BRUXELLES – L’Ue per ora chiude la porta all’Italia. E anche in occasione del vertice dei ministri finanziari di oggi non ci sarà alcuna concessione alle richieste del governo per ottenere più spazio nel bilancio per affrontare la crisi energetica.
Nei giorni scorsi, infatti, da Roma è partito il pressing per rivedere o introdurre eccezioni al percorso di rientro dal deficit eccessivo. Anche nel corso del summit svoltosi dieci giorni fa a Cipro, la presidente del consiglio aveva invocato più elasticità. Sostanzialmente prospettando tre possibilità: scorporare dal calcolo del disavanzo le spese in questo campo oppure convertire i quasi quattro miliardi stanziati per la difesa e che già ora sono espunti dal deficit, o infine sospendere il patto di Stabilità in via generale, ossia per tutti. Ma da Bruxelles la risposta è allo stato negativa. Tanto che alla riunione dell’Eurogruppo (i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro) non è previsto al riguardo nessun documento fina…
BRUXELLES – L’Ue per ora chiude la porta all’Italia. E anche in occasione del vertice dei ministri finanziari di oggi non ci sarà alcuna concessione alle richieste del governo per ottenere più spazio nel bilancio per affrontare la crisi energetica.
Nei giorni scorsi, infatti, da Roma è partito il pressing per rivedere o introdurre eccezioni al percorso di rientro dal deficit eccessivo. Anche nel corso del summit svoltosi dieci giorni fa a Cipro, la presidente del consiglio aveva invocato più elasticità. Sostanzialmente prospettando tre possibilità: scorporare dal calcolo del disavanzo le spese in questo campo oppure convertire i quasi quattro miliardi stanziati per la difesa e che già ora sono espunti dal deficit, o infine sospendere il patto di Stabilità in via generale, ossia per tutti. Ma da Bruxelles la risposta è allo stato negativa. Tanto che alla riunione dell’Eurogruppo (i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro) non è previsto al riguardo nessun documento finale.
La posizione di Bruxelles
«Non credo – è la spiegazione fornita - che ci sia la volontà di introdurre qualcosa di nuovo creando nuove eccezioni all’applicazione del Patto di stabilità o segnalando a livello politico che siamo di fronte a una situazione straordinaria che consente deviazioni dal percorso di spesa concordato dagli Stati». I “tecnici” delle Istituzioni europee ormai ammettono che le conseguenze della guerra in Iran dureranno a lungo. Ma anche che allo stato non ci sono le condizioni per modificare le attuali regole fiscali: «Esistono già diversi strumenti che consentono di reagire a situazioni eccezionali - ha spiegato – come le clausole di salvaguardia nazionali, le misure classificate ‘una tantum’», e anche uno scostamento temporaneo «a condizione che questo venga compensato successivamente». Anche la circostanza che il prossimo anno sarà elettorale per molti Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, rafforza la necessità di «ancorare il quadro fiscale» e di «rassicurare i mercati finanziari». Una valutazione, del resto, che risponde anche alla distanza politica che si è registrata la scorsa settimana nel Consiglio europeo informale di Larnaca. Durante il quale è emersa l’assenza di un accordo tra i 27. Anche sull’ipotesi di intervenire con un nuovo Recovery come per la pandemia.
Quindi al momento l’ipotesi di scorporare dal deficit le spese per l’energia non è contemplata. Come non lo è quella di “dirottare” i quasi 4 miliardi di euro destinati alla difesa. Con un argomento molto esplicito: il pericolo russo non è scomparso, gli aut aut di Donald Trump sul punto nemmeno e quindi quel capitolo va mantenuto. Rimane la possibilità di chiedere la sospensione nazionale del Patto di Stabilità (quella generale, per tutti i 27, è stata infatti già bocciata). A Bruxelles non ci sono pregiudizi su questa soluzione anche se si fa presente che a quel punto l’Italia non uscirebbe nemmeno l’anno prossimo dalla procedura per deficit eccessivo. Ma la reazione dei mercati finanziari non sarebbe positiva. Commissione e Consiglio europeo hanno comunque iniziato a elaborare simulazioni nel caso in cui il conflitto tra Usa e Iran vada avanti ancora per molto. In quel caso sul tavolo potrebbe finirci una quarta opzione: prorogare la scadenza dei fondi Pnrr e impiegare quelli non ancora impegnati proprio sull’energia.
Con un avvertimento, però, del Fondo Monetario Internazionale: «La maggior parte dei governi dell’Ue - ha ammonito Alfred Kammer, capo del dipartimento europeo - non sta indirizzando le riduzioni delle accise sui carburanti e le altre misure di sostegno ai prezzi dell’energia esclusivamente ai consumatori più vulnerabili. Gli aiuti non sono mirati».