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Sfida Ferretti all’ultimo atto, Kkgc invoca il golden power

Il varo di uno yacht

 

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Oggi la conta dei voti in assemblea, ma il colosso cinese WeichaI è in vantaggio
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MILANO – Alla vigilia dell’assemblea per decidere il futuro di Ferretti, contesa dalla Kkgc dell’imprenditore ceco Karel Komárek e dallo storico azionista Weichai, il colosso cinese padrone del 39,6% del capitale sarebbe in vantaggio. Oggi si saprà l’esito definitivo, ma la lista Komárek – che schiera in campo l’attuale ad Alberto Galassi – non avrebbe raggiunto la maggioranza dei voti necessaria a eleggere otto consiglieri su nove, nonostante l’appoggio di Iss e Glass Lewis.

Nuovi soci cinesi a supporto della stabilità

Nell’azionariato di Ferretti sarebbe infatti spuntata Bank of China (con l’1,98%) e avrebbe arrotondato la sua partecipazione anche la cinese AdTech Advanced Technologies (accreditata al 2,8%). Da notare che Kkcg, che aveva lanciato un’offerta parziale lo scorso gennaio, alzando anche il prezzo a 3,9 euro per ogni azione (salendo dal 15 al 23,23% del capitale), solo lunedì scorso ha deciso di scrivere al governo per sollecitare un intervento ai sensi del golden power…

MILANO – Alla vigilia dell’assemblea per decidere il futuro di Ferretti, contesa dalla Kkgc dell’imprenditore ceco Karel Komárek e dallo storico azionista Weichai, il colosso cinese padrone del 39,6% del capitale sarebbe in vantaggio. Oggi si saprà l’esito definitivo, ma la lista Komárek – che schiera in campo l’attuale ad Alberto Galassi – non avrebbe raggiunto la maggioranza dei voti necessaria a eleggere otto consiglieri su nove, nonostante l’appoggio di Iss e Glass Lewis.

Nuovi soci cinesi a supporto della stabilità

Nell’azionariato di Ferretti sarebbe infatti spuntata Bank of China (con l’1,98%) e avrebbe arrotondato la sua partecipazione anche la cinese AdTech Advanced Technologies (accreditata al 2,8%). Da notare che Kkcg, che aveva lanciato un’offerta parziale lo scorso gennaio, alzando anche il prezzo a 3,9 euro per ogni azione (salendo dal 15 al 23,23% del capitale), solo lunedì scorso ha deciso di scrivere al governo per sollecitare un intervento ai sensi del golden power, sottolineando la «natura strategica dell’azienda», con il gruppo Weichai che «avrebbe posto in essere condotte volte a favorire il trasferimento di tecnologie, competenze industriali e know how strategico verso ecosistemi produttivi extraeuropei». Inoltre, secondo Komárek, il colosso cinese avrebbe raccolto una «partecipazione aggregata nell’ordine del 45-46%» del capitale grazie al sostegno di altre istituzioni amiche, come Bank of China.

Komarek scrive al governo e invoca il golden power

Weichai ha rilevato Ferretti nel 2012 risanandola dalla crisi e affidando il timone in continuità a Galassi, che oggi invece è il candidato ad della lista Komárek. E dopo una iniziale quotazione a Hong Kong nel 2022, Weichai ha acconsentito a un double listing a Piazza Affari nel 2023, riducendo la propria partecipazione in Ferretti dal 63,75 al 36,6%, per risalire adesso – nei limiti del 3% concessi dalla legge – proprio a causa dell’Opa parziale promossa da Kkgc. Nell’agosto 2024, infine, il cda di Ferretti all’unanimità (e quindi con il voto favorevole di Weichai), ha deciso di mettere in vendita Ferretti Security Division, la divisione nel settore della difesa, quella più sensibile ai temi del golden power.— s.b.

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