Accantonata la spigolosa operazione con i francesi di Natixis il ceo di Generali Philippe Donnet apre a una partnership più stretta con Unicredit, ormai terzo azionista della compagnia con quasi il 10% del capitale. «La partership con Unicredit va bene - ha detto Donnet prima di entrare all’audizione in Senato davanti alla Commissione di inchiesta sulle banche -. Spero che ci saranno possibilità di ulteriori sviluppi e sono fiducioso». Su quali fronti questo sarà possibile, se solo in campo assicurativo o anche del risparmio gestito, Donnet ha risposto: «Su tutti i fronti».
Al momento Generali e Unicredit hanno accordi per la distribuzione di prodotti assicurativi sulla rete di sportelli che la banca milanese controlla in vari paesi dell’Europa centro-orientale. Donnet e Andrea Orcel si sono incontrati anche recentemente e Unicredit è poi cresciuta nel capitale, quindi il mercato si attende ulteriori passi avanti nella collaborazione tra i due gruppi, con Intesa Sanpaolo ancora nella …
Accantonata la spigolosa operazione con i francesi di Natixis il ceo di Generali Philippe Donnet apre a una partnership più stretta con Unicredit, ormai terzo azionista della compagnia con quasi il 10% del capitale. «La partership con Unicredit va bene - ha detto Donnet prima di entrare all’audizione in Senato davanti alla Commissione di inchiesta sulle banche -. Spero che ci saranno possibilità di ulteriori sviluppi e sono fiducioso». Su quali fronti questo sarà possibile, se solo in campo assicurativo o anche del risparmio gestito, Donnet ha risposto: «Su tutti i fronti».
Al momento Generali e Unicredit hanno accordi per la distribuzione di prodotti assicurativi sulla rete di sportelli che la banca milanese controlla in vari paesi dell’Europa centro-orientale. Donnet e Andrea Orcel si sono incontrati anche recentemente e Unicredit è poi cresciuta nel capitale, quindi il mercato si attende ulteriori passi avanti nella collaborazione tra i due gruppi, con Intesa Sanpaolo ancora nella veste di spettatrice.
Ma qualcosa potrebbe accadere sul fronte di Banca Generali, la controllata al 51% di Generali nel risparmio gestito e che nel 2025 era stata al centro della contesa per la conquista di Mediobanca. «Per Banca Generali viviamo di opzioni. Più abbiamo opzioni più siamo forti nelle trattative e creare valore», ha detto Donnet davanti ai senatori. «Siamo un azionista soddisfatto di Banca Generali, potremo continuare a collaborare senza essere azionista di controllo come ho già detto agli analisti. Tutte le opzioni sono sul tavolo».
La relativa tranquillità dei vertici Generali di oggi deriva in gran parte dal risultato dell’assemblea Mps del 15 aprile scorso, quando la lista del cda con Fabrizio Palermo ad e sostenuta da Francesco Gaetano Caltagirone con il 13,5%, ha perso rispetto alla lista Plt holding dell’imprenditore Pierluigi Tortora che ha puntato sulla conferma di Luigi Lovaglio. Il quale non sembra avere intenti bellicosi verso Generali, di cui controlla il 13,2% attraverso la controllata Mediobanca. «Nice to have», ha sempre detto Lovaglio.
Il risultato di Siena ha messo a nudo la farraginosità delle nuove regole introdotte dalla legge Capitali sulla lista del cda uscente. «Noi facciamo engagement con gli azionisti e vi assicuro che il tempo passato per spiegare i cavilli di questa legge è stato lungo. Avere anomalie è penalizzante per nostro mercato, frena l’arrivo degli investitori stranieri», ha detto il presidente di Generali Andrea Sironi. Il quale ha poi osservato che «la legge Capitali introduce alcuni elementi nuovi che sono sono positivi. Altri sono paletti come la super maggioranza per l’approvazione della lista del cda e la previsione di un numero di candidati superiori a quelli necessari. Poi la seconda votazione aperta anche a soci che hanno votato altre liste», ha ricordato Sironi ai legislatori.
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