Consob, Federico Freni: “Non sono un uomo di rotture. Ma fare politica non può essere un limite”
di Giuseppe ColomboROMA - Dopo mesi di incertezza, il sottosegretario all’Economia Federico Freni si tira fuori dalla partita per la presidenza della Consob.
Perché?
“Perché” - dice in questa intervista a Repubblica - “io sono, per natura e vocazione, un costruttore di ponti. Perché sono abituato a risolvere i problemi, non certo a crearli”.
Ha preso atto del veto di Forza Italia sul suo nome?
"Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese”.
Sicuro che non è più disponibile?
“Non si tratta di essere o di non essere disponibili”.
E di cosa allora?
“Insisto: chi fa il mio mestiere deve avere ben chiaro in ogni momento quale sia il proprio dovere istituzionale, perché il teatro e la vita non sono la stessa cosa”.
È una citazione di un’ opera?
"Ce…
ROMA - Dopo mesi di incertezza, il sottosegretario all’Economia Federico Freni si tira fuori dalla partita per la presidenza della Consob.
Perché?
“Perché” - dice in questa intervista a Repubblica - “io sono, per natura e vocazione, un costruttore di ponti. Perché sono abituato a risolvere i problemi, non certo a crearli”.
Ha preso atto del veto di Forza Italia sul suo nome?
"Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese”.
Sicuro che non è più disponibile?
“Non si tratta di essere o di non essere disponibili”.
E di cosa allora?
“Insisto: chi fa il mio mestiere deve avere ben chiaro in ogni momento quale sia il proprio dovere istituzionale, perché il teatro e la vita non sono la stessa cosa”.
È una citazione di un’ opera?
"Certo”.
Quindi?
"Quindi ringrazio tutte le istanze istituzionali e politiche di alto profilo che hanno pensato a me quale possibile presidente della Consob, ma non sono e non voglio essere un elemento di divisione”.
Tajani però l’aveva detto da subito: no a un politico alla Consob.
"Mi ricorda molto un senhal, lo schermo dietro cui si celava la donna amata nella poesia provenzale. Ma a questo punto per me è una questione di dignità. E aggiungo: mi dispiace che fare politica possa essere considerato un limite”.
In che senso?
"La bussola di uno Stato è il suo ordinamento. Quando, come in questo caso, le regole sono chiare e i precedenti consolidati, la discussione si può solo spostare dal diritto alle opinioni”.
Ha comunicato la sua scelta alla premier?
“Certamente. Nelle scorse ore ho informato lei, il ministro Giorgetti e Matteo Salvini”.
Cosa le ha risposto la presidente del Consiglio?
“Ha preso atto della mia decisione. Avevo, ho e avrò sempre la massima stima per la presidente del Consiglio. Sono parte di una squadra e giocherò sempre per la squadra".
Forza Italia avrebbe osteggiato lei perché vorrebbe Federico Cornelli, attuale commissario Consob, come presidente.
"Ho la buona abitudine di non parlare mai di chi parla troppo di me. Non farò un’eccezione stavolta”.
C'è anche una questione di opportunità. Lei è stato tra gli autori delle nuove regole del mercato e, da un giorno all'altro, sarebbe passato da giocatore ad arbitro. Non le sembra, appunto, inopportuno?
“Il concetto di opportunità, in uno Stato di diritto, va ricondotto dentro il perimetro della legge. Non è un caso che la nomina del presidente della Consob sia una prerogativa del governo che, per definizione, è espressione di una maggioranza che ha una legittimazione politica, perché politica è la natura del mandato che i cittadini affidano ai partiti attraverso il voto. Ma torniamo sempre alla dignità della politica”.
Va bene la legge, ma le questioni di opportunità sono un'altra cosa.
"È giusto che esista perché la politica è anche etica e responsabilità. In questo caso, tuttavia, non vedo elementi che possano essere ricondotti a quella dimensione. Le nuove regole del mercato non sono state calate dall'alto o scritte in stanze segrete: sono il risultato di due anni di lavoro e di un percorso aperto, trasparente e condiviso”.
Quanto trasparente e condiviso?
"Forse qualcuno si è troppo appassionato a complotti e concerti. La realtà, però, è molto più lineare. Potrei citare decine e decine di riunioni del tavolo sulla riforma del Tuf, alle quali hanno partecipato operatori di mercato, associazioni di categoria, tecnici, professori universitari. Tutti hanno offerto il loro contributo, alla luce del sole”.
E quindi non vede rischi?
"Come detto il processo di riforma del mercato finanziario è stato improntato alla massima trasparenza e alla più ampia partecipazione. Mi pare un dato obiettivo, non un’opinione”.
Lei ora che farà?
"Credo prenderò un tè”.