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Mutui, addio alla stagione dei ribassi: il variabile perde convenienza rispetto al fisso

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L’inflazione torna a correre e spinge l’Euribor verso l’alto. Con la forbice tra fisso e variabile che si restringe, per chi acquista casa oggi la certezza della rata costante diventa la scelta più prudente
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Mutui più cari e tasso variabile che sta perdendo il vantaggio accumulato nei mesi scorsi. È la prospettiva che si va configurando nel mercato e che impone grande attenzione sia in capo a chi si appresta a finanziare l’acquisto di un immobile, sia a chi ha già un mutuo in corso.

Decolla l’inflazione

Cominciamo dai numeri acquisiti. L’ultimo aggiornamento dell’Abi segnala che a marzo il tasso medio dei nuovi mutui si è attestato al 3,36%, otto centesimi in meno rispetto a febbraio. Tuttavia è altamente probabile che il ciclo discendente si sia concluso per lasciare spazio ai rialzi. Ad aprile l’inflazione in Italia è balzata al 2,9%, dall’1,6% di marzo, mentre a livello europeo ha raggiunto il 3%. Non sorprende, così, che nella riunione della…

Mutui più cari e tasso variabile che sta perdendo il vantaggio accumulato nei mesi scorsi. È la prospettiva che si va configurando nel mercato e che impone grande attenzione sia in capo a chi si appresta a finanziare l’acquisto di un immobile, sia a chi ha già un mutuo in corso.

Decolla l’inflazione

Cominciamo dai numeri acquisiti. L’ultimo aggiornamento dell’Abi segnala che a marzo il tasso medio dei nuovi mutui si è attestato al 3,36%, otto centesimi in meno rispetto a febbraio. Tuttavia è altamente probabile che il ciclo discendente si sia concluso per lasciare spazio ai rialzi. Ad aprile l’inflazione in Italia è balzata al 2,9%, dall’1,6% di marzo, mentre a livello europeo ha raggiunto il 3%. Non sorprende, così, che nella riunione della scorsa settimana la Bce abbia confermato i tassi ufficiali, ma aprendo le porte a rialzi, probabilmente già dalla prossima riunione di giugno.

Euribor e Irs con andamenti diversi

A fronte di questo scenario, i benchmark utilizzati dalle banche per la costruzione dei mutui si sono mossi in maniera differente. Mentre l’Irs (riferimento per i contratti a tasso fisso) è rimasto sostanzialmente stabile, le varie scadenze dell’Euribor hanno virato al rialzo. Una novità che sarà visibile già nella prossima rata per i mutuatari a tasso variabile. In più c’è da considerare che le banche spingono per i mutui a tasso fisso, che rendono più facile stimare l’impatto sui rispettivi bilanci, accontentandosi dunque di margini inferiori, con il risultato che la convenienza del variabile va sempre più riducendosi. Inoltre, nel caso dei mutui a tasso fisso, molte banche accettano rate fino al 40% del reddito netto del mutuatario. Per i mutui a tasso variabile, invece, le soglie risultano generalmente più contenute e nella maggior parte dei casi non superano un terzo.

L’impatto sui contratti in corso

Chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile all’inizio del 2025, segnala MutuiSupermarket, ha beneficiato di una riduzione della rata di poco inferiore al 10% ma, con l’Euribor destinato a risalire, già nel corso dell’autunno la rata dovrebbe tornare sui livelli iniziali di stipula, per poi stabilizzarsi nei tre anni successivi. Di fatto, un aumento dei tassi dello 0,25% per un mutuo trentennale di 150 mila euro, comporterà un aumento della rata di circa 20 euro al mese. In ogni caso, chi deve sottoscrivere un mutuo, oggi si trova di fronte a rate variabili inferiori di circa l’8% rispetto alle corrispondenti rate a tasso fisso: per un mutuo di 150 mila euro a 30 anni per l’acquisto di un immobile in classe G, le migliori offerte a tasso variabile si attestano infatti intorno ai 590 euro mensili contro i circa 640 euro delle migliori soluzioni a tasso fisso.Il riferimento alla classe energetica è importante, in quanto sottoscrivendo i mutui green è possibile spuntare risparmi consistenti, considerando che le banche sono più generose verso chi vuole finanziare l’acquisto di un immobile in classe A o B, dato che avrebbe maggiore mercato in caso di rivendita.

Le prospettive per i prossimi mesi

Detto dello scenario attuale, la forbice è destinata a ridursi ulteriormente. Analizzando le curve forward dell’Euribor, segnala MutuiOnline.it, l’Euribor a 1 mese dovrebbe salire dal 2% netto attuale al 2,7% a dicembre, mentre la scadenza a 3 mesi dal 2,15% è prevista al 2,86% a fine 2026. Se l’Irs a 10 anni dovesse confermarsi intorno al 3,1%, o crescere leggermente, a quel punto sarebbe difficile trovare qualcuno interessato a prendersi dei rischi per un risparmio immediato minimo.

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