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Ritardi aerei, passeggeri più tutelati: “Attesa obbligata può violare libertà di circolare”

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Una coppia in vacanza parte da Roma e arriva a Dubai, ma perde la coincidenza con Bangkok. Trascorre una notte nello scalo senza assistenza e riesce a partire dopo 24 ore. La Cassazione: “Leso il diritto di spostarsi che la Costituzione protegge”
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ROMA – Un forte ritardo aereo non è soltanto una seccatura da mettere in conto, soprattutto in tempi di guerra. In alcuni casi, soprattutto quando il passeggero resta bloccato per molte ore in aeroporto senza assistenza né possibilità concreta di muoversi, il disagio assume un peso giuridico diverso.

La Corte di Cassazione (nella ordinanza 8999/2026) parla di una violazione di un diritto fondamentale. E’ la libertà di circolazione – cioè di spostarsi – che la Costituzione tutela all’articolo 16. Per questo motivo la Cassazione sancisce ora il diritto dei passeggeri a un risarcimento per questo specifico danno subito. Tecnicamente, è un danno non patrimoniale.

Il 3 agosto 2016, due passeggeri vogliono volare da Roma a Dubai e poi da Dubai a Bangkok. Il primo volo della compagnia Emirates parte in orario ma deve rientrare a Roma per un incendio nell’aeroporto di arrivo, negli Emirati Arabi. Il volo riparte nel pomeriggio da Fiumicino, arrivando a Dubai poco prima della mezzanotte loc…

ROMA – Un forte ritardo aereo non è soltanto una seccatura da mettere in conto, soprattutto in tempi di guerra. In alcuni casi, soprattutto quando il passeggero resta bloccato per molte ore in aeroporto senza assistenza né possibilità concreta di muoversi, il disagio assume un peso giuridico diverso.

La Corte di Cassazione (nella ordinanza 8999/2026) parla di una violazione di un diritto fondamentale. E’ la libertà di circolazione – cioè di spostarsi – che la Costituzione tutela all’articolo 16. Per questo motivo la Cassazione sancisce ora il diritto dei passeggeri a un risarcimento per questo specifico danno subito. Tecnicamente, è un danno non patrimoniale.

Il 3 agosto 2016, due passeggeri vogliono volare da Roma a Dubai e poi da Dubai a Bangkok. Il primo volo della compagnia Emirates parte in orario ma deve rientrare a Roma per un incendio nell’aeroporto di arrivo, negli Emirati Arabi. Il volo riparte nel pomeriggio da Fiumicino, arrivando a Dubai poco prima della mezzanotte locale. Troppo tardi per prendere la coincidenza verso Bangkok, prevista alle 22.10.

Il giorno perso

Il giorno successivo, pur essendoci altri voli disponibili lungo la stessa tratta in mattinata e nel pomeriggio, la compagnia indica come unica soluzione un volo serale, partito dopo la mezzanotte, quindi il 5 agosto. Nel frattempo i viaggiatori sono rimasti in aeroporto, senza assistenza a terra, perdendo una notte già pagata in hotel a Bangkok e un giorno di permanenza in Thailandia.

Davanti al Giudice di Pace di Caserta – a vacanza conclusa – i due passeggeri reclamano un risarcimento non solo per le spese e per il giorno di vacanza perso, ma anche per il danno non patrimoniale legato alla notte “disagevole” trascorsa in aeroporto senza supporto. Chiedono 1.045 euro a testa.

Emirates si difende spiegando che l’incendio, da cui tutto nasce, era un evento indipendente dalla sua volontà o capacità organizzativa. Alla fine il Giudice di pace riconosce ai due vacanzieri 700 euro, ognuno. In secondo grado, invece, il Tribunale nega il risarcimento del danno non patrimoniale, sostenendo mancasse una base normativa o costituzionale dell’interesse colpito.

L'ordinanza 8999/2026 della Cassazione (estratto) 

Una lesione seria

Ora la Cassazione corregge questa impostazione del Tribunale. Il danno non patrimoniale, ricorda la Corte, non scatta certo automaticamente per ogni ritardo o cancellazione. Non basta dire di aver subito stress. Occorre che sia leso un interesse protetto e che la lesione sia seria.

Nel caso esaminato, la compagnia ritarda “in maniera ingiustificata il reimbarco dei passeggeri italiani su altri voli pure disponibili per la destinazione programmata”. Alla fine, quindi, il ritardo è superiore alle 24 ore con i passeggeri “confinati” in aeroporto di Dubai, peraltro senza adeguata assistenza.

Qui entra in gioco un principio importante per chi viaggia: la libertà di circolazione, tutelata dall’articolo 16 della Costituzione. Secondo la Cassazione, il “trattenimento forzato” in aeroporto può comprimerla. Anche se la compressione dura un tempo relativamente breve, può essere giuridicamente rilevante quando supera la soglia del disagio ordinario.

Il rinvio

A questo punto, la Cassazione rispedisce il caso al Tribunale perché, in “diversa composizione”, rivaluti il casi sulla base delle indicazioni che la Cassazione stessa ha dato.

Per il viaggiatore, il messaggio pratico è semplice. In caso di ritardo pesante o coincidenza persa, non bisogna limitarsi a conservare il biglietto. Serve ricostruire con precisione che cosa è accaduto: orari effettivi dei voli, comunicazioni della compagnia, eventuali alternative disponibili, mancata assistenza, spese già sostenute, pernottamenti non goduti, tempo perso e condizioni concrete dell’attesa.

Scrive Chiara Focardi, legale, consulente dell’associazione dei consumatori Aduc: “L’ordinanza offre un ulteriore chiarimento. In materia di trasporto aereo, le norme internazionali (Convenzioni di Varsavia e di Montreal) stabiliscono i presupposti della responsabilità del vettore, ma non definiscono quali danni non patrimoniali possano essere risarciti. Spetta quindi al giudice valutare caso per caso se vi sia stata la lesione di un diritto fondamentale”.

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