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Italgas, l’ad Gallo: “Per la transizione serve anche il biometano. Solo elettrico è ideologia”

L'ad Italgas Paolo Gallo

 

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Dopo l’operazione con 2i Rete Gas, il manager guarda alle opportunità oltre le Alpi per rimanere il primo operatore nella Ue
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“Di gas ne abbiamo bisogno per mantenere in equilibrio il sistema energetico”. Ne è convinto Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, società italiana che dopo l’acquisizione della prima concorrente 2i Rete Gas, integrata in appena 90 giorni, è diventata il primo operatore europeo della distribuzione del gas. Certo, ammette il manager, le molecole vanno decarbonizzate, “ma presentare l’elettrificazione da rinnovabili come l’unica strada per la transizione energetica è pura ideologia e non aiuta”.

Crede che raggiungeremo gli obiettivi green al 2030?

“No, purtroppo. E la motivazione risiede nell’approccio ideologico adottato dall’Ue finora. Più investiamo in rinnovabili meglio è, ma ricordiamoci che il sistema ha bisogno di flessibilit…

“Di gas ne abbiamo bisogno per mantenere in equilibrio il sistema energetico”. Ne è convinto Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, società italiana che dopo l’acquisizione della prima concorrente 2i Rete Gas, integrata in appena 90 giorni, è diventata il primo operatore europeo della distribuzione del gas. Certo, ammette il manager, le molecole vanno decarbonizzate, “ma presentare l’elettrificazione da rinnovabili come l’unica strada per la transizione energetica è pura ideologia e non aiuta”.

Crede che raggiungeremo gli obiettivi green al 2030?

“No, purtroppo. E la motivazione risiede nell’approccio ideologico adottato dall’Ue finora. Più investiamo in rinnovabili meglio è, ma ricordiamoci che il sistema ha bisogno di flessibilità e per ogni nuovo gigawatt prodotto da fotovoltaico ed eolico, intermittenti per natura, la struttura si irrigidisce sempre di più. Dobbiamo mettere in campo tutte le soluzioni possibili: se decarbonizziamo gli elettroni non possiamo non farlo anche con le molecole”.

La guerra nel Golfo Persico di certo non aiuta. Come sta reagendo il settore?

“L’Italia è sicuramente più preparata di com’era quattro anni fa, dopo l’invasione dell’Ucraina. Chi come noi gestisce un’infrastruttura strategica credo che debba investire sulla ridondanza della rete per aumentarne la sicurezza. Per la stessa ragione, dovremmo riprendere le ricerche di idrocarburi nel Paese e puntare sul biometano, che gli obiettivi del Pniec vedono a circa 6 miliardi di metri cubi entro il 2030. Quasi il volume di gas che importiamo dal Qatar. Inoltre, trattando il biometano possiamo ottenere anche il digestato, un materiale che potrebbe sostituire i fertilizzanti”.

Torniamo a Italgas. Il 23 giugno aggiornerete al 2032 il piano che avete presentato lo scorso ottobre. Cosa dobbiamo aspettarci?

“Ci saranno novità. Innanzitutto, mostreremo le capacità dei nostri sistemi di intelligenza artificiale, una sfida che ad oggi si è dimostrata più veloce del previsto grazie all’ottima qualità dei dati raccolti sul campo. Sarà un fattore importante per sviluppare efficienze già nel 2026, quando avremo anche il picco di sinergie dalla recente fusione, ulteriori 90-100 milioni sui 250 previsti in totale. Le gare d’ambito (gli Atem, ndr) saranno un altro pilastro del piano, dopo l’accelerata inaspettata che abbiamo registrato di recente: dodici gare bandite in dodici mesi contro circa 11 nei precedenti 13 anni”.

A lungo avete sostenuto la necessità di ridurre in numero degli Atem ma sono ancora 177.

«La nostra operazione con 2i Rete Gas dimostra che la scala è necessaria per fare innovazione. Costiamo meno al sistema rispetto a un piccolo operatore e abbiamo maggiore capacità di investimento. Avremmo preferito una semplificazione, sì. Ma a livello locale qualcosa si sta muovendo e noi siamo pronti a partecipare ai bandi perché è così che possiamo crescere».

Ad acquisizioni non ci pensate, magari all’estero?

“Guardiamo a quello che succede anche al di là delle Alpi e valutiamo le opportunità. Del resto, siamo già presenti in Grecia. Ma per andare all’estero serve un venditore e una regolamentazione, diciamo, equilibrata”.

In autunno saranno 10 anni dal ritorno in Borsa di Italgas. Come vede la società nel prossimo decennio?

“Mi piace definire Italgas una società tecnologica che gestisce infrastrutture, credo che sia ben equipaggiata per continuare su questa strada. In 189 anni dalla fondazione ha saputo adattarsi e cavalcare i cambiamenti. Ora dobbiamo prepararci per il prossimo, ovvero gestire nella rete un mix più vario rispetto all’attuale, composto principalmente da gas naturale”.

Tra le sfide del futuro le cito quella dell’acqua, forse il meno digitalizzato dei business regolati.

“Sull’infrastruttura idrica, che necessita di ingenti investimenti, pesano di certo la frammentazione del settore e la mancanza di opportunità sul mercato. Ma anche la reticenza a riconoscere adeguate tariffe per il servizio idrico, senza le quali è difficile intervenire. C’è bisogno di un cambiamento culturale”.

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