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Durigon: “No ai buchi tra i contratti. Va rimessa la norma sugli aumenti arretrati”

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon 

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Il sottosegretario leghista al Lavoro: “Reintrodurre la retroattività dei rinnovi contrattuali è una questione di giustizia. Ci riproveremo in Parlamento”
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ROMA – «Siamo pronti a reintrodurre in Parlamento la retroattività dei rinnovi contrattuali dalla scadenza. È una norma di giustizia: gli aumenti non possono arrivare dopo anni di vuoto». Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro rivendica il decreto Primo maggio e annuncia battaglia sul punto uscito dal testo dopo il no delle imprese.

Sottosegretario, come giudica il decreto?

«Va nella direzione giusta. Mantiene l’equilibrio costituzionale e dà attuazione agli articoli 36 e 39: libertà sindacale e salario giusto. Diamo forza alla contrattazione e indichiamo una strada che, a differenza del salario minimo, non abbassa le tutele. È un risultato importante».

Alla fine la retroattività è saltata.

«Si può migliorare. Vorrei tornare alla proposta iniziale. Se vogliamo incentivare la contrattazione e tutelare il potere d’acquisto, gli aumenti devono essere costanti. Non si possono avere buchi. Serve una regola che spinga a rinnovare alla scadenza. O faccia partire gli aumenti da lì».

La mi…

ROMA – «Siamo pronti a reintrodurre in Parlamento la retroattività dei rinnovi contrattuali dalla scadenza. È una norma di giustizia: gli aumenti non possono arrivare dopo anni di vuoto». Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro rivendica il decreto Primo maggio e annuncia battaglia sul punto uscito dal testo dopo il no delle imprese.

Sottosegretario, come giudica il decreto?

«Va nella direzione giusta. Mantiene l’equilibrio costituzionale e dà attuazione agli articoli 36 e 39: libertà sindacale e salario giusto. Diamo forza alla contrattazione e indichiamo una strada che, a differenza del salario minimo, non abbassa le tutele. È un risultato importante».

Alla fine la retroattività è saltata.

«Si può migliorare. Vorrei tornare alla proposta iniziale. Se vogliamo incentivare la contrattazione e tutelare il potere d’acquisto, gli aumenti devono essere costanti. Non si possono avere buchi. Serve una regola che spinga a rinnovare alla scadenza. O faccia partire gli aumenti da lì».

La ministra Calderone l’aveva inserito. Le imprese hanno detto no. Come pensa di convincerle?

«Io dico: rinnova quando vuoi, ma il rinnovo parte dalla scadenza. A meno che le parti non decidano diversamente, come nei metalmeccanici, dove c’è il recupero di tutta l’inflazione. Non si possono aspettare otto o dieci anni per rinnovare».

Proprio su queste colonne lei si era detto contrario al monopolio di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Ha perso la sua battaglia a favore dei “piccoli”?

«Non approverò mai un contratto al ribasso. Non sono mai stato con chi paga meno. Per me la soluzione migliore era il Codice degli appalti: contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ma anche contratti equivalenti. Il decreto è simile: al posto dell’equivalenza c’è il tec, il trattamento economico complessivo».

Cosa dicono le sigle minori? Si sono lamentate con lei?

«Il decreto non intacca la libertà sindacale. Non introduce un monopolio legalizzato. Tutti partono uguali nella contrattazione. Ma bisogna fare la gara al migliore. La libertà sindacale non si difende pagando di meno. Oggi il contratto leader è quello di Cgil, Cisl e Uil. Domani si vedrà. E non c’è solo il tec. Piuttosto vorrei cambiare altro».

Cosa?

«L’articolo 8 della legge Sacconi. Al secondo livello di contrattazione si verificano situazioni sfavorevoli al lavoratore, soprattutto nelle piccole imprese laddove basta iscrivere pochi dipendenti ai sindacati per derogare alle condizioni generali e dare meno ferie, rol o tredicesima. Sotto i 15 dipendenti deve scattare un controllo dell’Ispettorato».

E le norme sui rider?

«Non le ho approfondite. Ma non ho mai condiviso il contratto Assodelivery-Ugl. La soluzione è un contratto misto: autonomi per chi vuole, dipendenti per gli altri».

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