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Scontro sui vincoli Ue. Salvini tenta lo strappo, palazzo Chigi resiste

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Nella risoluzione la richiesta di “flessibilità per la sicurezza energetica e la tassa sugli extraprofitti”. Oggi in Cdm il piano casa da 5 miliardi
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ROMA - L’unica strada percorribile, quando su Roma cala la sera, è spedire a Palazzo Chigi la risoluzione di maggioranza al Dfp che sarà votata oggi in Parlamento. In questo modo, Giancarlo Giorgetti prova a smarcarsi dagli emissari di Matteo Salvini, che premono per mettere nero su bianco l’opzione di uno strappo con l’Europa sui conti pubblici. «Adesso è sul tavolo di Meloni», risponde il titolare dell’Economia ai colleghi di partito che gli chiedono di emendare il testo. Alla fine decide la presidente del Consiglio: nessuna minaccia alla Ue. Per questo nel testo finale si chiede di «attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare la flessibilità» del Patto «in materia di sicurezza economica ed energetica». C’è anche la richiesta di adottare misure fiscali «mirate e temporanee» per mitigare gli aumenti dei carburanti che colpiscono le famiglie, in particolare quelle più disagiate, e per aiutare le industrie energivore, tassando gli extraprofitti …

ROMA - L’unica strada percorribile, quando su Roma cala la sera, è spedire a Palazzo Chigi la risoluzione di maggioranza al Dfp che sarà votata oggi in Parlamento. In questo modo, Giancarlo Giorgetti prova a smarcarsi dagli emissari di Matteo Salvini, che premono per mettere nero su bianco l’opzione di uno strappo con l’Europa sui conti pubblici. «Adesso è sul tavolo di Meloni», risponde il titolare dell’Economia ai colleghi di partito che gli chiedono di emendare il testo. Alla fine decide la presidente del Consiglio: nessuna minaccia alla Ue. Per questo nel testo finale si chiede di «attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare la flessibilità» del Patto «in materia di sicurezza economica ed energetica». C’è anche la richiesta di adottare misure fiscali «mirate e temporanee» per mitigare gli aumenti dei carburanti che colpiscono le famiglie, in particolare quelle più disagiate, e per aiutare le industrie energivore, tassando gli extraprofitti delle società energetiche con «una soluzione a livello Ue». A suggello del compromesso con la Ue ci sono il rispetto del «percorso della spesa netta previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025» e «l’implementazione delle riforme e degli investimenti».

Maggioranza spaccata

La linea di Meloni e Giorgetti ha la meglio, ma la maggioranza è sempre meno compatta, sempre più litigiosa. Per tutto il giorno, il responsabile economico del Carroccio Alberto Bagnai cerca di organizzare una riunione con i colleghi del centrodestra, ma Fratelli d’Italia e FI neanche gli rispondono. A lui, però, il vicepremier leghista affida la battaglia, affiancandogli Claudio Borghi. E dunque, sono loro a chiedere di esplicitare l’ipotesi di uno scostamento non concordato con Bruxelles.

Non è quello che Meloni intende consentire, innanzitutto per una ragione tattica: forzare la mano con le istituzioni europee prima ancora di aver trattato la flessibilità rischierebbe di allontanare il vero obiettivo. Obiettivo che resta quello di dirottare risorse da altri capitoli di spesa alla crisi energetica. Ad esempio, i 3,7 miliardi per gli investimenti militari già opzionati per quest’anno. Una cifra che equivale allo 0,15 del Pil, che adesso Meloni preferirebbe utilizzare per ammortizzare il caro bollette e per altre misure emergenziali. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, però, ha chiesto anche pubblicamente di non penalizzare la spesa per la sicurezza. Alla fine, la risoluzione dà spazio solo alla flessibilità per misure sulla sicurezza economica ed energetica, senza alcun riferimento alle armi.

Il piano casa

Di questo, e del Piano casa, la presidente del Consiglio parlerà già oggi di fronte ai cronisti, al termine del Consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio anche per allungare gli sconti sulle accise. A sera è Salvini a confermare che Meloni si presenterà in conferenza stampa proprio insieme a lui.

Sarà la seconda volta in tre giorni, dopo anni in cui ha preferito evitare di farlo (se non a inizio anno e in occasione dei G7 e dei G20). Il segnale forse più chiaro della necessità di mostrarsi presente in un momento di crisi che rischia di eroderne il consenso. L’occasione è a portata di mano: il Piano casa da 5 miliardi. Ai 970 milioni già inseriti nei saldi del bilancio nazionale, che serviranno a riqualificare 60mila edifici, si aggiungeranno risorse provenienti da altri capitoli. Un Piano più corposo. Per provare a dare l’idea di un governo che si muove, nonostante la palude della crisi.

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