ROMA - La prima decisione è attesa oggi pomeriggio. Dirà molto dell’atteggiamento del Parlamento nei confronti della procura di Milano, che ha chiesto ai presidenti delle Camere l’autorizzazione a visionare le chat tra l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, e nove parlamentari nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata di Mps a Mediobanca.
Quando si riunirà a Montecitorio, l’ufficio di presidenza della Giunta per le autorizzazioni discuterà della possibilità di audire i deputati che Sala ha indicato ai pm come suoi interlocutori. Sono cinque: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il suo vice Maurizio Leo, il sottosegretario al Mef Federico Freni, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e il deputato della Lega Giulio Centemero.
ROMA - La prima decisione è attesa oggi pomeriggio. Dirà molto dell’atteggiamento del Parlamento nei confronti della procura di Milano, che ha chiesto ai presidenti delle Camere l’autorizzazione a visionare le chat tra l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, e nove parlamentari nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata di Mps a Mediobanca.
Quando si riunirà a Montecitorio, l’ufficio di presidenza della Giunta per le autorizzazioni discuterà della possibilità di audire i deputati che Sala ha indicato ai pm come suoi interlocutori. Sono cinque: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il suo vice Maurizio Leo, il sottosegretario al Mef Federico Freni, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e il deputato della Lega Giulio Centemero.
A essere convocati potrebbero essere anche costituzionalisti e esperti informatici. Non si esclude un’interlocuzione con i pm. La deliberazione della Giunta potrebbe arrivare entro un mese, poi la palla passerà all’aula. Nelle prossime ore, i primi contatti con la Giunta delle immunità del Senato, che si riunirà martedì prossimo per un coordinamento, anche se i rami del Parlamento procederanno in autonomia. Palazzo Madama dovrà decidere sulle chat del vicepremier Matteo Salvini, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e del capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo. Ci sono anche quelle del dem Antonio Misiani, che a Repubblica dice: «Non ho alcuna obiezione, è indispensabile che la magistratura faccia piena luce su questa vicenda, come abbiamo costantemente chiesto in questi mesi».
Un atto di estrema prudenza, viene definito in procura. Che è inedito e affonda le radici nella sentenza della Corte costituzionale del 2023 che diede ragione a Matteo Renzi nell’inchiesta sulla Fondazione Open. I giudici scrissero che l’estrazione di messaggi dal cellulare di un «terzo non parlamentare» – in questo caso il non indagato Sala – deve essere «sospesa» nel caso di messaggi con un parlamentare.
L’indagine sul risiko vede indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio, per il presunto concerto che ha portato alla conquista di Piazzetta Cuccia.
Sala, perquisito, con una nota scritta ha informato i pm dei parlamentari con cui aveva contatti. Il suo cellulare non è stato “aperto”. Dei segnali sulle comunicazioni avvenute tra i parlamentari e Sala sull’affaire Mediobanca ci sono. Ma bisogna capire se esiste un loro reale coinvolgimento. In questo caso, servirà un’altra autorizzazione per procedere nelle indagini. Una delle domande dei pm è: chi sapeva del “patto” per la scalata? Nel mirino, tra l’altro, la procedura “Abb” del 13 novembre 2024 che con molte anomalie portò il Tesoro a dismettere azioni Mps.