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Perché la Corte ha bocciato anche i nuovi dazi di Trump. Il nodo risarcimento e le aziende coinvolte

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Dopo la cancellazione delle tariffe a febbraio, il presidente ne aveva imposte di nuove invocando un altro potere. Gli effetti dell’ultima sentenza sono limitati ma il significato politico rimane
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ROMA – A Manhattan è arrivata la prima bocciatura per i dazi al 10% che Donald Trump aveva introdotto subito dopo la sentenza della Corte Suprema, quando gli furono cancellate le tariffe annunciate ad aprile 2025 nel cosiddetto “giorno della Liberazione”. Questa decisione ha effetti più limitati, a causa delle tempistiche e dell’orientamento dei giudici federali che hanno circoscritto gli effetti della sentenza ai soli ricorrenti. Ma stabilisce, ancora, che il presidente è andato oltre i suoi poteri imponendo tariffe senza consultare il Congresso e senza alcuna emergenza.

Quali dazi ha bocciato la Corte?

L’imposizione di tariffe commerciali sui beni importati dagli Usa è un pallino di Trump, tra le prime battaglie iniziate nel suo secondo mandato da presiden…

ROMA – A Manhattan è arrivata la prima bocciatura per i dazi al 10% che Donald Trump aveva introdotto subito dopo la sentenza della Corte Suprema, quando gli furono cancellate le tariffe annunciate ad aprile 2025 nel cosiddetto “giorno della Liberazione”. Questa decisione ha effetti più limitati, a causa delle tempistiche e dell’orientamento dei giudici federali che hanno circoscritto gli effetti della sentenza ai soli ricorrenti. Ma stabilisce, ancora, che il presidente è andato oltre i suoi poteri imponendo tariffe senza consultare il Congresso e senza alcuna emergenza.

Quali dazi ha bocciato la Corte?

L’imposizione di tariffe commerciali sui beni importati dagli Usa è un pallino di Trump, tra le prime battaglie iniziate nel suo secondo mandato da presidente. Ad aprile 2025 annunciò nel giardino della Casa Bianca dazi “reciproci” con percentuali variabili a seconda del Paese. Dieci mesi dopo, la Corte Suprema ha annullato quelle tariffe ma Trump non si è perso d’animo e ha immediatamente annunciato una nuova imposizione “flat” al 10% verso tutti. Contro questi ultimi dazi un gruppo di piccole aziende, alle quali si sono uniti 24 Stati, ha fatto ricorso. La Corte del commercio internazionale, un tribunale federale, ha votato a maggioranza 2-1 dichiarandoli illegittimi.

Qual è la differenza con i dazi reciproci cancellati a febbraio?

Ad aprile 2025 Trump ha imposto dazi reciproci con ordini esecutivi invocando lo Ieepa, l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977. Di fatto bypassando il Congresso, imponendo tariffe al commercio internazionale senza un passaggio legislativo. I ricorsi furono migliaia, tra aziende e Stati. A fine maggio, la Corte del Commercio Internazionale aveva respinto la posizione della Casa Bianca stabilendo che non esisteva alcuna emergenza per giustificarla, poi la Corte suprema aveva confermato l’illegittimità dello Ieepa per l’imposizione dei dazi.

Per questo poi Trump ha invocato un altro potere, la Section 122 del Trade Act del 1974, per imporre il dazio globale al 10%. E ha avviato indagini per decretarne altri attraverso la Section 301 come risposta alle misure adottate da un altro Paese. La section 122, dopo l’accertamento di “ampio e grave deficit nella bilancia dei pagamenti”, permette di imporre dazi fino al 15% per 150 giorni (scadrebbero a fine luglio), e deve passare il voto del Congresso per essere prorogata. La Corte di Manhattan ha stabilito che il presidente non aveva diritto a invocare questo potere. Restano sempre in vigore le tariffe settoriali su prodotti quali acciaio, alluminio e automobili, e potrebbero arrivarne di nuove con la fine delle indagini avviate con la Section 301.

Cosa dice la sentenza

L’ultima sentenza, definendo “illegittimi” i nuovi dazi, ordina l'attuazione della decisione entro cinque giorni e dispone il pagamento di risarcimenti agli importatori che hanno intentato la causa. I giudici della Cit di New York sono giunti alla loro decisione valutando cosa intendesse il Congresso con l'espressione "deficit della bilancia dei pagamenti" quando ha redatto la legge nel 1974. Gli avvocati che rappresentano le aziende che hanno intentato la causa sostengono che un deficit commerciale e una grave crisi della bilancia dei pagamenti non sono la stessa cosa. Gli effetti sono però limitati ai ricorrenti, 24 Stati federali e alcune aziende. I giudici infatti non hanno emesso un'ingiunzione universale. La Casa Bianca non ha commentato ma molto probabilmente farà ricorso. Considerato che questi dazi “scadono” a fine luglio, e per allora potrebbero essere già pronti i dossier per attivarli con la Section 301 è possibile che l’eventuale pronuncia della Corte Suprema arrivi tardi.

Quali sono le aziende coinvolte?

A fare ricorso sono stati 24 Stati, guidati dall’Oregon, e a maggioranza democratica. Oltre a loro, due aziende importatrici toccate dalla barriera doganale. Si tratta della Burlap & Barrel, che vende spezie acquistate da Guatemala, Islanda, Spagna, Turchia, Vietnam e altri Paesi, e la Basic Fun!, un'azienda produttrice di giocattoli.

I risarcimenti

Per i dazi reciproci furono più di 3.000 le richieste di risarcimento, ricorsi presentati da piccole e grandi aziende di tutto il mondo comprese quelle del lusso italiane. I risarcimenti dovrebbero superare i 160 miliardi di dollari, già riscossi dalle dogane e ora in via di restituzione. Per quanto riguarda i dazi al 10%, il tribunale ne ha bloccato la riscossione e ordinato il rimborso di quanto già pagato (con relativi interessi) esclusivamente per le due aziende citate e per lo Stato di Washington, che è stato l'unico tra gli Stati ricorrenti a dimostrare di aver effettivamente pagato o di dover pagare a breve i nuovi dazi. Nell’arco dei 150 giorni Basic Fun!aveva stimato un esborso di 690mila dollari, mentre Burlap & Barrel di circa 60mila dollari.

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