lo trovo un po’ singolare: un’azienda assume se ha bisogno di lavoratori». Nulla invece sul fronte dei salari, divorati dal fiscal drag: «Dovrebbero utilizzare le risorse in in modo di aumentare i salari ai lavoratori. Questo decreto non dà un euro in più ai lavoratori, che continuano a pagare più tasse di quanto dovrebbero».
Anche i sindacati di settore sono molto critici. La Flepar (sindacato della dirigenza pubblica) guarda alle norme sulla sicurezza sul lavoro, che giudica insufficienti: «Il decreto Primo Maggio non affronta ancora i nodi strutturali della prevenzione nei luoghi di lavoro», obietta la segretaria, Tiziana Cignarelli.
Insoddisfazione anche per le norme sui rider: dal testo è scomparsa la norma che definiva le condizioni di sfruttamento, e anche le tutele sono poco significative, a cominciare da quella che vieta di usare lo Spid di un altro lavoratore. «Non è che nel nostro Paese ci sia qualcuno legittimato a usare l’account di un altro», ironizza il segretario del Nidil Cgil Andrea Borghesi. Debole anche la tutela sull’uso degli algoritmi, «il ranking reputazionale per esempio era già stata considerato illegittimo da una sentenza del tribunale di Bologna del 2020 contro Deliveroo», ricorda Borghesi. «Mi auguro che nel testo definitivo sia rimasta almeno la presunzione di subordinazione: - conclude - se non c’è quella il resto vale poco». ©RIPRODUZIONE RISERVATA