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Sale Bingo, il tetto al montepremi penalizza i giocatori. L’Antitrust: “Norma da correggere”

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Il Garante della concorrenza contesta che le vincite non possano superare il 71% della somma complessiva incassata dalla vendita delle cartelle. Senza una piena competizione a rischio investimenti e posti di lavoro
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ROMA – Pagare al Bingo un montepremi bloccato per legge può limitare la libera competizione, danneggiando alcune delle sale che organizzano il gioco e gli stessi clienti. Per questo, il Garante della concorrenza (l’Antitrust) invita il governo a cambiare rotta.

Il caso nasce da una norma della legge di Bilancio che, dal primo gennaio 2025, fissa il montepremi del Bingo dentro una forbice molto stretta: non meno del 70 per cento e non più del 71 per cento di quanto la sala ha incassato dalla vendita di tutte le cartelle.

In altre parole, su cento euro giocati dall’intera platea di presenti, devono tornare ai vincitori premi tra 70 e 71 euro. Prima esisteva già una soglia minima, pari al 70 per cento, pensata per garantire un ritorno adeguato ai giocatori. La novità è il tetto massimo: nessuna sala può pagare oltre il 71%.

Gli operatori più piccoli

La norma vuole evitare una corsa al rialzo tra sale Bingo, una competizione fondata su premi sempre più generosi che potrebbe mettere in dif…

ROMA – Pagare al Bingo un montepremi bloccato per legge può limitare la libera competizione, danneggiando alcune delle sale che organizzano il gioco e gli stessi clienti. Per questo, il Garante della concorrenza (l’Antitrust) invita il governo a cambiare rotta.

Il caso nasce da una norma della legge di Bilancio che, dal primo gennaio 2025, fissa il montepremi del Bingo dentro una forbice molto stretta: non meno del 70 per cento e non più del 71 per cento di quanto la sala ha incassato dalla vendita di tutte le cartelle.

In altre parole, su cento euro giocati dall’intera platea di presenti, devono tornare ai vincitori premi tra 70 e 71 euro. Prima esisteva già una soglia minima, pari al 70 per cento, pensata per garantire un ritorno adeguato ai giocatori. La novità è il tetto massimo: nessuna sala può pagare oltre il 71%.

Gli operatori più piccoli

La norma vuole evitare una corsa al rialzo tra sale Bingo, una competizione fondata su premi sempre più generosi che potrebbe mettere in difficoltà gli operatori più piccoli o meno solidi. Ma il Garante non condivide la soluzione normativa.

Se obbligate allo stesso livello di premi, le sale non possono più competere sulla qualità economica dell’offerta. Una sala efficiente, capace di attrarre clientela grazie a una gestione migliore, non può usare questa efficienza per aumentare il montepremi e rendersi più appetibile. Viene riportata dentro lo stesso recinto degli altri. Il risultato, secondo il Garante, è un appiattimento del mercato.

Peraltro un regola così rigida sul montepremi non tiene conto delle differenze territoriali, che certamente pesano: una cosa è gestire una sala in una metropoli, altra cosa è farlo in un piccolo centro. Inoltre, un limite rigido può indebolire l’interesse verso il Bingo, soprattutto in un mercato dove altri giochi, in particolare quelli online, offrono spesso percentuali di ritorno più elevate.

La segnalazione del Garante Antitrust (estratto) 

Servizi migliori

Il Bingo fisico, già appesantito da costi strutturali importanti — locali, personale, terminali, controlli, impianti, affitti — rischia così di perdere ulteriore terreno. Investimenti degli imprenditori del gioco fisico e posti di lavoro sono in forse.

Il settore del Bingo non naviga in acque troppo tranquille. Scrive il Garante che l’importo delle giocate nelle sale ha accusato una diminuzione, anche se lieve, fra il 2024 e il 2025. Solo un montepremi più alto potrebbe rendere una sala attrattiva, aumentando l’afflusso dei giocatori e le puntate.

Il tetto non riguarda soltanto i rapporti tra concessionari. Tocca anche i clienti. Il Garante teme sia peggiorata “l’esperienza di gioco sia in termini quantitativi (riduzione di bonus e promozioni) sia qualitativi (minore innovazione, servizi accessori più limitati)”.

Manca interesse generale

Il Garante non cancella la legge, perché non è questo il suo compito e non ne avrebbe il potere. Ma segnala a Parlamento e governo che la disciplina andrebbe rivista in nome del montepremi libero.

Al momento “la misura – insiste il Garante – è potenzialmente distorsiva” perché può alterare le dinamiche competitive” senza “un’effettiva esigenza di interesse generale” che ne giustifichi l’introduzione.

Resta condivisibile, invece, una soglia minima, per garantire che una quota adeguata delle giocate torni ai giocatori.

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