Certificazione unica, il pasticcio dell’Inps: 2 milioni di documenti errati. Si rischia di perdere il bonus fiscale
di Valentina ConteROMA – Persino l’Inps ha sbagliato: due milioni di Certificazioni uniche emesse con una casella barrata per errore. Il risultato? Naspi, cassa integrazione, disoccupazione agricola, maternità, malattia e altre indennità percepite nel 2025 rischiavano di non essere considerate ai fini del nuovo taglio del cuneo fiscale.
Se n’è accorta la Cgil, attraverso il Consorzio nazionale Caaf. L’Inps ha corretto in corsa: le informazioni aggiornate, spiega l’Istituto, sono in linea dal 31 marzo e sono confluite automaticamente nella dichiarazione dei redditi precompilata, a disposizione di tutti dal 30 aprile. Ma il caso non è chiuso: secondo i Caaf Cgil, l’errore può riguardare molti altri sostituti d’imposta, pubblici e privati, e dunque una platea molto più ampia di lavoratori.
ROMA – Persino l’Inps ha sbagliato: due milioni di Certificazioni uniche emesse con una casella barrata per errore. Il risultato? Naspi, cassa integrazione, disoccupazione agricola, maternità, malattia e altre indennità percepite nel 2025 rischiavano di non essere considerate ai fini del nuovo taglio del cuneo fiscale.
Se n’è accorta la Cgil, attraverso il Consorzio nazionale Caaf. L’Inps ha corretto in corsa: le informazioni aggiornate, spiega l’Istituto, sono in linea dal 31 marzo e sono confluite automaticamente nella dichiarazione dei redditi precompilata, a disposizione di tutti dal 30 aprile. Ma il caso non è chiuso: secondo i Caaf Cgil, l’errore può riguardare molti altri sostituti d’imposta, pubblici e privati, e dunque una platea molto più ampia di lavoratori.
Cos’è successo
La storia nasce dalla legge di Bilancio 2025. Il governo Meloni ha trasformato il taglio del cuneo da contributivo a fiscale: non più uno sconto sui contributi previdenziali, ma un beneficio Irpef.
Per i lavoratori dipendenti fino a 20mila euro di reddito complessivo è prevista una somma non imponibile: il 7,1%, il 5,3% o il 4,8% del reddito da lavoro dipendente annuo teorico, fino a un massimo di 960 euro. Per chi guadagna tra 20mila e 40mila euro c’è invece un’ulteriore detrazione: mille euro tra 20.001 e 32 mila euro, poi a scalare fino ad azzerarsi a 40 mila.
Il beneficio riguarda potenzialmente tutti i lavoratori dipendenti fino a 40mila euro. Ma per riconoscerlo correttamente serve che la Certificazione unica sia compilata bene.
Cos’è la Cu e perché conta
La Certificazione unica è il documento fiscale che ogni anno il datore di lavoro, l’Inps o un altro sostituto d’imposta consegna al lavoratore o al percettore di reddito. La Cu 2026 fotografa i redditi del 2025 e alimenta anche la dichiarazione precompilata.
Quest’anno nella Cu sono state introdotte nuove caselle, dalla 718 alla 725, nella sezione “Somma che non concorre alla formazione del reddito”. Sono caselle decisive: servono a dire se quel reddito dà diritto o no alla somma non imponibile o all’ulteriore detrazione.
Il punto chiave è il 718. Se viene indicato il codice sbagliato, il lavoratore può perdere il taglio del cuneo pur avendone diritto. Oppure, al contrario, può ricevere un beneficio non dovuto.
L’errore dell’Inps su Naspi, Cig e maternità
Il caso più clamoroso riguarda l’Inps. Nelle prime Cu relative a Naspi, disoccupazione agricola, cassa integrazione, mobilità in deroga, maternità, malattia, Tbc e post-tubercolare, era stato indicato al punto 718 il codice 2.
Quel codice escludeva quelle somme dal perimetro utile per il nuovo beneficio fiscale. Ma queste indennità sostituiscono redditi da lavoro dipendente e quindi, se ci sono i requisiti di reddito, vanno considerate per avere il bonus o la detrazione che ha sostituito il taglio del cuneo.
Dopo le segnalazioni dei Caaf, l’Inps ha rettificato. L’Istituto ha spiegato che le Cu aggiornate sono disponibili dal 31 marzo e che i dati sono confluiti automaticamente nella precompilata. Consiglia comunque ai contribuenti interessati di scaricare di nuovo la Cu 2026.
L’errore opposto: il bonus a chi non ne aveva diritto
C’è stato anche il caso inverso. Per alcune Discoll — l’indennità di disoccupazione per collaboratori coordinati e continuativi, assegnisti e dottorandi iscritti alla gestione separata — era stato indicato il codice 1 invece del codice 2.
In quel caso il beneficio poteva essere riconosciuto a chi non ne aveva diritto, perché la Discoll sostituisceredditi assimilati al lavoro dipendente, esclusi dalla misura.
L’Agenzia delle entrate, con due faq, ha chiarito il discrimine: i nuovi benefici spettano ai redditi di lavoro dipendente e alle indennità che li sostituiscono, come Naspi, Cig, mobilità, maternità. Non spettano invece ai redditi assimilati.
I casi scoperti dalla Cgil: non solo Inps
Per Monica Iviglia, presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, il punto è che l’Inps ha corretto, ma il problema può essere molto più largo.
I Caaf hanno individuato altre criticità tra sostituti pubblici e privati: collaboratori, agenzie di lavoro interinale, precari della scuola, casse edili, fondi integrativi, alcune case circondariali.
Nel dossier Cgil compaiono, tra gli altri, i docenti a tempo determinato con supplenze discontinue, per incongruenze sui giorni di lavoro; le casse edili, dove il nodo riguarda l’Ape, l’anzianità professionale edile; il fondo Casella dei lavoratori dei giornali quotidiani, che eroga pensioni integrative; alcune Cu di lavoratori detenuti dipendenti dall’amministrazione penitenziaria, dove manca la sezione necessaria.
Il caso delle Casse edili è tra i più delicati. Secondo Iviglia, gli iscritti sono circa un milione e una parte delle Casse usa sistemi informatici autonomi. È stato chiesto un chiarimento formale all’Agenzia delle entrate per capire se l’Ape edile dia diritto ai nuovi benefici fiscali.
Il rischio per chi accetta la precompilata
Il timore della Cgil è semplice: quanti errori non sono ancora emersi? E quanti lavoratori se ne accorgeranno? Chi va al Caf ha più possibilità che l’anomalia venga intercettata. Ma il Caf non può correggere da solo una Cu sbagliata: deve farlo il sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’ente che l’ha emessa.
Il rischio è ancora più alto per chi accetta la dichiarazione precompilata dell’Agenzia delle entrate senza modifiche. Se la precompilata si basa su una Cu errata, il lavoratore può perdere il beneficio fiscale.
I numeri spiegano la posta in gioco: circa 20 milioni di dichiarazioni passano dai Caf, mentre 6 milioni di contribuenti inviano direttamente la precompilata.
Il nodo delle sanzioni
C’è poi il problema delle correzioni. Chi rettifica una Cu rischia una sanzione: 100 euro per ogni certificazione ritrasmessa, ridotti a circa 33 euro se la correzione arriva entro il 16 maggio. Per enti o aziende con migliaia di Cu sbagliate, il conto può diventare enorme.
Per questo Cgil e Consorzio Caaf hanno scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo, chiedendo di sollecitare tutti i sostituti d’imposta a riemettere le Cu corrette, aggiornare le dichiarazioni precompilate ed escludere le sanzioni per chi rettifica questa specifica anomalia.
Cosa devono fare i lavoratori
Chi nel 2025 ha ricevuto Naspi, Cig, disoccupazione agricola, maternità, malattia o altre prestazioni Inps dovrebbe scaricare di nuovo la Cu dal sito dell’Istituto, soprattutto se l’aveva presa prima del 31 marzo.
Per tutti gli altri, il consiglio dei Caaf è controllare con attenzione la nuova sezione sulle somme che non concorrono al reddito e, in particolare, il punto 718. Perché il taglio del cuneo, questa volta, passa anche da lì: da una casella compilata bene o male.