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Equo compenso, Lasorella: “Fatta chiarezza, così usciamo da un limbo. Altri Paesi possono emularci”

Giacomo Lasorella, presidente AgCom 

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Il presidente dell’authority: “Abbiamo confronti aperti con le piattaforme digitali, ora li possiamo chiudere nel senso indicato dalla Ue. Sentenza importante: il lavoro dei giornalisti è un pilastro della democrazia e genera anche un valore economico che va ripartito”
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ROMA – Giacomo Lasorella, presidente dell’AgCom, quali sono le implicazioni più forti di questa sentenza della Corte di Giustizia Ue?

«Ribadisce con forza che il lavoro dei giornalisti ha un grande peso. È un pilastro fondante della democrazia e genera anche un valore economico, che deve essere condiviso, ripartito, con assoluta equità».

Condiviso tra chi, concretamente?

«Il valore può anche andare, in parte, alle grandi piattaforme digitali che veicolano i contenuti giornalistici in Rete. Ma i ricavi vanno assegnati agli editori e alle redazioni stesse, in ragione delle loro proprietà intellettuale e del diritto d’autore. Internet deve rispettare ogni editore e ogni singolo giornalista».

Il Garante italiano, l’AgCom, si toglie una bella soddisfazione. Avete battuto Meta 3 a 0. Il vostro regolamento sull’equo compenso è del tutto legittimo.

«Noi non giochiamo un campionato di calcio o pallavolo. Noi siamo un’Autorità di garanzia che non può essere animata da un furore agonistico. Cert…

ROMA – Giacomo Lasorella, presidente dell’AgCom, quali sono le implicazioni più forti di questa sentenza della Corte di Giustizia Ue?

«Ribadisce con forza che il lavoro dei giornalisti ha un grande peso. È un pilastro fondante della democrazia e genera anche un valore economico, che deve essere condiviso, ripartito, con assoluta equità».

Condiviso tra chi, concretamente?

«Il valore può anche andare, in parte, alle grandi piattaforme digitali che veicolano i contenuti giornalistici in Rete. Ma i ricavi vanno assegnati agli editori e alle redazioni stesse, in ragione delle loro proprietà intellettuale e del diritto d’autore. Internet deve rispettare ogni editore e ogni singolo giornalista».

Il Garante italiano, l’AgCom, si toglie una bella soddisfazione. Avete battuto Meta 3 a 0. Il vostro regolamento sull’equo compenso è del tutto legittimo.

«Noi non giochiamo un campionato di calcio o pallavolo. Noi siamo un’Autorità di garanzia che non può essere animata da un furore agonistico. Certo, la sentenza della Corte Ue dà piena legittimazione al nostro regolamento che dunque potrà essere emulato, nella sua logica e nei contenuti, da altri Paesi».

Sono convinto che alcune Nazioni guarderanno con attenzione alle nostre soluzioni normative che superano a pieni voti il severo esame dell’Europa

Farete da apripista?

«Ci sono molte Nazioni che cercano di garantire un equo compenso agli editori e alle redazioni. Pensiamo soltanto alla Francia o al Belgio. Sono convinto che guarderanno con attenzione alle nostre soluzioni normative che superano a pieni voti il severo esame dell’Europa».

La Corte di Giustizia Ue stabilisce che le piattaforme online sono tenute a condividere i dati necessari per calcolare l’entità dell’equo compenso.

«È un principio importante».

Le piattaforme digitali vi hanno mai negato questi dati, che peraltro soltanto loro detengono?

«Non tutte, certo, ma alcune lo hanno fatto, non lo nego. E con grande ostinazione».

La legge italiana ci attribuisce il potere di comminare delle sanzioni. Ma noi, in prima battuta, abbiamo preferito non affondare il colpo

Voi come avete reagito?

«La legge italiana ci attribuisce il potere di comminare delle sanzioni. Ma noi, in prima battuta, abbiamo preferito non affondare il colpo».

Perché?

«Davanti alla Corte di Giustizia Ue pendeva questo giudizio delicatissimo. Abbiamo scelto di aspettare che i giudici europei riconoscessero al nostro regolamento sull’equo compenso una patente di legittimità e piena applicabilità».

Ribadiremo alle piattaforme digitali che sono tenute a condividere i dati. Devono farlo con gli editori nel corso di trattative che vanno condotte con totale lealtà

E adesso?

«Adesso noi ribadiremo alle piattaforme digitali che sono tenute a condividere i dati. Devono farlo con gli editori nel corso di trattative sull’equo compenso che vanno condotte con totale lealtà. Quando necessario, dovranno condividere i dati anche con noi».

Se arrivassero altre resistenze?

«Se i commissari AgCom saranno d’accordo come mi auguro, allora ci faremo sentire. Eravamo in un limbo, ora ne siamo usciti».

In un limbo, perché?

«Sul nostro tavolo abbiamo molti confronti aperti e sospesi con le piattaforme digitali sull’equo compenso. Adesso andranno chiusi nel senso che la Corte autorevolmente indica».

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