Dazi auto, un comparto in ostaggio. Ma scattano i maxi rimborsi grazie alla Corte Suprema
di Aldo FontanarosaROMA – Le cause automobilistiche di mezzo mondo, incluse le europee, sono trascinate in un frustrante Gioco dell’oca. I dazi sono annunciati (al 25%) nel marzo 2025 con la prima decisione choc degli Usa. Poi contenuti al 15% (dopo il sofferto accordo tra Washington e Bruxelles, a luglio 2025).
Arriva poi una complessa sentenza della Corte Suprema Usa di febbraio 2026 che produce effetti soltanto parziali. Infine i dazi sono ormai prossimi a tornare al 25% con l’ultimo colpo di coda di Donald Trump.
Il Gioco dell’oca, che un tempo poteva divertire i bambini per i continui ritorni alla casella di partenza, adesso disorienta aziende (quelle dell’auto) tra le più importanti del pianeta.
Queste imprese devono navigare in un mare incerto, valutare investimenti in un clima di alto rischio, aumentare le spese legali, stilare bilanci trimestrali con carattere di provvisorietà.
ROMA – Le cause automobilistiche di mezzo mondo, incluse le europee, sono trascinate in un frustrante Gioco dell’oca. I dazi sono annunciati (al 25%) nel marzo 2025 con la prima decisione choc degli Usa. Poi contenuti al 15% (dopo il sofferto accordo tra Washington e Bruxelles, a luglio 2025).
Arriva poi una complessa sentenza della Corte Suprema Usa di febbraio 2026 che produce effetti soltanto parziali. Infine i dazi sono ormai prossimi a tornare al 25% con l’ultimo colpo di coda di Donald Trump.
Il Gioco dell’oca, che un tempo poteva divertire i bambini per i continui ritorni alla casella di partenza, adesso disorienta aziende (quelle dell’auto) tra le più importanti del pianeta.
Queste imprese devono navigare in un mare incerto, valutare investimenti in un clima di alto rischio, aumentare le spese legali, stilare bilanci trimestrali con carattere di provvisorietà.
Uno sbocco chiave
Quello americano non è un mercato qualsiasi. Nel 2024 gli Stati Uniti si confermano il principale sbocco per l’Ue con 757.654 vetture spedite oltre oceano per un valore di 38,9 miliardi.
Se la Germania è il Paese più esposto, anche l’Italia si spaventa per i dazi (l’anno scorso con la loro iniziale introduzione al 25% e nuovamente adesso). L’Anfia – voce delle imprese dell’indotto – valuta in oltre 4,5 miliardi le nostre spedizioni: sia delle auto e sia delle componenti per costruire veicoli.
Nelle sue primissime analisi, in queste ore, Anfia individua proprio nella componentistica nazionale il settore che sarà più impattato dalla imminente mossa di Trump (oltre ai produttori del lusso, Ferrari e Lamborghini). Dice il presidente di Anfia, Vavassori: “Ormai non ci sono più certezze”.
La doppia anima
A complicare il quadro c’è un ulteriore elemento, a marzo 2025 e di nuovo adesso. Colossi come Bmw, Mercedes-Benz, Volkswagen e Stellantis non sono solo esportatori verso gli Stati Uniti, ma anche produttori in quel Paese.
E gli stabilimenti in terra americana, teoricamente esenti da gabelle, in realtà ne sopportano il peso per le componenti in arrivo dall’Europa.
La Casa Bianca conosce bene questa doppia anima. E così, prima vara dazi al 25% (per vetture finite e componenti) a marzo 2025. Poi, soltanto un mese dopo, concede un meccanismo di alleggerimento per i produttori che assemblano veicoli negli Stati Uniti.
Il credito
La misura prende a riferimento il valore di listino di una vettura suggerito dal produttore (il Msrp). Con quella bussola, Trump riconosce un iniziale credito tariffario (dal 3 aprile 2025 al 30 aprile 2026); e un secondo più lieve fino al 30 aprile 2027.
È un chiaro incentivo a spostare o a rafforzare l’assemblaggio finale negli Usa, così da massimizzare i ricavi delle nuova politica protezionistica. Ma un’azienda europea può davvero accrescere gli investimenti in America, tra norme così complesse e mutevoli?
Il compromesso
Proprio per ridare certezze al comparto, l’Ue si arma di santa pazienza e convince gli americani a una tregua, che arriva il 27 luglio 2025. Washington e Bruxelles concordano dazi per auto e componenti Made in Europe al 15%. La misura è attuata dal 25 settembre 2025, con effetto retroattivo da agosto 2025.
Ma il caos fa di nuovo capolino a febbraio 2026 quando la Corte Suprema degli Usa dichiara illegittimi quantomeno quei dazi che fanno leva sulla legge Ieepa. La Corte stabilisce che la specifica legge non autorizza il presidente a imporre i prelievi.
Dopo la sentenza alcune delle gabelle su “servizi e materiali connessi all’auto” decadono, quelle dirette sulle quattro ruote no. E in generale la Corte Suprema degli Stati Uniti sostiene che Trump può reintrodurne con norme diverse.
Le vertenze
In questo autentico rompicapo, produttori orientali come Byd prendono le vie legali. Letta la sentenza della Corte del febbraio 2025, a colpi di carta bollata Byd reclama un rimborso dagli americani almeno per i dazi imposti con l’Ieepa (gli illegittimi). Toyota si muove a novembre, addirittura prima della sentenza.
Case europee come Mercedes-Benz e la stessa Stellantis agiscono con maggiore cautela inviando semplici richieste di rientro, per via amministrativa. A bilancio, iniziano così a ipotizzare compensazioni.
Volkswagen parla di ritorni non rilevanti. Mercedes-Benz stima un beneficio generico nei primi mesi del 2026 mentre Stellantis contabilizza un impatto positivo di circa 400 milioni di euro.
La Ford e Gm
Finanche i colossi americani del settore (General Motors e Ford) vogliono recuperare soldi per 500 milioni e 1,3 miliardi. Formulano le loro richieste per le produzioni estere impattate dai prelievi.
Tutto giusto, fino all’ultima mossa di Trump che riporterà i “giocatori” alla casella dei dazi al 25%.