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Fed, finisce l’era Powell ma resterà nel board. Warsh nuovo presidente

L'ultima conferenza stampa di Jerome Powell (reuters)

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Il bersaglio delle critiche di Trump si congeda lasciando i tassi invariati. Il presidente Usa: “Rimane perché non trova lavoro”
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NEW YORK – Jerome Powell non lascerà il Board of Governors della Federal Reserve, anche se il 15 maggio scade il suo mandato alla presidenza, perché teme persecuzioni giudiziarie.

Lo ha annunciato lui stesso ieri, alla fine dell’ultima riunione che ha guidato, in cui la banca centrale americana ha lasciato i tassi fermi. Così potrà continuare ad essere la spina nel fianco di Donald Trump, impedendogli di nominare il successore e quindi avere la maggioranza completa negli organi che guidano la Fed. Il presidente, non a caso, è tornato ad attaccarlo su Truth: “Powell vuole rimanere alla Fed perché non trova lavoro da nessun’altra parte. Nessuno lo vuole”.

Ieri è stata una giornata chiave per la banca. Nella mattinata il Banking Committee del Senato ha approvato la nomina di Kevin Warsh come nuovo capo, seguendo gli ordini di scuderia, con i 13 repubblicani a favore e gli 11 democratici contro.

L’ultimo ostacolo

L’ultimo ostacolo era il rappresentante della North Carolina Thom Tillis, ch…

NEW YORK – Jerome Powell non lascerà il Board of Governors della Federal Reserve, anche se il 15 maggio scade il suo mandato alla presidenza, perché teme persecuzioni giudiziarie.

Lo ha annunciato lui stesso ieri, alla fine dell’ultima riunione che ha guidato, in cui la banca centrale americana ha lasciato i tassi fermi. Così potrà continuare ad essere la spina nel fianco di Donald Trump, impedendogli di nominare il successore e quindi avere la maggioranza completa negli organi che guidano la Fed. Il presidente, non a caso, è tornato ad attaccarlo su Truth: “Powell vuole rimanere alla Fed perché non trova lavoro da nessun’altra parte. Nessuno lo vuole”.

Ieri è stata una giornata chiave per la banca. Nella mattinata il Banking Committee del Senato ha approvato la nomina di Kevin Warsh come nuovo capo, seguendo gli ordini di scuderia, con i 13 repubblicani a favore e gli 11 democratici contro.

L’ultimo ostacolo

L’ultimo ostacolo era il rappresentante della North Carolina Thom Tillis, che pur appartenendo al Gop, aveva deciso di bloccare la nomina perché si opponeva all’inchiesta lanciata dal dipartimento alla Giustizia contro Powell, usando come scusa i lavori di ristrutturazione della sede.

In realtà era una delle tante vendette ordinate da Trump attraverso la magistratura e Tillis si era messo di mezzo, anche perché non ha intenzione di ricandidarsi e quindi ha la libertà di agire secondo coscienza.

Il dipartimento alla Giustizia ha rinunciato all’inchiesta proprio per superare questo scoglio, e così la nomina di Warsh è diventata realtà. «Quello che vuole Trump - ha commentato la senatrice democratica Elizabeth Warren - è la sottomissione completa della Fed. Vedremo se Warsh avrà la volontà e la forza di difenderne l’indipendenza».

La terza volta

Nelle stesse ore si riuniva il Federal Open Market Committee, per l’ultima volta sotto la guida di Powell. Come atteso, la banca centrale ha deciso di non toccare i tassi per la terza volta consecutiva, lasciandoli fra il 3,5% e il 3,75%. Con qualche dissenso, che preannuncia l’inizio di una stagione complicata.

Il motivo è ovvio: la guerra in Iran sta provocando una crisi energetica, che ha già ricaschi sul prezzo di petrolio e benzina. La Fed teme una nuova impennata dell’inflazione e quindi lascia fermo il costo del denaro, in attesa di capire come reagire.

La vera incognita è come si comporterà Warsh, che per fare contento Trump dovrebbe tagliare i tassi, ma se vuole preservare la sua credibilità dovrà invece basare le decisioni sui dati economici, resistendo alle pressioni politiche.

L’ago della bilancia

L’altra incognita riguardava il futuro di Powell, che il 15 maggio scade come presidente, ma ha il diritto di restare nel Board of Governors, diventando così l’ago della bilancia. Al momento il Board ha tre membri nominati da Trump, Waller, Bowman e Miran, che sarà rimpiazzato da Warsh, e tre dai democratici, ossia Jefferson, Barr e Cook.

Jerome sta nel mezzo, scelto da Donald durante il primo mandato, ma poi confermato da Biden. Può restare fino al 2028, diventando il voto decisivo tra i due gruppi fino alle prossime elezioni presidenziali. Considerando come Trump lo ha maltrattato, potrebbe creare parecchi problemi.

Durante l’ultima conferenza stampa tenuta ieri, Powell ha chiarito cosa intende fare: «Ho apprezzato che il dipartimento alla Giustizia abbia archiviato l’inchiesta su di me, ma allo stesso tempo ha avvertito che potrebbe riprenderla in ogni momento.

Come scudo

Perciò ho deciso di restare nel Board, fino a quando la vicenda non sarà completamente chiusa». La logica è chiara. Powell teme che l’inchiesta sia stata fermata solo per favorire la conferma di Warsh, ma potrebbe essere riaperta appena lascerà la Fed.

Quindi resterà nel Board per usarlo come scudo. Non intende interferire col successore, ma ha avvertito che la credibilità della Fed dipende dalla sua indipendenza.

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