Addio agli sgravi sul cloud, aziende in rivolta contro il Governo: "Passo indietro sul digitale"
di Alessandro LongoIl governo Meloni, sugli incentivi necessari a innovare le nostre aziende, sembra incapace di farla giusta. Parola delle stesse aziende in questione. Ora in gran coro schierate nel criticare il decreto attuativo del Transizione 5.0, firmato il 4 maggio dal ministro per le Imprese e il made in Italy (Mimit), Adolfo Urso, con operatività attesa per inizi giugno. Il decreto, già vittima di lungaggini e polemiche sulle risorse disponibili, ora agevolerà con iperammortamento investimenti fatti tra il primo gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Tutti scontenti: le aziende beneficiarie degli incentivi e le aziende tecnologiche, che dovrebbero fornire i servizi alle prime. Il problema è la scelta di escludere dagli sconti fiscali gli investimenti in cloud, che secondo l’associazione delle aziende tech Anitec Assinform è il modo principe con cui le aziende, soprattutto le pmi, adottano l’innovazione digitale. Pesa per l’80 per cento del mercato, secondo l’associazione. In futuro, forse di più…
Il governo Meloni, sugli incentivi necessari a innovare le nostre aziende, sembra incapace di farla giusta. Parola delle stesse aziende in questione. Ora in gran coro schierate nel criticare il decreto attuativo del Transizione 5.0, firmato il 4 maggio dal ministro per le Imprese e il made in Italy (Mimit), Adolfo Urso, con operatività attesa per inizi giugno. Il decreto, già vittima di lungaggini e polemiche sulle risorse disponibili, ora agevolerà con iperammortamento investimenti fatti tra il primo gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Tutti scontenti: le aziende beneficiarie degli incentivi e le aziende tecnologiche, che dovrebbero fornire i servizi alle prime. Il problema è la scelta di escludere dagli sconti fiscali gli investimenti in cloud, che secondo l’associazione delle aziende tech Anitec Assinform è il modo principe con cui le aziende, soprattutto le pmi, adottano l’innovazione digitale. Pesa per l’80 per cento del mercato, secondo l’associazione. In futuro, forse di più, se si pensa che va sul cloud anche l'intelligenza artificiale.
Il cloud sono abbonamenti agili ai servizi, infatti, e quindi leva di trasformazione profonda di aziende, filiere, interi settori produttivi. Tema noto a tutti, fuorché a chi ha deciso di penalizzare il cloud, a quanto pare. Una scelta così invisa e considerata insensata dagli attori, però, che adesso anche dal Mimit arrivano segnali di dissociazione. Si registrano infatti tensioni tra il Mimit e la ragioneria dello Stato, che per il ministero avrebbe di fatto imposto questa scelta. Il ministro avrebbe firmato per non perdere ulteriore tempo su un decreto già in forte ritardo e confida di poter reinserire il cloud in una norma futura, in sede di emendamenti al decreto Fiscale, ora al Senato.
"Occasione persa”
Le critiche, del resto, sono forti e compatte. Trapelano anche dalla voce misurata di Marco Nocivelli, vice presidente di Confindustria per le Politiche Industriali e il Made in Italy. Da una parte, esordisce accogliendo “positivamente la firma del decreto attuativo sul nuovo iperammortamento, attesa da cinque mesi”; pur cogliendo così l’occasione per evidenziare il grande ritardo con cui arriva questo decreto. Dall’altra, aggiunge: “peccato che al momento al Mef si sia persa un’occasione per estendere la misura anche ai canoni dei software con abbonamento, auspichiamo quindi che questo nodo venga sciolto al più presto, con una modifica normativa”
Escludere il cloud è come escludere il software, ossia equivale “privare la maggioranza delle imprese di un’agevolazione pensata per accompagnarle nel percorso di digitalizzazione e aiutarle ad avvicinarsi alle nuove tecnologie – in particolare all’intelligenza artificiale, strumento essenziale per la competitività, per la maggior efficienza dei processi produttivi e per l’innovazione di prodotti e modelli di business”, dice. “Per questi motivi, in passato, nell’ambito del precedente iperammortamento, questa problematica era stata superata con una norma interpretativa contenuta nella Legge di Bilancio 2019, soluzione che nei mesi scorsi Confindustria ha chiesto fosse ripresa. Lavoreremo insieme perché questo avvenga”.
Più dure e dirette le aziende di settore. "Una scelta che va nella direzione opposta a quella che è l’evoluzione digitale e che, purtroppo, conferma una tendenza già emersa nella legge di Bilancio: manca il coraggio di sostenere davvero la digitalizzazione del Paese”, dice la presidente di Assintel-Confcommercio, Paola Generali. In più, nota Assintel, il decreto ha aggiunto altri adempimenti e così ha aumentato la burocrazia più del previsto, per le aziende che vogliono avvalersi degli incentivi.
Sulla stessa linea Anitec Assinform, che in una nota parla di “passo indietro” per la corsa al digitale nel Paese e “discontinuità netta rispetto all'impostazione consolidata dei fondi 4.0 dal 2019 a oggi. La Legge di Bilancio 2019 aveva già definito esplicitamente l’inclusione dei costi sostenuti a titolo di canone per l'accesso a soluzioni di cloud computing tra i beni agevolabili; la Legge di Bilancio 2020 aveva confermato il medesimo principio”. “L'attuale formulazione del decreto attuativo vanifica quanto di buono era stato costruito con quegli aggiornamenti, riportando di fatto la struttura dello strumento all'impostazione del 2016, quando il mercato cloud era ancora marginale”.
“È una scelta difficile da comprendere dal punto di vista tecnologico e strategico. Si afferma con continuità che tecnologie avanzate come l'intelligenza artificiale e la cybersecurity siano strategiche per il Paese - eppure si esclude dal perimetro dell'incentivo la modalità con cui quelle tecnologie vengono prevalentemente erogate sul mercato. Per un tessuto produttivo composto in larga parte da PMI, per le quali il modello a canone rappresenta spesso l'unica modalità sostenibile di accesso al software avanzato, il risultato è uno strumento che non è allineato alle modalità con cui le imprese realizzano concretamente i propri investimenti digitali”, continua l’associazione.
Scelta incomprensibile anche perché il risparmio che ne viene per lo Stato è minimo. “I timori di impatto sul bilancio pubblico sono difficilmente giustificabili: storicamente, la voce beni immateriali 4.0 (ossia software, cloud, ndr.) ha cubato poco più dell'1% del totale dei fondi erogati nell'ambito della misura. Le stime di copertura dell'eventuale inclusione dell'as-a-service risultano quindi trascurabili rispetto al perimetro complessivo dell'incentivo, a fronte di un beneficio potenziale significativo per la competitività del sistema produttivo”.
"Le imprese hanno bisogno di strumenti coerenti con l'evoluzione del mercato per programmare gli investimenti in innovazione", dichiara Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform. "Le soluzioni as-a-service sono oggi centrali nei processi di trasformazione digitale: escluderle dall'iperammortamento significa rendere lo strumento inefficace proprio dove il mercato si è già mosso. Gli emendamenti al DL Fiscale che reintroducono l'agevolabilità dei canoni SaaS (software as a service, ossia cloud, ndr.) rappresentano l'ultima occasione per correggere il tiro: ci auguriamo che il Parlamento la colga”, aggiunge.
Già nei mesi scorsi, lo scontro con le aziende sulla mancanza di risorse al piano Transizione e poi lo sblocco dei fondi e il decreto attuativo. Tutti contenti, fino all’amara sorpresa sul cloud che nessuno siaspettava.