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L'ultima beffa della guerra di Trump: gli Usa sono il Paese in cui la benzina è cresciuta di più

(afp)

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I prezzi alla pompa sono cresciuti del 42% dall’inizio della guerra, il doppio di Canada e Regno Unito, pur restando più bassi che negli altri paesi. E crescono i timori per il balzo del diesel
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MILANO – Per Donald Trump è stallo sul campo di battaglia e sconfitta sonora sul campo stradale. Quello dei distributori di carburante americani, che dall’inizio del conflitto hanno visto i prezzi di benzina e diesel salire come in nessun altro paese del G7. Lo mette in evidenza una analisi di JpMorgan citata dal Financial Times che ragiona sugli effetti sui prezzi alla pompa a ormai oltre due mesi dall’attacco di Usa e Israele verso l’Iran. Negli Stati Uniti i prezzi sono saliti del 42% rispetto ai giorni precedenti al conflitto, ben di più di quanto registrato ad esempio in Canada (24%) o Regno Unito (19%).

Peggio nel mondo hanno fatto solo paesi asiatici come Myanmar, Malaysia e Pakistan, i prezzi alla pompa sono saliti di oltre il 50% per via di carenze fisiche di approvvigionamento. “La perturbazione fisica più immediata si è avvertita nel Sud-est asiatico, data la forte dipendenza della regione dai flussi attraverso il Medio Oriente”, ha dichiarato Natasha Kaneva, analista di J…

MILANO – Per Donald Trump è stallo sul campo di battaglia e sconfitta sonora sul campo stradale. Quello dei distributori di carburante americani, che dall’inizio del conflitto hanno visto i prezzi di benzina e diesel salire come in nessun altro paese del G7. Lo mette in evidenza una analisi di JpMorgan citata dal Financial Times che ragiona sugli effetti sui prezzi alla pompa a ormai oltre due mesi dall’attacco di Usa e Israele verso l’Iran. Negli Stati Uniti i prezzi sono saliti del 42% rispetto ai giorni precedenti al conflitto, ben di più di quanto registrato ad esempio in Canada (24%) o Regno Unito (19%).

Peggio nel mondo hanno fatto solo paesi asiatici come Myanmar, Malaysia e Pakistan, i prezzi alla pompa sono saliti di oltre il 50% per via di carenze fisiche di approvvigionamento. “La perturbazione fisica più immediata si è avvertita nel Sud-est asiatico, data la forte dipendenza della regione dai flussi attraverso il Medio Oriente”, ha dichiarato Natasha Kaneva, analista di JPMorgan. “In modo piuttosto controintuitivo, gli Stati Uniti sono emersi come la seconda area più colpita in termini di prezzi”.

Il paradosso

In apparenza il dato sembra paradossale. Gli Stati Uniti sono infatti oggi di gran lunga il principale produttore di petrolio del mondo e tra i maggiori esportatori mondiali di carburante, quindi di certo non hanno un problema di approvvigionamento. Eppure il prezzo medio è arrivato venerdì scorso a 4,39 dollari al gallone (circa 1,07 euro al litro), il livello più alto dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e in crescita rispetto ai 2,98 dollari pre-guerra (0,73 euro al litro), secondo l’associazione automobilistica AAA. Un dato che sconta anche forti squilibri regionali, se si pensa ad esempio che California gli automobilisti pagano 6,06 dollari al gallone.

Gli automobilisti insomma pagano ancora molto meno degli equivalenti europei ma in proporzione il prezzo è salito molto di più. La ragione è che negli Stati Uniti il prezzo del petrolio rappresenta la voce principale del costo del carburante finale mentre altrove, come in Europa, il carico fiscale è molto più forte quindi le impennate dei prezzi dei carburanti si fanno sentire con meno intensità. “Negli Stati Uniti è il consumatore a sostenere il costo, mentre in altri Paesi è lo Stato ad assorbirne una parte maggiore”, ha spiegato Edward Hayden-Briffett, analista di The Officials, divisione di Onyx Capital Group. “La benzina scenderà. Non appena la guerra sarà finita, crollerà rapidamente”, ha assicurato nei giorni scorsi il presidente Usa, sempre più sotto pressione nel proprio Paese su questo tema.

I timori sul diesel fuori controllo

Va ancora peggio al diesel, prodotto fondamentale per l’industria americana,

che come ricorda il Ft è aumentato del 48% fino a 5,57 dollari dall’inizio della guerra ed è ora a soli 24 centesimi dal massimo storico. Numeri che fanno scattare l’allarme tra i professionisti del settore. “Ero a una riunione di settore questa settimana e posso dirvi che una delle principali preoccupazioni è che il prezzo del diesel [negli Stati Uniti] possa arrivare a 10 dollari, e le attrezzature, come pompe e distributori, non sono progettate per gestire valori così alti. È incredibile”, avrebbe detto Tom Kloza, chief energy adviser di Gulf Oil, grande rivenditore e distributore di carburanti negli Stati Uniti, citato dal quotidiano londinese.

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