MILANO – «La strategia è costruita, ha i capitali necessari e i contratti firmati. Il lavoro da fare ora è l’esecuzione, non la strategia. Deviazioni dal piano potrebbero essere dannose per il successo futuro di Leonardo». Nell’ultimo giorno come ad del colosso della difesa, accompagnato alla porta senza spiegazioni dal governo nonostante gli ottimi risultati, Roberto Cingolani lascia soprattutto questo messaggio. Quasi una consegna per il suo successore Lorenzo Mariani e per l’intero cda.
I numeri di Leonardo
Lo fa mentre il gruppo presenta conti che sembrano rafforzare proprio quella linea strategica. Nel primo trimestre 2026 gli ordini salgono a 9 miliardi, in crescita del 31%, i ricavi arrivano a 4,4 miliardi (+7%), l’Ebidta cresce del 33% a 281 milioni e il risultato netto adjusted b…
MILANO – «La strategia è costruita, ha i capitali necessari e i contratti firmati. Il lavoro da fare ora è l’esecuzione, non la strategia. Deviazioni dal piano potrebbero essere dannose per il successo futuro di Leonardo». Nell’ultimo giorno come ad del colosso della difesa, accompagnato alla porta senza spiegazioni dal governo nonostante gli ottimi risultati, Roberto Cingolani lascia soprattutto questo messaggio. Quasi una consegna per il suo successore Lorenzo Mariani e per l’intero cda.
I numeri di Leonardo
Lo fa mentre il gruppo presenta conti che sembrano rafforzare proprio quella linea strategica. Nel primo trimestre 2026 gli ordini salgono a 9 miliardi, in crescita del 31%, i ricavi arrivano a 4,4 miliardi (+7%), l’Ebidta cresce del 33% a 281 milioni e il risultato netto adjusted balza del 60% a 184 milioni. Il portafoglio ordini supera i 56 miliardi. È il frutto, dice Cingolani, «della strategia tecnologica integrata alla base del piano industriale».
Ci sono i numeri, certo: «Il valore dell’azione è salito da circa 10 a 64 euro in tre anni. E la capitalizzazione di mercato è cresciuta da 4,6 a oltre 34 miliardi». Ma lui rivendica soprattutto la visione dei “bullets and bytes”, proiettili e dati. La guerra in Ucraina, spiega, ha dimostrato «un ruolo inatteso delle tecnologie digitali nella difesa». Da lì la corsa alla digitalizzazione di Leonardo.
Progetto MIchelangelo Dome
In questa trasformazione c’è anche il Michelangelo Dome, il progetto di scudo europeo multidominio che probabilmente – causa diffidenze americane - ha intercettato e abbattuto proprio quel missile di nome Cingolani che sembrava destinato a volare ancora a lungo. «Siamo riusciti a diventare l’unica azienda industriale al mondo che ha tutti gli ingredienti per creare la prima architettura aperta di scudo o di difesa aerea», rivendica, comunque lui con un sistema «democratico», aperto agli asset Nato e non basato sull’acquisto di nuove armi da un unico fornitore. Tanto che «più di venti Paesi» hanno già contattato Leonardo. E Cingolani ripete, come aveva già detto a marzo a Repubblica, che il primo componente del Michelangelo Dome sarà consegnato all’Ucraina entro novembre. «Non è una demo, è una cosa reale».
Cingolani non riconfermato, il nodo alleanze
Ma Cingolani è riuscito a capire perché non è stato riconfermato? «Non è necessario che io lo capisca. Lo Stato può fare ciò che è necessario. È una decisione delle istituzioni. Io non mi sono mai lamentato». Ma, incalzato sulle relazioni con gli altri partner europei, pare spiegare almeno una parte del problema: «Lo Stato può decidere che forse, per troppo spirito europeo, non so, qualcosa del genere, l’approccio del Ceo non sia più quello giusto». Del resto proprio lui ha provato a diventare catalizzatore della difesa europea: le alleanze con Rheinmetall, Airbus, Thales, la joint venture nello spazio, il rapporto con Baykar per i droni, il caccia Gcap di sesta generazione.
Una visione che appare ancora più necessaria adesso che Donald Trump minaccia un ritiro dall’Alleanza atlantica. Cingolani è prudente, perché il presidente Usa, «cambia idea continuamente», e anche se «la Nato ha bisogno di un’Europa più forte» non pensa che Washington possa permettersi una vera rottura: «È vero che diventare indipendenti in termini di difesa in Europa costerebbe 1,1 trilioni di dollari. Ma è anche vero che quel trilione sarebbe perso dall’economia Usa». Da oggi, comunque, la sua missione è (in)compiuta, Leonardo passa in altre mani. Nuovi impegni? «Per ora prendo la moto, girerò l’Europa».