Intesa Sanpaolo, trimestre record a 2,76 miliardi di utili. Messina: “Da Generali restiamo fuori”
di Andrea GrecoMILANO – Intesa Sanpaolo chiude il suo “miglior trimestre di sempre” tra gennaio e marzo 2026, con 2,76 miliardi di euro di utile netto, in rialzo del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.
Il risultato è superiore alle attese degli analisti, a fronte di 7,15 miliardi di proventi operativi netti, in rialzo del 4,6%. Ma la banca non ha voluto ritoccare al rialzo le attese di utile d’esercizio, rimasto nell’intorno dei 10 miliardi di euro. Forse questo ha contribuito a far prevalere le vendite sull’azione dopo la notizia a Piazza Affari, dove Intesa Sanpaolo perde quasi il 2% a 5,81 euro. “Si tratta di un risultato eccezionale, ma non è nostra abitudine cambiare la guidance nel primo trimestre di qualunque anno'”, ha tagliato corto l’ad Carlo Messina, aprendo la presentazione dei conti agli analisti finanziari. “Cambiare le stime d’esercizio nel primo trimestre secondo me non è il modo giusto di gestire un'organizzazione”. Martedì la rivale Unicredit ha ritoccato al rialzo l…
MILANO – Intesa Sanpaolo chiude il suo “miglior trimestre di sempre” tra gennaio e marzo 2026, con 2,76 miliardi di euro di utile netto, in rialzo del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.
Il risultato è superiore alle attese degli analisti, a fronte di 7,15 miliardi di proventi operativi netti, in rialzo del 4,6%. Ma la banca non ha voluto ritoccare al rialzo le attese di utile d’esercizio, rimasto nell’intorno dei 10 miliardi di euro. Forse questo ha contribuito a far prevalere le vendite sull’azione dopo la notizia a Piazza Affari, dove Intesa Sanpaolo perde quasi il 2% a 5,81 euro. “Si tratta di un risultato eccezionale, ma non è nostra abitudine cambiare la guidance nel primo trimestre di qualunque anno'”, ha tagliato corto l’ad Carlo Messina, aprendo la presentazione dei conti agli analisti finanziari. “Cambiare le stime d’esercizio nel primo trimestre secondo me non è il modo giusto di gestire un'organizzazione”. Martedì la rivale Unicredit ha ritoccato al rialzo le stime 2026, da “circa 11 miliardi di euro” ad “almeno 11 miliardi”, dopo la diffusione dei conti a marzo, chiusi con 3,2 miliardi di utili (+16%).
L’ad: “Generali riguarda Delfin, Unicredit e Caltagirone, non noi”
Il banchiere romano ha anche tagliato di netto qualsiasi aspettativa sul dossier Generali, di cui molto si scrive sui media e dopo una delle prime domande a riguardo poste dagli operatori. "La mia presenza qui è solo per parlare di Generali – ha detto Messina –. Il punto è sempre lo stesso: abbiamo un modello di business basato su wealth management e protezione dei clienti, e abbiamo anche una quota di mercato in Italia che ci rende difficile fare qualunque tipo di transazione nei settori bancario e assicurativo, perché avremmo rilevanti problemi con le soglie antitrust”.
Il banchiere ha aggiunto: “In questo momento Generali ha gli stessi azionisti rilevanti degli ultimi due anni. Pur se con qualche modifica dei pesi vista nell’ultima assemblea. Delfin, Unicredit e Caltagirone hanno lo stesso approccio critico nei confronti del management della compagnia. Quindi mi pare una vicenda che dev’essere considerata da controparti diverse da noi, che tra l’altro abbiamo vincoli precisi a livello di antitrust”.
Commissioni e assicurazioni trainano i conti
Il conto economico prosegue con 3,6 miliardi di interessi netti, stabili anno su anno (+0,1%) e 2,5 miliardi di commissioni nette, in crescita del 3,1% e 476 milioni dall’attività assicurativa (+3%) euro, rispetto ai 462 milioni del primo trimestre 2025. Con costi costi operativi in leggero calo a 2,6 miliardi, il risultato della gestione operativa ammonta a 4,6 miliardi, segnando un balzo del 39,3% rispetto al quarto trimestre 2025 e del 9% rispetto al primo trimestre 2025.
Sul fronte patrimoniale, il Cet 1 ratio al 31 marzo si attesta a 13%, deducendo dal capitale la distribuzione maturata nel primo trimestre 2026 e il buyback da avviare il prossimo, o al 13,9% considerando oltre 80 centesimi di punto di beneficio derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive (Dta).
Messina: “Ai soci restituiremo 9,4 miliardi”
“In questo avvio di piano registriamo il nostro miglior risultato netto trimestrale e del primo trimestre di sempre, pari a 2,8 miliardi di euro, grazie al contributo positivo di tutte le componenti della voce ricavi e la riduzione dei costi”, commenta il consigliere delegato e ceo, Carlo Messina. “Con una delle remunerazioni per gli azionisti più elevate nel panorama bancario europeo, quest'anno restituiremo ai soci circa 9,4 miliardi di euro, considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l'atteso interim dividend di novembre”.
L’obiettivo restano i 10 miliardi di utile nel 2026
Con il primo trimestre, ricorda il banchiere, si avvia il piano d’impresa 2026-29, “concepito per conseguire una redditività (Roe) sostenibile del 20%, puntando sulla crescita delle commissioni e sullo sviluppo tecnologico”. Intanto, per l’anno in corso Ca’ de Sass prevede un utile netto a circa 10 miliardi, sostenuto dalla crescita dei ricavi – trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell'attività assicurativa – costi stabili, significativa riduzione degli accantonamenti, un aumento della tassazione (dovuto alla Legge di Bilancio italiana) e di tributi e altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo. Il payout ratio per il 2026 è visto al 95%, di cui 75% da dividendi cash e 20% da riacquisto di azioni proprie.
Sell on news sul titolo
Ma tutti i dati e i messaggi, giunti dopo diversi rialzi in Borsa, hanno materializzato un classico sell on news, difatti il mercato ha venduto subito l’azione, poi chiusa in calo del 2% a 5,81 euro contro il -0,69% dell’indice Stoxx banche.
Per Citi, che ha un buy a 7,20 euro, «il mancato rialzo degli obiettivi 2026, malgrado costi operativi e del credito migliori delle attese, non è piaciuto al mercato, perché giorni fa alcune banche rivali li avevano riformulati dopo i conti». Tra queste c’è la rivale Unicredit, che dopo utili di 3,2 miliardi a marzo ha alzato da «circa 11» ad «almeno 11 miliardi» l’obiettivo di utile netto 2026.