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Consob, Freni si ritira dalla corsa. Nuovo scontro nella maggioranza

(ansa)

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A pesare è il veto di Tajani. Meloni non vuole andare contro il suo vice e allontana lo spettro di un rimpasto di sottogoverno. L’ira della Lega: non voteremo mai un candidato forzista
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ROMA - Dopo quattro mesi di battibecchi e veti dentro la maggioranza sul suo nome, il sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni si ritira dalla partita per la presidenza della Consob. Era in pole. Il favorito, a tal punto che il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti, a metà gennaio, aveva presentato la sua candidatura al Consiglio dei ministri. Ma Antonio Tajani aveva fermato tutto. Così: mai un politico alla guida dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari.

Il passo indietro di Freni matura da questo no. Dalla contrarietà, rilanciata e rafforzata, che il leader di Forza Italia ha condiviso nelle scorse ore con i parlamentari azzurri più fidati. Con il Cdm per la nomina in vista, il messaggio era indirizzato sopratt…

ROMA - Dopo quattro mesi di battibecchi e veti dentro la maggioranza sul suo nome, il sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni si ritira dalla partita per la presidenza della Consob. Era in pole. Il favorito, a tal punto che il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti, a metà gennaio, aveva presentato la sua candidatura al Consiglio dei ministri. Ma Antonio Tajani aveva fermato tutto. Così: mai un politico alla guida dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari.

Il passo indietro di Freni matura da questo no. Dalla contrarietà, rilanciata e rafforzata, che il leader di Forza Italia ha condiviso nelle scorse ore con i parlamentari azzurri più fidati. Con il Cdm per la nomina in vista, il messaggio era indirizzato soprattutto a Giorgia Meloni.

E così, annusata l’aria, il sottosegretario al Mef ha deciso di tirarsi fuori. Il primo contatto è con la premier. Uno scambio di messaggi che lei chiude così: «Non si ci sono le condizioni» per procedere. Matteo Salvini prova a rilanciare. Chiama Meloni e insiste su Freni. Ma la presidente del Consiglio spiega che il veto di Tajani è invalicabile. Perché - è il ragionamento - il governo ha già troppe grane da smaltire. Troppe e tutte ravvicinate. Il riferimento è al caso Giuli. Aprire un altro fronte, andando contro il vicepremier di FI - aggiunge - sarebbe un boomerang, l’ennesimo episodio di un governo sfilacciato e litigioso. Per non parlare del rimpasto tra i sottosegretari che, inevitabilmente, scatterebbe con l’uscita di Freni dal Mef. Anche questo da evitare.

Ma il leader della Lega ribolle. A margine del question time alla Camera, respinge le domande dei cronisti: «Oggi non parlo, non ho voglia». Poi affida al partito un “off” per rivendicare il gesto di Freni che, scrivono fonti del Carroccio, «da persona di grande responsabilità ed elevato senso istituzionale ha preso atto della situazione e ha scelto di sfilarsi dimostrando di non voler creare problemi al governo, all’Authority e al Paese». Giorgetti prova a stemperare la tensione: «Sono decisioni sue, io – sottolinea – sono contento così almeno rimane a lavorare con noi». Ma Salvini tiene il punto.

La linea che a sera trapela dai leghisti è netta. Recita così: non accetteremo mai un candidato di Forza Italia. Quindi no a Federico Cornelli, il commissario Consob che gli azzurri vorrebbero promuovere a presidente. E che nelle ultime ore hanno rilanciato nelle chat in cui è già scattato il totonomi, dopo aver festeggiato «la vittoria della linea di Tajani». Anche se non tutti sono d’accordo. Alcuni parlamentari forzisti puntavano su Freni e nelle stesse chat hanno scritto che la famiglia Berlusconi era favorevole alla sua candidatura.

La palla passa adesso a Meloni. La premier pensa a un tecnico. Tra i nomi c’è anche quello di Donato Masciandaro, consulente di Giorgetti. Ma Salvini non vuole restare a bocca asciutta. Lo scambio Consob-Antitrust, tra Lega e FI, è saltato. Prima ancora dei nomi, la premier cerca uno schema. E la colla per provare a chiudere un’altra crepa che si è aperta nel governo.

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