MILANO – Margini in crescita, nonostante i prezzi delle commodity più contenuti abbiano frenato i ricavi. Enel chiude il primo trimestre dell’anno con 20,6 miliardi di euro alla prima riga del bilancio, una riduzione del 6,7% rispetto allo stesso periodo del 2025 spiegata dall’andamento del mercato italiano, con meno quantità di elettricità venduta, minori prezzi medi applicati ai clienti finali e ridotti volumi sul mercato all’ingrosso.
La spinta dei conti viene dall’estero
A trainare il margine operativo lordo ordinario del gruppo, salito oltre i sei miliardi, sono piuttosto le attività di Spagna e America Latina, che compensano i sempre più sottili margini tricolore. Il conto economico termina così con un utile netto ordinario prossimo ai due miliardi (1,94), in rialzo…
MILANO – Margini in crescita, nonostante i prezzi delle commodity più contenuti abbiano frenato i ricavi. Enel chiude il primo trimestre dell’anno con 20,6 miliardi di euro alla prima riga del bilancio, una riduzione del 6,7% rispetto allo stesso periodo del 2025 spiegata dall’andamento del mercato italiano, con meno quantità di elettricità venduta, minori prezzi medi applicati ai clienti finali e ridotti volumi sul mercato all’ingrosso.
La spinta dei conti viene dall’estero
A trainare il margine operativo lordo ordinario del gruppo, salito oltre i sei miliardi, sono piuttosto le attività di Spagna e America Latina, che compensano i sempre più sottili margini tricolore. Il conto economico termina così con un utile netto ordinario prossimo ai due miliardi (1,94), in rialzo del 3,9%, anche grazie al contributo delle partnership non consolidate a bilancio in Grecia, Sudafrica e Australia.
Il risultato registra infine anche l’effetto del decreto Bollette, quantificato in 33 milioni. Nessuna deviazione rispetto al piano industriale al 2028, presentato lo scorso febbraio e che quantificava gli impatti della norma in qualche centinaia di milioni di utile netto all’anno. Certo, a patto che il testo non venga ritoccato o che l’Ue non approvi la misura sugli Ets. Perché in quel caso, aveva rassicurato allora l’ad Flavio Cattaneo, l’effetto sul piano sarà positivo.
Balzo negli investimenti, occhi sui progetti brownfield
Come da programma, aumentano a doppia cifra gli investimenti, sia nelle reti sia nelle rinnovabili, per un totale di 2,3 miliardi. Qui si che compare l’Italia - e le aste Macse, in cui Enel si è aggiudicata più della metà della capacità disponibile - ma sempre in misura marginale rispetto ad altre geografie come il Brasile, la Spagna o il Cile.
Il gruppo, presente ormai in 27 Paesi, guarda con sempre maggior interesse agli impianti da rinnovare (i cosiddetti progetti brownfield), soprattutto negli Stati Uniti, dove la domanda di elettricità e i prezzi in crescita generano le maggiori opportunità. In numeri, parliamo di deal da circa 750 megawatt per cui il management considera vicina la firma o ha presentato proposte vincolanti. «Stiamo facendo molte offerte anche in Europa - precisa il cfo Stefano De Angelis, citando la Germania - ma nel Vecchio continente le occasioni sono minori».
Crescono le rinnovabili e gli accumuli
A livello operativo, Enel registra un calo delle vendite, sia per l’energia elettrica (a 59,2 terawattora) sia per il gas (a 2,4 miliardi di metri cubi), e una minore potenza efficiente consolidata netta (85,8 gigawatt). Andamento opposto per l’elettrica prodotta (47,8 TWh) e distribuita (120,9 TWh). Nel mix di impianti del gruppo, le rinnovabili ricoprono il 67%, ben oltre la quota di fonti termiche (19%) o del nucleare (14%). Ancora maggiore è la percentuale di produzione a emissioni zero, oltre l’80%, in linea con l’obiettivo di lungo termine di azzerare le emissioni dirette e indirette entro il 2040. Solidi traguardi anche nei sistemi di accumulo, dove la capacità in Italia migliora del 50%, da 1,17 a 1,76 megawatt.
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