✕

Dazi auto, il Nobel Engle: “Trump vuole coprire i suoi flop. Anche queste tariffe sono illegali”

Il premio Nobel Robert Engle 

Ascolta l'audio

L’economista americano è “sconcertato” e punta il dito contro i ritardi accumulati dagli Stati Uniti nel settore dell’automotive
2 minuti di lettura

ROMA – “Sono sconcertato, e mi chiedo che senso abbia questa mossa sui dazi. È come se l’esperienza non gli avesse insegnato nulla. Trump continua a ripetere che questi dazi porteranno miliardi in America quando l’unico fatto accertato è che l’amministrazione dovrà spenderne almeno 300, di miliardi, per restituire i dazi della prima ondata indebitamente riscossi”. Robert Engle, docente alla New York University dopo una lunga carriera alla University of California di San Diego, durante la quale ha vinto il Nobel per l’Economia nel 2003, lo ripete più volte accentuandone la portata drammatica: “Astonishing, astonishing!”. Engle ha analizzato con cura, tramite il Volatility Institute da lui diretto alla Nyu, la vicenda iniziata con il Liberation day del 2 aprile 2025, che è tornata alla casella di partenza.

ROMA – “Sono sconcertato, e mi chiedo che senso abbia questa mossa sui dazi. È come se l’esperienza non gli avesse insegnato nulla. Trump continua a ripetere che questi dazi porteranno miliardi in America quando l’unico fatto accertato è che l’amministrazione dovrà spenderne almeno 300, di miliardi, per restituire i dazi della prima ondata indebitamente riscossi”. Robert Engle, docente alla New York University dopo una lunga carriera alla University of California di San Diego, durante la quale ha vinto il Nobel per l’Economia nel 2003, lo ripete più volte accentuandone la portata drammatica: “Astonishing, astonishing!”. Engle ha analizzato con cura, tramite il Volatility Institute da lui diretto alla Nyu, la vicenda iniziata con il Liberation day del 2 aprile 2025, che è tornata alla casella di partenza.

Il presidente Trump sostiene che non sono stati implementati gli investimenti stranieri previsti negli accordi di luglio. È perché il Parlamento europeo non ha ratificato gli accordi?

“Ma qualcosa è successo negli ultimi mesi, no? Il tentato takeover della Groenlandia, il kidnapping di Maduro, gli scontri con l’Europa conditi con insulti irripetibili, le esasperanti minacce di ritirarsi dalla Nato come se questa fosse un’alleanza offensiva e non difensiva: le sembra il clima adatto per ratificare accordi di tale portata? E poi si parlava di un anno, non di pochi mesi”.

Perché prendersela con il settore auto?

“Perché è un tipico comparto manifatturiero ad alto valore aggiunto in cui gli Stati Uniti sono rimasti indietro: nel design con gli europei, nella tecnologia con i cinesi. Ma al fondo c’è solo il tentativo di distogliere l’attenzione dalla guerra iraniana, l’ennesima operazione dissennata e impossibile da vincere, come l’Afghanistan, l’Iraq, il Vietnam”.

Tutte operazioni costosissime, tra l’altro.

“Il Vietnam si portò dietro un’inflazione tale che nel 1971 Nixon dovette sganciare il dollaro dall’oro, con la conseguenza di un’inflazione devastante. La campagna d’Iran minaccia di avere conseguenze di analoga magnitudine. Questo corto circuito dei dazi, imprevisto e immotivato, aggraverà la situazione quando l’attenzione dovrebbe essere concentrata sullo stretto di Hormuz”.

La Corte Suprema non aveva dichiarato illegittimi i dazi?

“Fin dal primo giorno uno stuolo di avvocati di rigorosa fede Maga sta studiando, vista l’impossibilità di appigliarsi all’International emergency economic powers act del 1973, su quali altre basi legali ripiegare. Il bello è che sullo stesso piano del Department of Commerce un altro gruppo di avvocati sta organizzando la restituzione di quanto non dovuto”.

Ma ci sono altre leggi cui appigliarsi?

“Sì ma con un fattore comune: richiedono che ogni operazione sia avallata da un apposito comitato di studio e approvata dal Congresso. Ci sarebbe la Sezione 122 del Trade Act del 1974, utilizzabile per imporre dazi globali fra il 10 e il 15% che fronteggino “squilibri fondamentali della bilancia dei pagamenti”. C’è la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente di imporre dazi per “motivi di sicurezza nazionale”, qualcosa di simile alla situazione invocata da Trump solo che di minacce non se ne vedevano, se non quelle create dagli Usa all’ordine economico. È stata poi usata in passato, per acciaio e alluminio, la sezione 301 del Trade Act del 1974, che permette dazi in risposta a pratiche commerciali sleali o in violazione di accordi internazionali da parte di altri Paesi, tipo Cina. E qualcosa forse è possibile secondo il vecchio Smoot Hawley Act del 1930 verso Paesi che discriminano il commercio Usa".

E i “dazi di reciprocità” di cui parla Trump?

“C’è un equivoco in malafede: Trump sostiene di poter imporre tariffe citando l’Iva, che non è un dazio. È sconcertante l’accelerazione impressa ai nuovi dazi. Che saranno dichiarati illegali, statene certi, come i precedenti. Però intanto Trump avrà guadagnato tempo, forse avrà svoltato il midterm, e distolto l’attenzione dai suoi tanti insuccessi”.

Leggi i commenti