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Murano: “Senza raffinerie, Ue condannata”

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Il presidente dell’Unem: “Serve una strategia europea sull’energia. L’incognita sono i danni agli impianti produttivi del Golfo”
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L’Europa paga gli errori del passato. Su tutti, la carenza strutturale sul fronte della raffinazione che ora sta facendo schizzare alle stelle i prezzi di diesel e jet fuel. «Si è pensato che si potesse fare a meno delle raffinerie», dice Gianni Murano, presidente dell’Unem, l’associazione che riunisce le imprese petrolifere italiane, secondo cui ora per recuperare il terreno perso la strada è una sola: «Bisogna ripensare una strategia europea dell’Energia».

Che cosa è successo in queste settimane di guerra?

«È successo che i prezzi del petrolio, in particolare gasolio e jet, sono aumentati molto di più del valore del greggio. Questo perché soprattutto in Europa c’è una carenza strutturale di raffinazione ed è più facile trovare il greggio che il prodotto finito. E poiché il mercato sa che tu hai una carenza strutturale finisce per farti pagare più il prodotto finito».

L’Europa paga gli errori del passato. Su tutti, la carenza strutturale sul fronte della raffinazione che ora sta facendo schizzare alle stelle i prezzi di diesel e jet fuel. «Si è pensato che si potesse fare a meno delle raffinerie», dice Gianni Murano, presidente dell’Unem, l’associazione che riunisce le imprese petrolifere italiane, secondo cui ora per recuperare il terreno perso la strada è una sola: «Bisogna ripensare una strategia europea dell’Energia».

Che cosa è successo in queste settimane di guerra?

«È successo che i prezzi del petrolio, in particolare gasolio e jet, sono aumentati molto di più del valore del greggio. Questo perché soprattutto in Europa c’è una carenza strutturale di raffinazione ed è più facile trovare il greggio che il prodotto finito. E poiché il mercato sa che tu hai una carenza strutturale finisce per farti pagare più il prodotto finito».

Se l’Europa avesse avuto una capacità di raffinazione maggiore sarebbe stata in grado di assorbire meglio la crisi?

«Assolutamente sì. Basta vedere gli aumenti della benzina rispetto al gasolio. Normalmente la benzina costa più del gasolio e il gasolio costa più del jet. Qui la situazione si è esattamente rovesciata: il jet ora costa più del gasolio e il gasolio più della benzina. Perché noi siamo “corti” di gasolio e jet, visto che in Europa negli ultimi c’è stata una forte dieselizzazione, cioè un grande consumo di gasolio rispetto alla benzina».

Fare previsioni è difficile. Ma in uno scenario di fine del conflitto dopo quanto tempo osserveremmo i primi effetti positivi?

«Se consideriamo l’ipotesi di una pace reale, con la prospettiva che vengano anche tolte le sanzioni all’Iran, l’impatto sui prezzi si osserverebbe già nel giro di qualche giorno. Vedremmo i prezzi del greggio e dei carburanti tornare se non ai valori del 2025 a quelli di inizio del 2026. Però attenzione anche in questo caso c’è almeno una grande incognita di cui dobbiamo tenere conto».

Quale?

«Non sappiamo cosa è successo agli impianti industriali in medio oriente. Dei venti milioni che uscivano da Hormuz, 15 milioni era prodotto grezzo e 5 milioni era prodotto raffinato. Per capirsi, parliamo di 5 volte la produzione delle raffinerie italiane».

Consideriamo ora lo scenario opposto, nessun accordo. Cosa può succedere?

«Se guardiamo alle scorte, almeno per due-tre mesi potrebbero non presentarsi problemi ma non dimentichiamoci che prolungare questa situazione non conviene a nessuna delle due parti. Quella parte del mondo sta perdendo 2 miliardi di dollari al giorno, non ha un grande desiderio di mantenere questo stallo. Lo stesso per gli Stati Uniti, se la benzina arrivasse a 5 dollari al gallone diventerebbe un problema anche per Trump».

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