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La Bce lascia ancora i tassi fermi. Ma è pronta a un rialzo a giugno

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Il board ha iniziato a discutere degli aumenti. Lagarde: “Non parliamo di stagflazione e non siamo neanche in recessione”
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BERLINO – La stagflazione lasciamola agli storici. Più precisamente, «lasciamola agli anni Settanta». Allora la micidiale combinazione di un’economia al palo e un’inflazione galoppante tormentarono l’Occidente. Ma Christine Lagarde ha ricordato ieri che quello scenario, evocato da molti economisti dall’inizio della guerra nel Golfo Persico, «non si attaglia alla situazione attuale». Ha sottolineato che cinquant’anni fa «l’inflazione era persistente e sostenuta, accompagnata da un’elevata disoccupazione e da un quadro di politica monetaria e fiscale completamente diverso da quello attuale». Tanto che nella consueta conferenza stampa successiva al consiglio direttivo della Bce, la presidente ha di fatto preparato mercati e cittadini europei a un probabile rialzo dei tassi d’interesse, forse già a giugno.

BERLINO – La stagflazione lasciamola agli storici. Più precisamente, «lasciamola agli anni Settanta». Allora la micidiale combinazione di un’economia al palo e un’inflazione galoppante tormentarono l’Occidente. Ma Christine Lagarde ha ricordato ieri che quello scenario, evocato da molti economisti dall’inizio della guerra nel Golfo Persico, «non si attaglia alla situazione attuale». Ha sottolineato che cinquant’anni fa «l’inflazione era persistente e sostenuta, accompagnata da un’elevata disoccupazione e da un quadro di politica monetaria e fiscale completamente diverso da quello attuale». Tanto che nella consueta conferenza stampa successiva al consiglio direttivo della Bce, la presidente ha di fatto preparato mercati e cittadini europei a un probabile rialzo dei tassi d’interesse, forse già a giugno.

L’incertezza su inflazione e crescita

Il contesto, tuttavia, resta estremamente incerto, e i rischi di un’inflazione «in aumento» e un’economia «in calo» sono alti. I primi suggerirebbero un aumento dei tassi, i secondi l’opposto. Il limbo attuale ha spinto dunque i banchieri centrali a decidere «all’unanimità» di mantenere per ora i tassi di interesse, intanto, invariati. Una mossa analoga a quella decisa poche ore prima dalla Fed americana. «La guerra in Medio Oriente - ha precisato Lagarde - ha creato un’impennata dei prezzi che già a marzo sono saliti al 3%». Nel breve termine l’inflazione rimarrà «ben al di sopra del 2%». Mentre il futuro dipenderà dalla «durata» del conflitto tra Stati Uniti e Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz.

Gli analisti quindi si attendono un aumento dei tassi già a giugno, soprattutto dopo che Lagarde ha rivelato che alla riunione del board s’è parlato dell’ipotesi di un rincaro del costo del denaro. Tra un mese e mezzo la Bce aggiornerà anche le stime su crescita e inflazione e i diversi scenari presentati all’ultima riunione. Ma, ha spiegato la presidente della Bce, «ci stiamo allontanando dallo scenario di base», fondato su una guerra breve ed effetti limitati su Pil e prezzi. Intanto Lagarde ha storto il naso anche dinanzi al termine stagnazione, usata da molti analisti per descrivere l’esangue economia dell’eurozona: «La chiamerei crescita bassa», ha puntualizzato.

Il dilemma della Bce

A proposito di lezioni storiche, la presidente della Bce ha detto di aver fatto tesoro di qualche errore del passato. Nel 2011, ancora nel pieno della spaventosa crisi finanziaria che travolse l’euro, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet aumentò il costo del denaro. Troppo presto. Al contrario, nel 2022 la Bce tentennò troppo a lungo prima di aumentare mentre i prezzi stavano crescendo a dismisura, spinti dalla crisi delle forniture post-Covid. Nel comunicato che ha accompagnato la conferenza stampa, la Bce ha concluso che «più a lungo durerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia rimarranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sull’inflazione e sull’economia». E maggiore sarà il dilemma per la Bce: fermare l’inflazione o salvare la crescita?

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