La delusione dei cervelli in fuga: il governo non aumenta i bonus per chi rientra
di Rosaria AmatoROMA – Un crollo dell’80% dei “rientri” di cervelli nel 2024, quando è entrato in vigore un regime fiscale meno favorevole per i lavoratori italiani che scelgono di rimpatriare. A calcolare il dato la fondazione Controesodo, basandosi sull’ultimo report pubblicato dal Mef sulle dichiarazioni dei redditi. Nello stesso anno, un balzo del 38% delle partenze dall’Italia per motivi di lavoro, tasso che per i giovani tra i 18 e i 34 anni sale al 47,9%, rileva la Fondazione Migrantes. Numeri allarmanti che forse avrebbero dovuto indurre il governo a tornare alle norme più favorevoli che, fino al 2023, avevano spinto molti giovani laureati a tornare. Ma tutti gli emendamenti presentati in sede di conversione al decreto fiscale dai senatori di ogni gruppo politico si sono infranti contro la barriera di un no nettissimo opposto dal governo.
ROMA – Un crollo dell’80% dei “rientri” di cervelli nel 2024, quando è entrato in vigore un regime fiscale meno favorevole per i lavoratori italiani che scelgono di rimpatriare. A calcolare il dato la fondazione Controesodo, basandosi sull’ultimo report pubblicato dal Mef sulle dichiarazioni dei redditi. Nello stesso anno, un balzo del 38% delle partenze dall’Italia per motivi di lavoro, tasso che per i giovani tra i 18 e i 34 anni sale al 47,9%, rileva la Fondazione Migrantes. Numeri allarmanti che forse avrebbero dovuto indurre il governo a tornare alle norme più favorevoli che, fino al 2023, avevano spinto molti giovani laureati a tornare. Ma tutti gli emendamenti presentati in sede di conversione al decreto fiscale dai senatori di ogni gruppo politico si sono infranti contro la barriera di un no nettissimo opposto dal governo.
La ragione opposta è quella di «evitare asimmetrie di trattamento tributario tra i diversi soggetti rientranti in Italia». A nulla è servito che i senatori, da Cristina Tajani (Pd) a Fausto Ostomarso (FdI) facessero notare che comunque in Italia ci sono già delle asimmetrie, anche più evidenti, a favore dei neo residenti ad alto reddito, e che «il flusso dei reimpatriati con alte competenze si è interrotto proprio in ragione delle revisioni apportate dal governo». «Ormai la possibilità di far passare gli emendamenti al decreto fiscale è sfumata, perché alla Camera si chiuderà con il voto di fiducia». spiega Francesco Rossi, presidente e fondatore dell’associazione Controesodo. «L’Italia a causa dei mancati rientri sta perdendo un miliardo di contributi Inps l’anno, per non parlare dei lavoratori mancanti in settori cruciali, come quello delle professioni sanitarie», aggiunge Rossi.
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A scoraggiare i mancati rientri, spiega, non è solo la riduzione della detassazione, ma soprattutto il dimezzamento del periodo di godimento del beneficio fiscale. Per esempio nel caso in cui i professionisti rientrati decidessero di acquistare una casa, o di far venire in Italia anche i figli, il periodo passava da 5 a 10 anni. Una richiesta di privilegi? Niente affatto, spiegano i diretti interessati: chi sceglie di rientrare in Italia di solito subisce una significativa decurtazione in termini di reddito.