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Un ponte tra Europa e Golfo: al forum della cooperazione i leader cercano soluzioni

Kristalina Georgieva 

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Antenna Group e Atlantic Council portano in Grecia capi di Stato e di governo e i vertici di Bce e Fmi: ridisegnare la mappa delle relazioni nel mondo in guerra
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PYLOS – A poche ore di aereo a Nord-Est da qui, pacifica costa del Peloponneso, i droni russi sull’Ucraina. A poche ore di volo nella direzione opposta, verso il Golfo, missili, allarmi e schermaglie che colpiscono vite e minacciano lo Stretto di Hormuz, le rotte dell’energia, i commerci globali.

È in questa geografia, ormai ridotta e ristretta dai conflitti, dove l’Europa e il Golfo non sono più due quadranti separati ma due estremità della stessa crisi, che parte l’Europe Gulf Forum.

Uno spazio di confronto e di decisione che nasce da un’iniziativa di Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group ed editore di Repubblica, che del Forum è media partner in esclusiva per l’Italia, assieme all’Atlantic Council guidato da Frederick Kemper, e che raduna per la prima volta nella stessa sala molti tra i protagonisti di questi mesi convulsi.

A porte chiuse

A Costa Navarino arrivano così 23 tra capi di Stato e di governo, vertici di organizzazioni internazionali e decisori, per un confronto …

PYLOS – A poche ore di aereo a Nord-Est da qui, pacifica costa del Peloponneso, i droni russi sull’Ucraina. A poche ore di volo nella direzione opposta, verso il Golfo, missili, allarmi e schermaglie che colpiscono vite e minacciano lo Stretto di Hormuz, le rotte dell’energia, i commerci globali.

È in questa geografia, ormai ridotta e ristretta dai conflitti, dove l’Europa e il Golfo non sono più due quadranti separati ma due estremità della stessa crisi, che parte l’Europe Gulf Forum.

Uno spazio di confronto e di decisione che nasce da un’iniziativa di Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group ed editore di Repubblica, che del Forum è media partner in esclusiva per l’Italia, assieme all’Atlantic Council guidato da Frederick Kemper, e che raduna per la prima volta nella stessa sala molti tra i protagonisti di questi mesi convulsi.

A porte chiuse

A Costa Navarino arrivano così 23 tra capi di Stato e di governo, vertici di organizzazioni internazionali e decisori, per un confronto a porte chiuse. Ci sono, tra gli altri, il premier greco Kyriakos Mitsotakis, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, il presidente finlandese Alexander Stubb, la direttrice generale del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, il vicepremier britannico David Lammy e Tony Blair, ex inquilino di Downing Street, nonché advisor del Forum.

Anche dal Golfo una rappresentanza di primo piano: ci sono, tra gli altri, il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani; il primo ministro del Kuwait, Ahmad Abdullah Al-Ahmad Al; il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud.

La formula è volutamente ristretta: discussioni franche, approfondite, con l’obiettivo dichiarato di non restare un luogo di dibattito, ma di diventare anche uno spazio di decisione e una piattaforma permanente. Per questo il Forum si prepara a una nuova tappa, già a settembre, con ogni probabilità negli Stati Uniti.

Un’urgenza diversa

Con la guerra che oppone Usa e Israele all’Iran e riverbera i suoi effetti innanzitutto sui Paesi più vicini e poi sul mondo intero, l’iniziativa che era stata annunciata a settembre scorso da Kyriakou e dall’Atlantic Council a New York, a margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite, assume un’urgenza diversa: costruire un ponte tra Europa e Golfo prima che le crisi, militari e industriali insieme, decidano al posto della politica.

«Il Gcc, il Consiglio generale dei Paesi del Golfo – dice ad esempio il suo segretario generale Jasem Mohamed Al-Budaiwi - non è parte di questa guerra, non prende parte e non sceglie un campo», rivendicando la scelta di restare «Paesi che amano la pace» e vogliono preservare decenni di crescita, Ma la neutralità, sempre più difficile, non significa immobilità.

Per Al-Budaiwi si deve accelerare così su rotte alternative per l’energia, nuovi oleodotti e gasdotti, protezione delle infrastrutture, sicurezza dell’acqua. Con uno sguardo che arriva da altre latitudini, il vicepremier britannico Lammy definisce Europa e Golfo «economie di media potenza che, insieme, possono avere un peso molto maggiore, visto che ci sono molte circostanze che spingono a partnership».

Coalizioni più pratiche

È una formula sobria, ma fotografa il punto politico: tra superpotenze che si affrontano e organismi multilaterali che perdono spazio e peso, si apre uno spazio per coalizioni più pratiche. Nelle sessioni del Forum, l’energia resta il capitolo più immediato, perché ogni tensione nel Golfo si riflette sui prezzi e sulla fiducia delle imprese.

Ma subito dopo vengono le supply chain globali e la tecnologia, declinata nei suoi usi civili e, inevitabilmente, militari. La posta economica in gioco la riassume in modo netto Georgieva. Intervistata da Antenna, la direttrice del Fmi avverte che «nel nostro scenario peggiore tra un anno il mondo sarà in recessione».

È una frase che spiega perché il Forum non vuole limitarsi alla liturgia dei panel. Se c’è un interesse comune tra Europa e Golfo e quello di trovare margini di sicurezza in un mondo dove i conflitti regionali hanno effetti sempre più globali.

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